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La testimonianza Don De Pretis ai microfoni di Trentino inBlu

«Trattati come bestie. Salvo solo perché bianco»

Trentino inBlu, la radio diocesana, è riuscita a mettersi in contatto telefonico con don Sandro De Pretis nella mattinata di mercoledì 25 maggio. Ecco la sua testimonianza dal campo profughi di Choucha. La situazione è tragica: “Il campo dei rifugiati è stato distrutto dalla popolazione locale. Adesso non si sa bene cosa succederà, quale sarà il destino di questa gente, abbandonata lungo la strada”.

Parole chiave: mondialità (1609), migrazioni (505), profughi (42), diritti (496), Africa (454)
Don Sandro De Pretis.

Trentino inBlu, la radio diocesana, è riuscita a mettersi in contatto telefonico con don Sandro De Pretis nella mattinata di mercoledì 25 maggio. Ecco la sua testimonianza dal campo profughi di Choucha.

La situazione al campo qual è?

«Tragica: il campo dei rifugiati è stato distrutto dalla popolazione locale. Adesso non si sa bene cosa succederà, quale sarà il destino di questa gente, abbandonata lungo la strada. Ieri (martedì 24 maggio, ndr) non hanno mangiato, hanno dormito al freddo perché qui è deserto e la notte fa molto freddo. Non si sa bene cosa farà il governo tunisino. L’esercito c’è, è presente, ma non ha fatto nulla per proteggerli così come i rappresentanti dell’UNHCR, l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati, che se ne sono andati. Ora qui li trattano come bestie. È una situazione di totale anarchia».

Tu hai seguito questi migranti da Tripoli ?

«Sì. Non tutti sono cattolici, molti sono musulmani, ma sono comunque migranti e io ho cercato di stare soprattutto con la comunità eritrea che mi era stata affidata a Tripoli. Adesso sono tutti accomunati in questa disgrazia incredibile».

Qualche responsabilità interna ai migranti per la tensione creatasi con la popolazione?

«Fra i migranti ci sono anche nigeriani, sudanesi e profughi della Costa D’Avorio che hanno bloccato la strada per la Libia, fondamentale per i traffici commerciali, protestando per gli errori compiuti dalle autorità locali nello stabilire il campo in quel posto e in quel modo. Bloccando la strada hanno fatto una stupidaggine, ma ora hanno pagato anche troppo. E comunque l’errore maggiore è di chi ha messo insieme culture e sensibilità così differenti fra loro».

Quanti morti si contano?

«Grazie a Dio non ci sono stati altri morti a parte i quattro eritrei bruciati nell’incendio della loro tenda appiccato per tensioni interne. Ieri nessuna vittima, ma all’ospedale vicino ho visto almeno una decina di feriti presi a bastonate. Io non sono stato toccato solo perché sono bianco. La dottoressa eritrea che stava con me è stata strattonata con violenza e le hanno lussato la spalla».

Dalla Libia quali notizie ti arrivano?

«Della Libia non so più nulla, ne sapete sicuramente più voi di me».

Con il tuo vescovo di Tripoli, mons. Martinelli, vi siete sentiti?

«Martinelli è in Italia per sottoporsi a cure e per un po’ di riposo. Sono in contatto con il vescovo di Tunisi, mons. Maroun Laham. Lui mi invita alla massima prudenza. Ma non so cosa posso fare in questa situazione. Posso solo sperare che abbiamo già toccato il fondo».

«Trattati come bestie. Salvo solo perché bianco»
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