Franco Pedrotti, figura poliedrica ed internazionale, ricercatore indefesso, docente amato da studenti e colleghi, scrittore di ponderosi volumi sulle scienze naturali e sui parchi, ha ricostruito, fra l'altro, le tappe dell'emigrazione trentina in Transilvania a partire dagli anni Venti del 1800.

Trento -Franco Pedrotti. - 2010 - Franco Pedrotti, il noto studioso trentino, professore emerito all'università di Camerino, prima...
Franco Pedrotti

Trento -Franco Pedrotti. - 2010 -

Franco Pedrotti, il noto studioso trentino, professore emerito all'università di Camerino, prima cattedratico nella stessa università e a Padova, ha svolto il ruolo di mattatore alla sala della Regione, in occasione della presentazione del volume dal titolo: ”Lettere da Runc e Diari di Guerra e di Prigionia”, scritte da Paolo Videsott, edito dalla casa editrice Temi di Riccardo Bacchi. Va ad arricchire la collana “Natura e aree protette”.

Il Consiglio provinciale ha trasformato la cerimonia in un evento che ha visto la partecipazione di una folta delegazione di consiglieri provinciali, guidati da Franca Penasa e di centinaia di persone.

Pedrotti ha curato l'opera, ben supportato dal giornalista Franco De Battaglia, autore di un'illuminante prefazione.

I Videsott, un clan, una dynasty che ha lasciato una traccia indelebile, non solo in Trentino, per l'impegno nel mondo della cultura e dell'ambiente. Sei fratelli con il pallino delle scienze naturali: uno in particolare, Renzo, veterinario, cacciatore, direttore del Parco Nazionale del Gran Paradiso, lo studioso per eccellenza dello stambecco che ha contribuito a salvare dall'estinzione, fondatore con il fratello Paolo ed altri illustri personaggi come i fratelli Betta, del Movimento per la Protezione della natura nel 1948.

Paolo Videsott, morto a Maderno, piccola frazione collinare di Trento, all'età di 94 anni, era stato segnato dalla guerra, quale alpino combattente sul fronte greco e albanese, e come internato in vari lager in Germania e in Polonia dal 1943 al 1945, per non aver voluto aderire al III Reich, dove era rimasto prigioniero fino alla liberazione.

Laureato in economia dopo la guerra si era dato all'insegnamento. Notevole il patrimonio inedito di scritti lasciati al momento del decesso e conservati dai famigliari, che coprono l'intero arco della sua vita, taluni a contenuto religioso. Il carattere “mistico” di Paolo Videsott forse era il meno noto, nonostante amasse la vita appartata. A Runc in val Badia dove trascorreva alcuni mesi in un vecchio casolare all'arrivo era stato scambiato per un poveraccio.

Ed è toccato ad un amico di famiglia ed estimatore, Franco Pedrotti, curarne la selezione e la pubblicazione. Il volume mette in rilievo il profondo legame tra Videsott e Pedrotti, la comunione di idee, di intenti e di spirito. E' difficile dire quanti degli applausi, al termine della cerimonia, fossero destinati all'uno, e quanti all'altro pensatore.

Paolo Videsott ha ottenuto, postumo, il dovuto riconoscimento della comunità trentina, grazie a Pedrotti, figura poliedrica ed internazionale, ricercatore indefesso, docente amato da studenti e colleghi, scrittore di ponderosi volumi sulle scienze naturali e sui parchi. Ha radiografato le maggiori oasi naturalistiche italiane, il Gran Paradiso, lo Stelvio, l'Adamello-Brenta, i Monti Sibillini. Si è occupato di orti botanici, di movimenti ambientalisti, ai quali ha sempre dato il proprio appoggio, e di politiche per l'ambiente. Come esperto ha partecipato a convegni e ricerche nei cinque continenti. I suoi studi spaziano non solo nell'ambito naturalistico, ma anche in quello etnografico, storico, antropologico, delle scienze religiose, delle relazioni umane e dei popoli. Con l'università di scienze naturali di Cluj-Napoca (Romania), dove è considerato una specie di “divinità”, un padrone di casa, ha avviato rapporti di collaborazione e scambi non solo fra docenti e ricercatori, ma anche di studenti. Nelle trasferte Franco Pedrotti era spesso accompagnato dalla consorte Carmela, pure lei docente universitaria, deceduta un paio di anni fa. Il Giardino botanico della città, uno dei maggiori, a livello europeo, quanto a spazio occupato e specie vegetali presenti, gestito dall'Accademia rumena delle Scienze è il grande laboratorio sperimentale del gruppo di lavoro che fa capo al prof. Pedrotti.

In Romania, già prima della caduta del dittatore Nicolae Ceausescu nel dicembre 1989, Franco Pedrotti ha ricostruito, fra l'altro, le tappe dell'emigrazione trentina in Transilvania a partire dagli anni Venti del 1800. Nella valle del Freddo, ad una cinquantina di chilometri dalla città di Cluj, ha voluto visitare il primo insediamento trentino, fatto di una chiesetta ed alcuni fabbricati rurali costruiti a mo di tabià. In Romania ha raccolto testimonianze tra i figli della terza generazione, censito gli oriundi trentini, scoperto documenti del pionierismo trentino che ha lasciato un'impronta soprattutto nel campo dell'edilizia, in quello ferroviario con la costruzione della Transilvanica e dell'edilizia sacra e civile: chiese, palazzi municipali e residenze dei ricchi. E' enorme il patrimonio di opere e di cultura sopravvissuto, nonostante le distruzioni belliche e il succedersi di regimi monarchici e totalitari in due secoli.

Come conoscitore della storia rumena, di quella antica e della post-comunista, Franco Pedrotti è divenuto un grande comunicatore negli ambienti dell'ecumenismo cattolico ed ortodosso. Subito dopo la presentazione del libro su Paolo Videsott era già in viaggio atteso come oratore a Ostilia alla Conferenza sull'Unità dei cristiani.

E' sempre con la valigia in mano, nonostante la pensione, un nomade come le molte specie del mondo naturale studiate e descritte, preoccupato per le mille cose da scrivere o raccontare. Rispetto al passato, ora si concede qualche soggiorno in più a Trento con la scusa di avere qui una casa dove alloggiare.

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