Di anno in anno, sempre più sentita, si celebra anche nelle parrocchie trentine domenica 17 gennaio la Giornata Mondiale delle Migrazioni. Per il 2010 si concentra sulla figura del minore...

Rosarno - Manifestazione di stranieri contro il razzismo. - 2010 - Sir Di anno in anno, sempre più sentita, si celebra anche nelle...

Rosarno - Manifestazione di stranieri contro il razzismo. - 2010 - Sir

Di anno in anno, sempre più sentita, si celebra anche nelle parrocchie trentine domenica 17 gennaio la Giornata Mondiale delle Migrazioni. Per il 2010 si concentra sulla figura del minore al quale la Fondazione Migrantes ha aggiunto lo slogan “una speranza per il futuro”. L’immagine scelta per il manifesto è quella di un bambino dentro una casa al riparo dalle intemperie.

Per i minori migranti – spiega l’autore delmanifesto Miche Bozzetti - il passato e il presente sono come “una fredda giornata di pioggia violenta che li travolge”, come si intravede nel manifesto: “solo un rifugio,un tetto sotto il quale ripararsi, un segno di accoglienza, può far tornare il sorriso al bambino, nella speranza chela nostra pioggia, quella ‘dei grandi’,non impedisca a loro di vivere il proprio futuro”.

Il tema – spiega il presidente della Commissione Cei per le Migrazionie della Fondazione Migrantes, mons. Bruno Schettino in un intervento sull'agenzia SIR, “non è tra i più facili da analizzare, perché la realtà dei minori è tema delicato e complesso ed implica una attenta analisi del problema globale. L’immigrazione degli adulti è più studiata, più analizzata sia dal punto di vista di fenomeno in sé, che di legislazione, sia dal punto di vista di accoglienza, che di integrazione. Tutta una letteratura, tutta una casistica giuridica, anche attraverso l’uso dell’analogia, come della legislazione in sé hanno molto parlato dell’immigrazione degli adulti, meno dei minori”. Per il presule il minore è “persona umana, giuridica piena di rispetto e di valore in sé. La sua tenera età minore ed adolescenziale implica maggiore valore e considerazione per i risvolti che interagiscono tra famiglia, educazione, ruolo dei genitori, progetto culturale, crescita umana e sociale del minore, ambiente di provenienza, luogo di accoglienza”. Mons. Schettino cita il tema della cittadinanza , un argomento al centro nelle scorse settimane e anche in queste ore del dibattito politico: “in forza del principio dello Ius sanguinis occorre attendere la maggiore età per dichiarare la propria volontà di acquisire la cittadinanza italiana. Questa attesa spinge molti giovani, figli di genitori stranieri, a vivere una sofferta ambivalenza. Da una parte si sentono italiani a tutti gli effetti a motivo degli studi intrapresi, per il processo di inculturazione e nello stesso momento sono cittadini stranieri. È questa una sorta di sperequazione nei confronti dei giovani che hanno ascendenti italiani, che hanno possibilità di optare per la cittadinanza italiana. È anche per il numero considerevole in cui si trovano giovani studenti, senza cittadinanza italiana, che il problema reclama una forte rifl essione e una determinazione a livello di legislazione che riconosca il problema”. Questo – è l’opinione di Schettino - rivela “il limite del principio dello Ius sanguinis, anche se è molto valido nella ordinarietà del problema. Il contesto sociale è profondamente cambiato, per cui occorre ripensare di adottare anche il principio dello Ius soli, che riconosca il dato di fatto, che il contesto migratorio ha cambiato l’assetto demografico. Ai vecchi fl ussi in uscita dall’Italia si sono sostituiti i nuovi fl ussi di immigrati”.

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