Vent'anni fa, a cento passi o poco più da “Casa Briamasco”, lungo il fiume, dove oggi si affacciano i palazzi della “Finestra sull'Adige”, c'erano altre case, diroccate. Rifugio per sbandati, reietti, scacciati...

Trento - Migrante. - 12/01/2010 - Gianni Zotta Sono passati vent'anni e il fiume è là, scorre sempre lento, sempre indifferente....

Trento - Migrante. - 12/01/2010 - Gianni Zotta

Sono passati vent'anni e il fiume è là, scorre sempre lento, sempre indifferente. Vent'anni fa, a cento passi o poco più da “Casa Briamasco”, lungo il fiume, dove oggi si affacciano i palazzi della “Finestra sull'Adige”, c'erano altre case, diroccate. Rifugio per sbandati, reietti, scacciati. Come Mohammed Errami, il migrante di cui raccontammo su queste pagine la triste vicenda di sfruttamento sul lavoro e il tragico epilogo, investito da un'auto il 25 gennaio 1990, di mattina presto, in via Sanseverino, proprio sul lung'Adige. Come i cinque cittadini del Kossovo, morti all’alba del 18 marzo 1993, nell'incendio di Maso Visintainer, tra il nastro d'asfalto dell'autostrada e la circonvallazione ovest. Altri, figli come loro dell'ondata migratoria che investì il Trentino dall'inizio degli anni '90, furono più fortunati. Sono passati vent'anni. Altri Mohammed Errami inseguono il loro sogno in questa terra. Oggi, almeno, non trovano solo relitti industriali o case diroccate, dove posare il capo.

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