Dalle Chiese d'Asia e d'Oriente l'impegno a realizzare nella “comunità di fede mondiale” l'Agàpe e cioè l'Alternativa globale ambiente, pace, economia. Partendo da stili di vita alternativi.

Le Chiese dell'Asia e dell'Oceania, riunite a Chang Mai, in Thailandia dal 2 al 6 novembre dell'anno appena trascorso hanno fatto dell'“Agàpe”, termine greco per dire amore di donazione, una sigla che significa “Alternativa globale ambiente, pace,...

Le Chiese dell'Asia e dell'Oceania, riunite a Chang Mai, in Thailandia dal 2 al 6 novembre dell'anno appena trascorso hanno fatto dell'“Agàpe”, termine greco per dire amore di donazione, una sigla che significa “Alternativa globale ambiente, pace, economia”. Alternativa a che cosa? Lo dicono esplicitamente nel loro documento finale: al sistema neoliberista di creazione e accumulazione di ricchezza che ha prodotto in Asia povertà e “debiti sociali ed ecologici verso la Madre Terra, verso gli impoveriti, popoli indigeni e donne”.

Contemporaneamente, dal 2 al 4 novembre, c'è stato un raduno presso il castello di Windsor in Inghilterra di leader di diverse denominazioni cristiane, dell'islam, dell'ebraismo, del buddhismo, dell'induismo e di altre tradizioni religiose, convocati dal principe Filippo di Edimburgo e dal segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, che hanno assunto impegni specifici di educare i propri fedeli a prendersi cura della natura proteggendola per il bene delle generazioni future.

E ancora. E' del 6 novembre la lettera congiunta della Conferenza delle Chiese europee (Kek) e del Consiglio delle Conferenze episcopali d'Europa (Ccee) ai propri fedeli per invitarli a modificare i propri stili di vita onde prevenire ogni forma di abuso dei doni di Dio nella Creazione, riducendo la dipendenza del crescente consumo di energia, specie di quella ricavata da prodotti di origine fossile. E per far letteralmente risuonare in tutto il mondo questi impegni si invitavano le singole comunità ad indire per la domenica 13 dicembre, in concomitanza con il vertice di Copenaghen, momenti di preghiera e a far suonare alle ore 15 rispettando il fuso orario 350 rintocchi delle proprie campane. Un'onda di suoni che partendo dalle isole Fiji ha attraversato l'Asia, l'Europa e le Americhe.

Merita soffermarsi sulle riflessioni di Chang Mai, che ha prodotto “Agàpe” per cogliere elementi di analisi e momenti di autentica macroecumenismo, vale a dire di dialogo con tutte le religioni. Nella dichiarazione finale si dice di aver “ascoltato con un peso sul cuore”: storie di lavoratori immigrati birmani in fuga dall'oppressione; di decine di migliaia di agricoltori suicidi in India; di donne finite nei traffici della prostituzione. E tutte queste storie causate dall'economia globale. E ancora: storie di persone emigrate a causa dell'aumento del livello delle acque e di popoli indigeni privati delle loro terre ancestrali da imprese minerarie e dalla costruzione di enormi dighe. E pure storie di persone di Chiesa uccise nelle Filippine per la lotta in difesa dell'ecologia.

Si sentenzia con linguaggio provocatoriamente teologico che “è con la fede assoluta nel libero mercato, con il culto della ricchezza e dei beni materiali, con il vangelo del consumismo che gli esseri umani hanno sfruttato le proprie sorelle e i propri fratelli e hanno saccheggiato la loro unica casa”.

I cristiani di Asia e di Oceania dicono di aver anche imparato dai loro popoli il legame delle persone con le terre e gli oceani e parlano di “Madre Acqua, Fratello Canguro e Cugino Albero”. Ed hanno pure imparato la “via di mezzo” dal buddhismo, la non violenza dall'induismo e l'imperativo di combattere l'oppressione dall'islam.

Da tutto questo nasce l'impegno a realizzare nella “comunità di fede mondiale” l'Agàpe e cioè l'Alternativa globale ambiente, pace, economia. Partendo da stili di vita alternativi che promuovono “comunità sostenibili” con la pratica di un consumo biosostenibile.

Sono state tentate vie di ecumenismo tra tutte le Chiese cristiane con colloqui teologici e pure vie di macroecumenismo con tutte le religioni con momenti di preghiera comune con risultati apprezzabili ma poco incisivi. E se la via, segno del tempo, fosse l'ecologia?

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