“A chi la dènte, a chi la vòlente dàr?”. Il richiamo si propaga dall'alto, dal dosso del monte Dòrech, sopra alla frazione della Viola, e si spande nell'aria resa tersa dalla nevicata recente. Il freddo della sera punge come una lama e non basta il pur baldanzoso falò, tenuto a bada dai vigili del fuoco volontari del paese, a riscaldare. Ma i giovani coscritti del 1992 non ci badano. Che diamine, sono saliti fin quassù battendosi la pista nel bosco, in mezzo alla neve, e non si fanno certo fermare dalla temperatura rigida. “De chi èla, de chi no èla?”, “di chi è, di chi non è”, scandiscono a turno Daniel, Federico, Enrico, Chiara e Vanessa. “E’ ‘ntrato marzo su questa tèrra!” (“è arrivato marzo sulla terra”) e bisogna maritare la ragazza più bella.
Cavedago, 1 marzo - “A chi la dènte, a chi la vòlente dàr?”. Il richiamo si propaga dall'alto, dal dosso del monte Dòrech, sopra alla frazione della Viola, e si spande nell'aria resa tersa dalla nevicata recente. Il freddo della sera punge come una lama e non basta il pur baldanzoso falò, tenuto a bada dai vigili del fuoco volontari del paese, a riscaldare. Ma i giovani coscritti del 1992 non ci badano. Che diamine, sono saliti fin quassù battendosi la pista nel bosco, in mezzo alla neve, e non si fanno certo fermare dalla temperatura rigida. “De chi èla, de chi no èla?”, “di chi è, di chi non è”, scandiscono a turno Daniel, Federico, Enrico, Chiara e Vanessa. “E’ ‘ntrato marzo su questa tèrra!” (“è arrivato marzo sulla terra”) e bisogna maritare la ragazza più bella. L'origine pagana dell'usanza, ma forse più il carattere sarcastico e irriverente, costò fin dal XVII secolo l'ostracismo da parte delle autorità ecclesiastiche e politiche, e più recentemente anche dal governo austroungarico; ciò non impedì il diffondersi e il radicarsi della tradizione nel territorio trentino.
Le voci, un tempo amplificate con rudimentali megafoni di legno o con gli imbuti usati per travasare il vino, sono oggi rese potenti da megafoni a batteria. Ma è, questa, l'unica concessione alla modernità. Per il resto, tutto procede secondo il copione prestabilito. Il canovaccio da recitare, sempre uguale, ripete le parole con cui sul far della notte venivano annunciati i futuri matrimoni in paese, raccolte dalla viva voce degli anziani, che ne hanno custodito la memoria trasmettendola alle giovani generazioni.
Così anche oggi, con tono burlesco, i coscritti con motti scherzosi propongono accoppiamenti – veri, presunti o improbabili - tra gli abitanti del paese: proclamano i nomi delle vere coppie di fidanzati, ma anche le coppie di nubili e celibi di ogni età inventate a scopo di burla. Un giudizio popolare atteso e, forse più un tempo, temuto.
“In paese questa tradizione ha resistito nel tempo, era ben solida fino agli 1930, ed ha avuto un ritorno all’inizio degli anni 1950. Oggi è rinnovata dai giovani coscritti”, spiega Renato Endrizzi “Bejel” per l'associazione “Trato marzo”, che con Cavedago Vacanze offre il supporto logistico all'iniziativa, capace di suscitare il concorso dei volontari, dei vigili del fuoco, nella cornice “istituzionale” del Comune e della Biblioteca intercomunale.
A Cavedago il “Trato marzo” si grida dal cocuzzolo del monte “Dòreçh”, mentre in piazza San Lorenzo ci si raduna per ascoltare insieme questo “gossip” popolare. A Fai della Paganella, invece, dove una parte è cantata e un'altra recitata, i luoghi sono due: Cortalta, “dove gli alberi cresciuti hanno coperto il disegno di una faccia d’uomo: il 'Pasquet', e il 'Crozedel', sul pendio sopra il 'mas dei Zoti', cioè alla Villa”, precisa Endrizzi. “E' interessante notare – continua Endrizzi – come una delle due versioni recitate a Fai si faccia cenno a un elemento liturgico, la 'vanesela', che indica il turibolo e l’incenso che si dovevano tenere pronti in chiesa per la cerimonia nuziale”.
La fantasia e la sagacia popolare non si sbizzarrivano soltanto nell'abbinare in modo più o meno ironico o sarcastico gli abitanti del paese, ma investivano anche, ci ricorda Endrizzi, : così, la Paganella, la montagna che sovrata Fai, veniva “sposata” al monte Fausior, e la “mussa del Fiecòt” a “l’àsen del barbon”.
Un tempo, i nubili tirati in ballo si presentavano a casa delle “promesse spose” per reclamare torta di patate con fasoi... Oggi, più prosaicamente, dal momento che tra ragazzi e ragazze le occasioni di incontro non mancano, ci si raduna in piazza per gustare vin brulè e dolcetti.

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