A Prati di Montagne Roberto e Luisa Crippa hanno aperto le porte della loro famiglia a ragazzi etiopi. E ora anche a tre adulti che vivono un disagio psichico: “Ogni persona è una risorsa”.

  Roberto e Luisa Crippa hanno aperto le porte della loro famiglia a ragazzi etiopi. E ora anche a tre adulti che vivono un disagio psichico: “Ogni persona è una risorsa”...

 

Roberto e Luisa Crippa hanno aperto le porte della loro famiglia a ragazzi etiopi. E ora anche a tre adulti che vivono un disagio psichico: “Ogni persona è una risorsa”

Montagne - Alcuni momenti della vita quotidiana a casa Crippa. - 2009 - Gianni Zotta

Non girano mai a vuoto. Domenica scorsa sono stati invitati in una parrocchia di Padova a raccontare – col loro sorriso e la loro vita – l'importanza di sostenere a distanza i bambini orfani dell'Etiopia.

Roberto e Luisa Crippa, trentini d'adozione da quasi dieci anni ormai, sono i referenti per il Nordest del Centro Aiuti Etiopia, la Onlus di Verbania che da 26 anni sostiene progetti di cooperazione le popolazioni di Etiopia, Eritrea e  Sudan. Vivono quel che annunciano: basta passare qualche ora con loro nella casona giuficariese di Prati di Montagne, pochi tornanti sotto passo Daone, per ossigenarsi di fiducia. “Da fidanzati avevano sempre pensato ad una famiglia numerosa, e una casa grande – raccontano così la loro genesi – ma poi… poi ci ha pensato nostro Signore”. Figli naturali non ne sono arrivati, ma un'esperienza di affido fin dai primi anni di matrimonio ha aperto prestisismo il percorso verso l'adozione internazionale. E plurima, dopo conoscenza del Centro Aiuti Etiopia (di cui i Crippa sono ora referenti per il Nordest d’Italia, oltre 500 famiglie adottive) attraverso il quale sono arrivati nel 2002 i primi tre fratelli: “Dopo un anno abbiamo potuto portare in Italia anche gli altri tre (che erano stati pure stati dichiarati “in stato di abbandono”, n.d.r.) e così gli ultimi tre”. Scherziamo sul medagliere zeppo dei grandi (campioncini nel mezzofondo) e sulle acconciature crespe delle figlie, mentre annotiamo i nomi così musicali: la più piccola Mekdes ha undici anni, poi Mulu (12), Gadissa (12), Yemaneberhan (14), Asnakech (16), Neka (16) Elsabet (19), Kelemu (20) e Wonishet (21).

Inutile chiedervi a parola una riflessione su questa Giornata per la vita: “Spero che anche i nostri ragazzi per primi – si fa serio Roberto - abbiano capito che per noi il dono di una vita è la cosa più importante. Per la quale vale la pena rinunciare a tutto… Tanto che ora ci sentiamo ogni giorno fortunati. Sembra che noi diamo, in verità continuiamo a ricevere, mille volte più di quel che diamo”.

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Sottoponiamo loro il tema di quest'anno, la sobrietà imposta dalla crisi economica. Per voi cosa vuol dire? “Quello che sperimentano tante altre famiglie – taglia corto Luisa - Attenzione a come si spende un euro sì, ma soprattutto alle relazioni fra di noi. Starci dentro, insomma. Non manca l'essenziale, grazie alla Provvidenza, ma i ragazzi per primi hanno capito che qui non si può avere tutto. Sull’abbigliamento, ad esempio, è indispensabile il riciclo dai più grandi ai più piccoli”.

Montagne - Luisa Crippa. - 2009 - Gianni Zotta

Luisa e Roberto hanno fatto la scelta principale di “esserci” sul piano educativo. Lei è casalinga, lui ha un contratto flessibile, così possono accompagnare giù in valle i ragazzi per i loro impegni scolastici e sportivi: in macchina si dialoga, ci si confronta.

Montagne - Roberto Crippa. - 2009 - Gianni Zotta

Con il primo gennaio di quest'anno si è ufficializzata anche l'accoglienza di tre adulti “amici di lunga data” che fanno i conti col disagio psichico. A casa Crippa – dormono nel piano sotto – vivono dunque Giancarlo (assunto al caseificio di Fiavè), Anna Maria (al Comprensorio C 8 nei progetti Azione 10) e Bruno, che rappresentano per i ragazzi la figura amica degli zii. “Ogni persona è una risorsa – osserva Roberto – e queste tre persone ultracinquantenni, destinate altrimenti a restare sole, condividono le nostre giornate regalandoci quella bontà, quella serenità e quella sensibilità che spesso noi non abbiamo”. C'erano anche loro , domenica scorsa a Padova, ad accompagnare la testimonianza in parrocchia sull'apertura al mondo. Per i Crippa comincia in un buon rapporto con le comunità ecclesiali del decanato – don Walter a Preore, don Olivo e don Andrea in oratorio a Tione – che cominciano a conoscere quelli lassù, i nove dalla pelle color ebano.

Quest'uscita su Vita Trentina, raccolta con la semplicità evangelica di chi non si sente “speciale”, può concludersi con un piccolo appello? L'allargata famiglia Crippa, per motivi logistici, gradirebbe trasferirsi sul fondovalle giudicariese, in un'abitazione ampia naturalmente. Penserebbe quindi di poter fare uno scambio, magari con qualche realtà ecclesiale (la loro sarebbe una comoda casa per campeggi parrocchiali) in sintonia con la propria entusiasmante scelta di vita. Chi è interessato?

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