Pag 11: Natale
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La risposta solidale della città di Trento

Emergenza freddo

“A Trento circa 200 persone vivono sulla strada: a volte sono invisibili, un po’ perché non le si vuol vedere, un po’ perché si rendono tali...”.

Parole chiave: società (1078), emergenza freddo (8), Fondazione Comunità Solidale (12), solidarietà (955), senza dimora (82)

Il Natale di chi vive il freddo della strada, il lavoro della Fondazione Comunità Solidale, l'appello a non appellarsi alla sicurezza in maniera strumentale

- Con il freddo si moltiplicano i problemi per i senza dimora. - 2009 -

- Con il freddo si moltiplicano i problemi per i senza dimora. - 2009 -

La neve, arrivata in Trentino dalla serata di lunedì 21 dicembre, ha almeno un po’ spezzato il freddo intenso dei giorni precedenti. Il Comune di Trento, in sintonia con l’Assessorato alla Sanità della Provincia, aveva messo a punto ancora a settembre un piano per fronteggiare l’emergenza invernale. Così, ai 41 posti disponibili tutto l’anno della Casa d’accoglienza “Mons. Bonomelli”, se ne sono aggiunti per questo periodo altri 18, che vanno a loro volta ad assommarsi ai 23 gestiti dai Frati Cappuccini nell’ex mobilificio Piffer, a Trento nord, ai 14 della Casa “Briamasco” e ai 10, gestiti dalla Cooperativa Punto d’Incontro presso la Casa Crosina Sartori di Belvedere di Ravina.

“A Trento circa 200 persone vivono sulla strada – spiega Cristian Gatti, direttore della Fondazione diocesana Comunità Solidale -: a volte sono invisibili, un po’ perché non le si vuol vedere, un po’ perché si rendono tali, trovando rifugio nel capannone di qualche fabbrica abbandonata”.

Il rigore delle temperature ha spinto sabato scorso l’assessore alle Politiche sociali del Comune capoluogo, Violetta Plotegher, a rivolgersi al vicario generale, mons. Lauro Tisi, nella ricerca di altri locali nei quali ospitare i senza tetto.

“Grazie alla disponibilità fattiva dei seminaristi – racconta don Tisi – nel giro di poco più di un’ora siamo riusciti ad aggiungere altri 8 posti letto a Casa “Briamasco”; soprattutto, a Villa S. Nicolò, nei pressi di Ravina, i padri Camilliani hanno aperto la porta ad una decina di persone, che vi resteranno fino all’Epifania”.

Trento - Cristian Gatti, direttore della Fondazione diocesana Comunità Solidale. - 21/12/2009

Trento - Cristian Gatti, direttore della Fondazione diocesana Comunità Solidale. - 21/12/2009

La Fondazione mantiene un ruolo di regia, o – come preferisce dire Gatti – di sentinella: “La nostra opera si muove in sintonia ed in collaborazione con altre realtà; più che gestire da soli queste situazioni, intendiamo contribuire a dare loro voce, forti del lavoro che i nostri operatori svolgono durante l’arco di tutto l’anno”.

L’Unità di Strada della Fondazione è presente, infatti, in maniera sistematica nei luoghi di maggiore difficoltà della città: “Dobbiamo superare la tentazione strumentale di affrontare la strada in termini di sicurezza – aggiunge il direttore -: davanti abbiamo persone, che spesso domandano innanzitutto uno sguardo accogliente”.

Sulla strada, dicono i volontari, ci sono stranieri, molti dei quali vi sono ritornati dopo aver perso il posto di lavoro ed essersi visti costretti a rimpatriare le famiglie; ma ci sono anche trentini: accanto agli emarginati di ieri, i nuovi poveri, frutto della crisi economica o di una rottura familiare.

La diocesi, a fronte della rilevanza del disagio, sta valutando altre ipotesi per arrivare nel breve periodo a mettere a disposizione una nuova struttura d’accoglienza.

“Per chi ha perso tutto – riprende Cristian Gatti – le feste natalizie sono attraversate da una solitudine ancora più triste. Tornano alla mente gli affetti perduti e le occasioni sfumate: per questo cerchiamo che possano avvertire il dono gratuito di una presenza, che si rende disponibile con semplicità”.

Sul Trentino che si appresta a vivere giorni da tutto esaurito arriva la conclusione del direttore della Fondazione: “La soddisfazione per il volano costituito dal turismo non ci faccia cadere nell’illusione di essere un’isola felice, ma ci aiuti a moltiplicare le possibilità di incontro con gli altri, restituendoci ad una capacità di accoglienza solidale”.

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