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Salute e migrazioni: spunti dal convegno promosso a Trento dall'Azienda sanitaria con “Daognidove”

Il disagio non conosce etnia

“Sulle vie dei migranti. Percorsi di salute psicologica nell’attualità dei servizi socio-sanitari”. Questa la tematica di un convegno organizzato dallo Spazio d’Ascolto “Daognidove” in collaborazione con l’Azienda sanitaria trentina per fare il punto sul complesso ed eterogeneo rapporto tra diritto alla salute e condizione migrante. Ottima occasione per proseguire ad attrezzarsi a far fronte alle nuove sfide – quelle legate ai fenomeni migratori e alla multiculturalità che ne consegue - che il mondo globale pone innanzi ai territori, alle istituzioni e alle comunità. Fenomeni epocali irreversibili – va detto - e quindi di lungo periodo, non certamente transitori.

Parole chiave: migrazioni (524), stranieri (183), salute (739)

Francois Fleury, psicologo e psicoterapeuta: “La qualità di un sistema sanitario si misura sulla base dell’attenzione ai più sfavoriti”

Trentino - Un medico in camice. - -

Trentino - Un medico in camice. - -

“Sulle vie dei migranti. Percorsi di salute psicologica nell’attualità dei servizi socio-sanitari”. Questa la tematica di un convegno organizzato dallo Spazio d’Ascolto “Daognidove” in collaborazione con l’Azienda sanitaria trentina per fare il punto sul complesso ed eterogeneo rapporto tra diritto alla salute e condizione migrante. Ottima occasione per proseguire ad attrezzarsi a far fronte alle nuove sfide – quelle legate ai fenomeni migratori e alla multiculturalità che ne consegue - che il mondo globale pone innanzi ai territori, alle istituzioni e alle comunità. Fenomeni epocali irreversibili – va detto - e quindi di lungo periodo, non certamente transitori.

La due giorni, molto affollata da operatori dei settori interessati nel campo della salute, della scuola e dei servizi alla persona, ha fatto il punto della situazione a partire dall’inquadramento giuridico-legislativo a livello nazionale, per poi affrontare la questione a partire da un approccio culturale inteso non solo come metodo di lavoro, ma pure come nuova Weltanschauung complessiva. E' emersa la necessità di dotarsi di una sorta di strabismo culturale – elasticità delle politiche e intransigenza nel rispetto dei diritti fondamentali - per meglio comprendere quanto ci accade attorno. Numerosi i suggerimenti in proposito.

Interessante ed istruttivo, in tal senso, l’apporto di esperienza sul campo dato da Francois Fleury, psicologo e psicoterapeuta, che a Losanna, da diversi anni ormai, è impegnato sul terreno fertile e però a volte ricco di insidie della tutela della salute e del benessere delle persone in contatto con l’interculturalità e il confronto con mondi “altri” rispetto a quelli consuetudinari.

E’, infatti, almeno dal 1991 che in Svizzera si sperimentano pratiche terapeutiche legate all’etnopsichiatria. Basti pensare che nel territorio elvetico (caratteristica comune, questa, un po’ uniforme nei diversi Cantoni) la presenza plurale e arcobaleno proveniente dai diversi continenti extraeuropei interessa per ben il 30% l’ambito della vita delle città e addirittura per il 45% il settore scolastico. Come fare, allora, - si è chiesto Fleury - a promuovere una tutela della salute complessiva psico-fisica e nel contempo sviluppare un “apprendimento dell’alterità”? Occorre tener conto della complessità della questione e affrontarla nelle aporie che presenta, nelle sfaccettature recondite, nei quesiti nuovi che fa sorgere. Coinvolgere quindi il più possibile, nella pratica terapeutica, le soggettività interessate: non semplici fruitori passivi ma attori del proprio vissuto (“Cosa pensi di quello che ti succede? Cosa credi di fare? Come si può reagire?”).

Importante è anche quella che Fleury ha chiamato l’apertura interprofessionale e inter-istituzionale. Lavorare in rete, fra diverse figure preposte dai servizi, fa superare iati e dissonanze apparentemente insormontabili se viste da un’ottica singola e atomizzata. La prospettiva di programma rimane sempre quella per cui “la qualità di un sistema sanitario si misura sulla base dell’attenzione ai più sfavoriti”. Sapendo distinguere, cum grano salis, certo, essendo consci che se si incontrano persone con difficoltà, non tutti sono in difficoltà. Anzi – ha sottolineato Fleury - a partire dalla considerazione che gran parte sono in buona salute. I rifugiati politici, in genere, sono stati costretti a partire, avendo piena coscienza di quello che stava loro capitando e reagendo con alta e positiva capacità di autostima e considerazione di sé.

E poi occorre anche mantenere il senso della misura e delle proporzioni (non farsi prendere dal panico, dalla paura delle “invasioni”): un conto è aver a che fare con 500 rifugiati; un conto è sapere che il Pakistan (è solo un esempio) ospita 5 milioni di sfollati e profughi! Insomma – è parso capire - siamo solo all’inizio di un lungo cammino. Conviene per tutti attrezzarsi culturalmente alle nuove realtà – affrontarle, approfondirne il significato - e non subirle obtorto collo.

Il disagio non conosce etnia
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