Oltre l'emergenza freddo, la risposta della diocesi di Trento ai bisogni emergenti: alla “Casa del Clero” un approdo per chi si trova momentaneamente in difficoltà, a “Casa Briamasco” altri 23 posti fino a marzo.

Trento - Momento di accoglienza e convivialità a "Casa Briamasco". - 12/01/2010 - Gianni Zotta Naviganti in cerca d'appro...

Trento - Momento di accoglienza e convivialità a "Casa Briamasco". - 12/01/2010 - Gianni Zotta

Naviganti in cerca d'approdo, cittadini italiani e stranieri, regolari e irregolari, persone che le vicende della vita hanno spinto ad un'esistenza precaria, sulla strada, senza punti di riferimento, trovano da gennaio una risposta in più ai loro molteplici bisogni, oltre a quelle che i servizi pubblici e la generosità del volontariato già offrono nella città di Trento.

Da pochi giorni, un piano, per ora, dell'edificio che in città è conosciuto come la “Casa del clero”, in via della Saluga, appena dietro le mura massicce del castello del Buonconsiglio, ospita alcune persone che prima trovavano accoglienza a “Casa Briamasco”, in via Sanseverino, sul lung'Adige.

Quest'ultima da lunedì 11 gennaio accoglie persone senza dimora, sia italiane sia straniere, offrendo un letto per la notte, ma anche il calore di una stretta di mano e di un sorriso.

I posti disponibili sono 23 e si aggiungono ai 59 della Casa d'accoglienza “Mons. Bonomelli”, ai 23 gestiti dai Frati Cappuccini a Trento nord e ai 10 gestiti dalla cooperativa Punto d’Incontro presso Casa Crosina Sartori a Belvedere di Ravina.

Trento - L'attesa davanti a "Casa Briamasco". - 12/01/2010 - Gianni Zotta

Al momento dell'apertura, che è fissato per le otto di sera, già alcune persone sono raccolte in attesa davanti a “Casa Briamasco”. All'interno, ad accoglierle, ci sono fratel Lino e padre Claudio, affiancati a turno da operatori della “Bonomelli”, l'altra casa diocesana che svolge un servizio, come dicono gli addetti ai lavori, “a bassa soglia”, cioè di prima accoglienza.

I due, camilliani, a metà dicembre aprirono la porta ad una decina di persone a Villa S. Nicolò, nei pressi di Ravina, dal momento che il rigore delle temperature aveva spinto l’assessore alle Politiche sociali del comune, Violetta Plotegher, a rivolgersi al vicario generale, mons. Lauro Tisi, nella ricerca di altri locali nei quali ospitare i senza tetto. E ora continuano questo prezioso servizio di accoglienza nella casa di via Briamasco.

Lo stile, ci dice padre Claudio, che vanta un'esperienza di anni accanto a fratel Ettore Boschini, morto nel 2004, i cui Rifugi (a Milano presso la Stazione centrale, il primo, e poi a Seveso, Caponago, Novate, Affori) sono punti basilari della mappa della carità milanese e lombarda, è quello dell'ascolto, della condivisione, dell'accompagnamento rispettoso.

Per creare un clima di convivialità bastano due tavoli e le focacce che una ditta fa recapitare tutte le sere. “Non tutti – spiega fratel Lino – riescono a recarsi alla mensa serale dei Cappuccini e così qualcuno arrivare affamato”. Mentre qualche altro ospite suona al campanello, arriva anche l'assistente sociale del comune, che segue da vicino l'esperienza, che si concluderà a marzo. E passa anche Mauro Pizzini, direttore della vicina Casa Bonomelli, i cui operatori sono disponibili a dare una mano affiancando i camilliani.

Trento - L'ingresso a "Casa Briamasco". - 12/01/2010 - Gianni Zotta

Chi sono gli ospiti? Ci sono gli stranieri, dalle varie provenienze, che hanno perso il lavoro o che un lavoro ce l'hanno, magari precario, ma non un alloggio; e ci sono i cittadini trentini, i nuovi poveri resi tali dalla crisi economica o da una rottura familiare.

Proprio per rispondere in modo più mirato a un disagio che assume volti diversi, la diocesi di Trento si è mossa con decisione mettendo a disposizione in pochissimo tempo, come visto, una nuova struttura d’accoglienza in via della Saluga. “Grazie alla forte spinta del vescovo Luigi Bressan e del vicario don Lauro Tisi”, dice Cristian Gatti, direttore della Fondazione Comunità Solidale, braccio operativo della Caritas diocesana.

La regia è della Fondazione Comunità Solidale, che ha trovato però come compagni di cammino diverse realtà diocesane. Ci sono, spiega Gatti, la Scuola di Preparazione Sociale, cooperative di avviamento al lavoro, i seminaristi, uffici di pastorale diocesana (Giovani, Università, Vocazionale, la Fondazione Migrantes, il Centro missionario), parrocchie con i loro gruppi giovanili disponibili a svolgere servizio di volontariato. In proposito, Gatti osserva che “le reazioni che ci sono state di fronte al 'pacchetto sicurezza' e di fronte a queste situazioni di disagio hanno aperto occhi, mente e cuore a molti parroci”.

Molte di queste realtà diocesane lavorano insieme nel Tavolo sull'immigrazione. “E vogliono operare unitariamente – continua Gatti - con maggiore concretezza e con uno stile di attenzione alla persona, perché si senta realmente accolta”.

Trento - Padre Claudio, camilliano, cura l'accoglienza a "Casa Briamasco". - 12/01/2010 - Gianni Zotta

Si tratta di un tentativo di andare oltre la cosiddetta “emergenza freddo”, che puntualmente si ripropone, per offrire alla persona l'opportunità di uscire dalla propria situazione di disagio. La Casa del Clero, che attualmente accoglie alcuni giovani del Centrafrica che stanno seguendo un corso di formazione, darà alle persone accolte la possibilità di rendere più stabile la loro situazione, offrendo nel contempo un accompagnamento lungo un percorso di uscita dal disagio. Il progetto, spiega Gatti, immagina una realtà aperta al territorio e alla comunità, una sorta di “albergo sociale”, dove prevedere, ad esempio, alloggi per persone separate e per giovani usciti da percorsi di comunità. Anche i pochi senza dimora “storici” della città, ormai avanti con l'età, troveranno accoglienza in un appartamento per tre, quattro persone.

“Ai nuovi bisogni emergenti nella società – conclude Gatti – la Chiesa trentina ha scelto di dare una risposta capace, ci contiamo, di andare oltre l'accoglienza per offrire opportunità concrete di inclusione sociale”.

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