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L'impegno di Sara Ballardini in Colombia con le PBI: “Il nostro compito è quello di dare sostegno, appoggio, protezione. Ma i veri protagonisti sono le comunità”

Volontari di pace

Urabà è una provincia del dipartimento di Antioquia che si affaccia sul mar dei Caraibi in Colombia. Vi domina la selva, ma è anche la terra delle banane, terra contadina. E’ lì che Sara Ballardini, una ragazza di Preore, insegnante, ha trascorso due anni abbondanti, dal maggio 2008 ad agosto 2010. Il suo compito, insieme ad una decina di volontari di Peace Brigades International (PBI, vedi scheda) è quello di accompagnare contadini e attivisti, minacciati a causa del proprio impegno in favore dei diritti umani, che in queste regioni comporta la rivendicazione delle terre che sono state carpite surrettiziamente ai legittimi proprietari.

Parole chiave: nonviolenza (49), mondialità (1632), associazionismo (353), pace (451), diritti (521), terra (95)
Urabà (Colombia) - La trentina Sara Ballardini (al centro) con i volontari delle Peace Brigades International in una piantagione di banane. - 2008 -

Urabà (Colombia) - La trentina Sara Ballardini (al centro) con i volontari delle Peace Brigades International in una piantagione di banane. - 2008 -

Urabà è una provincia del dipartimento di Antioquia che si affaccia sul mar dei Caraibi in Colombia. Vi domina la selva, ma è anche la terra delle banane, terra contadina. E’ lì che Sara Ballardini, una ragazza di Preore, insegnante, ha trascorso due anni abbondanti, dal maggio 2008 ad agosto 2010. Il suo compito, insieme ad una decina di volontari di Peace Brigades International (PBI, vedi scheda) è quello di accompagnare contadini e attivisti, minacciati a causa del proprio impegno in favore dei diritti umani, che in queste regioni comporta la rivendicazione delle terre che sono state carpite surrettiziamente ai legittimi proprietari.

Spesso sono le monocolture che hanno imposto questo stato di cose: i contadini sono stati costretti ad andarsene (con l’intimidazione, mediante trucchi e cavilli giuridici) e le loro terre sono state trasformate in coltivazioni intensive di palma ed agro-combustibile a scapito delle coltivazioni secolari, il cibo, le colture necessarie al sostentamento delle comunità contadine locali.

E’ una politica ben precisa, mirata: simile a quella che in Guatemala, ad esempio, è stata appellata di tierraarrasada, fare “terra bruciata”. Ed è stato seguito il seguente schema: si verifica un attacco militare (con qualsiasi pretesto camuffato da ordine pubblico), si obbligano i contadini ad andarsene e diventano così sfollati per qualche anno e quando finalmente ritornano trovano tutto cambiato: l’habitat stravolto, quello che era tuo perché tramandato da generazioni, il posto dove sei nato e cresciuto e hai messo al mondo i tuoi figli, irriconoscibile. Ma nella regione di Urabà alcuni contadini hanno detto basta. Si sono organizzati per reagire al sopruso. Rivendicano le loro terre. Chiedono la restituzione. E anche congrui indennizzi.

Sara, e gli altri attivisti di PBI, hanno il compito di porsi come ”protezione”, sono una presenza che funge da deterrente contro la violenza. Per contribuire a garantire il massimo di coesione e di finalità d’intenti, la salvaguardia del diritto. “Il nostro compito era quello di porci come presenza concreta di accompagnamento e osservazione internazionale”, spiega Sara. Ecco che allora questi giovani, provenienti da diversi paesi europei e dagli Stati uniti, girano per le campagne, incontrano le comunità contadine, interloquiscono con le autorità che si dimostrano rispettose degli stranieri (se non è rispetto vero, è almeno timore delle ripercussioni internazionali delle notizie che si propagano).

Urabaà (Colombia) - La trentina Sara Ballardini, operatrice delle Peace Brigades International. - 2009 -

Urabaà (Colombia) - La trentina Sara Ballardini, operatrice delle Peace Brigades International. - 2009 -

Il metodo di lavoro è la nonviolenza attiva, l’atto di convincimento, di persuasione. Sono di supporto e ausilio ai contadini, che si dimostrano caparbi, consci dei propri diritti calpestati. E rivendicano dignità. “C’è un alto livello di presa di coscienza, la gente sa cosa vuole e perché – spiega Sara. - Le organizzazioni colombiane si dimostrano molto presenti, energiche. Fra gli altri, il mio lavoro di accompagnamento è stato rivolto soprattutto ai membri della Commissione inter-ecclesiale di 'Justicia y paz', che garantisce a queste comunità un accompagnamento continuo, mettendo anche a disposizione una équipe di avvocati”. La sensazione è, insomma, quella di una società civile molto reattiva, per niente succube delle minacce o addormentata, nonostante la durezza della repressione: in Urabà, la Comunità di Pace di San Josè de Apartadò piange circa duecento persone uccise in pochi anni. “Il nostro compito è quello di dare sostegno, appoggio, protezione. Ma sono loro – dice Sara - i veri protagonisti, i contadini, le comunità attive”.

Non è facile e forse neanche possibile, per Sara, fare facili consuntivi di una presenza di più di due anni in terra colombiana: è un tempo troppo breve, un frammento, nell’arco di un conflitto che dura da più di 50 anni.

Altri giovani hanno preso il posto di Sara e degli altri ragazzi di PBI. E’ una storia che continua. I risultati in parte si vedono. Resta la coscienza di una propria dignità che vale più di tutto, la necessità di dare un futuro ai propri figli, di non arrendersi, di non arretrare dinnanzi alla sopraffazione di chi ha la forza: ma non la ragione.

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