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Per un' ecologia dei media
I ragazzi e i giovani italiani dai 7 ai 18 anni guardano la televisione in media 100 minuti al giorno, ma il 34 per cento di loro lo fa per più di 3 ore. Per almeno 7 ore al giorno la stessa popolazione giovanile utilizza quotidianamente televisione ed altri mezzi di comunicazione in rete. I dati sono contenuti in un rapporto reso noto nei giorni scorsi al Forum nazionale delle associazioni dei familiari che si è concluso con un appello per un'ecologia dei media, ovvero per un utilizzo più razionale ed educativo di questi moderni strumenti di comunicazione.
I ragazzi e i giovani italiani dai 7 ai 18 anni guardano la televisione in media 100 minuti al giorno, ma il 34 per cento di loro lo fa per più di 3 ore. Per almeno 7 ore al giorno la stessa popolazione giovanile utilizza quotidianamente televisione ed altri mezzi di comunicazione in rete. I dati sono contenuti in un rapporto reso noto nei giorni scorsi al Forum nazionale delle associazioni dei familiari che si è concluso con un appello per un'ecologia dei media, ovvero per un utilizzo più razionale ed educativo di questi moderni strumenti di comunicazione. E' una voce presente un po' dappertutto, finora inascoltata. Sono i giovani intervistati a giudicare per l'87% i mass media in grado di influenzare fortemente idee e comportamenti. Il 64% considera l'impatto negativo. Il 19,2% ritiene che Internet presenti dei rischi. Il ruolo della famiglia è importante. La stessa non può svolgere un ruolo di mera censura anche per l'importanza che nessuno nega del computer nella vita dei giovani. A preoccupare famiglie educatori ed esperti è la passività dei giovani, schiavizzati fondamentalmente dal consumismo e dalla carenza di momenti dialogici, relazionali all'interno del nucleo familiare. L'”ecologia del media” dovrebbe preservare, la “biodiversità”, cioè il pluralismo del sistema comunicativo ha affermato Guido Gilli docente universitario, mediando da termini molto in voga in campo naturalistico. Sotto torchio, accanto alle connessioni da “ozio”, sono finiti certi talk show o reality show e certi dibattiti dove prevale la violenza verbale che diviene violenza televisiva. Lo zapping da solo non serve più per l'omologazione imperante dei programmi. La sfida è a 360 gradi.

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