La guerra raccontata dalla parte delle vittime. E’ il taglio, la prospettiva dell’ultimo libro del giornalista Rai Ennio Remondino, “Niente di vero sul fronte occidentale”.

  Un dispiegamento immenso di soldati e di mezzi militari è una “guerra umanitaria”. I bombardamenti dei villaggi compiuti per errore non sono altro che “effetti collaterali”...

 

Un dispiegamento immenso di soldati e di mezzi militari è una “guerra umanitaria”. I bombardamenti dei villaggi compiuti per errore non sono altro che “effetti collaterali”

Una postazione delle forze alleate in Afghanistan. -2007

La guerra raccontata dalla parte delle vittime. E’ il taglio, la prospettiva dell’ultimo libro del giornalista Rai Ennio Remondino, “Niente di vero sul fronte occidentale”. Sono pagine che si leggono d’un fiato quelle del giornalista abituato a fare il suo mestiere consumando le suole delle scarpe - un reporter d’altri tempi -, inviato di guerra in Irak, in Bosnia e nel Kosovo, in Medioriente e in Afghanistan.

Un “sussidiario scolastico sconsigliato”, ha definito lui stesso il suo libro presentandolo a Trento insieme a Michele Nardelli del Forum Trentino per la pace e a Fabrizio Franchi, presidente dell’Ordine dei giornalisti - che ripercorre in veloci tappe la storia delle guerre ab imis (i tempi omerici) fino alle guerre tecnologiche di oggi. Un excursus storico sulla scia dei libri sui quali scolasticamente ci si è formati. Il denominatore unico è un’operazione di scavo e di demistificazione. Smascherare le menzogne che sempre hanno giustificato il ricorso all’evento bellico. Con decisioni devastanti prese da pochi privilegiati – sovrani, oligarchie prive di legittimità, presidenti eletti democraticamente - e pagate con la vita da milioni di poveri cristi mandati allo sbaraglio incontro a una morte prematura ed ingiusta.

Il folto pubblico che ha seguito la presentazione del libro in una sala troppo piccola si riconosceva nella scrittura e nel parlare di Ennio Remondino. La sua sottile ironia con un fondo di amarezza, la sagacia, la dissacrazione di falsi miti. Soprattutto la capacità di indignarsi. “Le armi di distruzione di massa” sono diventate il pretesto per una guerra insensata; il dittatore poteva essere invece scalzato con una ben organizzata congiura di palazzo (Iraq). Un dispiegamento immenso di soldati e di mezzi militari è una “guerra umanitaria”. I conseguenti bombardamenti dei villaggi compiuti per errore non sono altro che “effetti collaterali” (Afghanistan). Anche per il Caucaso e nei Balcani la testimonianza del cronista assume le sembianze di uno sguardo mai banale, senza essere di parte.

Se l’obiettività non è facile, essere onesti è doveroso verso chi vede e ascolta i tuoi servizi. Perciò c’è sempre in Remondino “lo sforzo di capire per poter raccontare”. Capire, vuol dire incontrare le persone, affrontare se necessario il pericolo, non tirarsi indietro. La constatazione implacabile è dolorosa è una sola: “a morire sono sempre di più i civili”.

Ennio Remondino avrebbe potuto fare una più che discreta carriera in Rai. Ma proprio una sua inchiesta di anni fa sui rapporti tra la Cia e la P2 gli ha procurato grossi grattacapi. Viene di seguito allontanato da Roma. Corrispondente da Belgrado, dai Balcani e poi da Istanbul. E’ stato testimone dell’eccidio di Srebrenica dove furono massacrati almeno settemila musulmani inermi l’11 luglio 1995. E non è facile dimenticare tutto ciò. Te lo porti dentro, assicura. Perciò è necessario coltivare la memoria – questo è il suo messaggio - perché non accada mai più.

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