Il “vero” viaggio ricomincia sempre da capo, perché c’è sempre qualcuno da incontrare, conoscere, ascoltare, amare. Profondo il messaggio lanciato in occasione del Natale, nello spettacolo musicale “Viaggiare è…”, preparato dalle allieve della Residenza San Rocco, che accoglie studenti del Liceo Internazionale Arcivescovile e delle scuole pubbliche di Rovereto.

Roveret...
Rovereto - Viaggiare è... - 22/12/2011 - Sonia Severini

Rovereto - Viaggiare è... - 22/12/2011 - Sonia Severini

Il “vero” viaggio ricomincia sempre da capo, perché c’è sempre qualcuno da incontrare, conoscere, ascoltare, amare. Profondo il messaggio lanciato in occasione del Natale, nello spettacolo musicale “Viaggiare è…”, preparato dalle allieve della Residenza San Rocco, che accoglie studenti del Liceo Internazionale Arcivescovile e delle scuole pubbliche di Rovereto. In soli due mesi, le ragazze del Laboratorio Artistico “Compagni di viaggio… in scena” hanno saputo combinare, con la collaborazione degli educatori, coreografie, letture e canti, facendosi apprezzare per le loro capacità nonostante non siano attrici professioniste. Lo spettacolo, in scena il 22 dicembre, al Teatro Rosmini, si è ispirato all’esperienza di Silvia e Giuliano, giovani sposi trentini, andati in Africa, dal settembre 2009 all’agosto 2010, per realizzare alcuni progetti di sviluppo della Caritas. Canti liturgici tradizionali, natalizi o su tematiche di viaggio, in lingua originale, hanno unito, in una catena ideale, popoli diversi, geograficamente lontani, accomunati da un’unica lode gioiosa a Dio. Sul palco, note africane, per riflettere su un continente afflitto da molti mali, che lotta, spera e che talvolta si lascia andare: “Gesù è il solo, egli è colui che amo con tutto il cuore” recita un canto tradizionale dello Zimbabwe, e ancora “Amani” dal Kenya; nel Congo, terra martoriata dalla guerre, si crede al grandissimo amore del Signore, che ci ha mandato Gesù, cantando “Bolingo Bwa Ntzambe”; e infine “Ewe Baba”, il padre Nostro in lingua swahili dalla Tanzania. Si parte, ma per partire bisogna avere coraggio, assumersi le proprie responsabilità, e quando si arriva tutto sembra essere capovolto. Non ci sono le comodità lasciate alle spalle, ma la siccità o le alluvioni, la fame, il colera e la malaria, mancano acqua ed elettricità, ci si imbatte nella corruzione, i “bianchi” diventano l’attrazione del momento in un mondo di “neri”, fatti oggetto di richieste, forse anche di invidia, per il molto che, nel destino dell’umanità, hanno potuto avere. Frotte di bambini curiosi, che chiedono l’elemosina, circondano i nuovi arrivati, d’altra parte “i poveri non possono dare niente, possono solo chiedere” e “se qualcuno da è perché prima ha avuto”. Poesie e lettere dal diario africano di Silvia e Giuliano inducono a riflettere, e poi, una ad una sono appese tra gli addobbi dell’albero di Natale. Accanto alle lingue africane, l’ebraico, l’inglese, oltre all’italiano, grazie anche all’abilità del coro lagarino “Disordine sparso”, un gruppo eterogeneo vicino al mondo missionario, che ha affiancato le studentesse. “Gam Gam” e “Hava Nagila”, canti tradizionali ebraici, si ispirano al Salmo 23 (“Anche se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché Tu sei con me”) e invitano i fratelli a cantare con i cuori ricolmi di gioia. Un canto irlandese, in lingua gaelica, ricorda le ottomila vittime del massacro del 1995 a Srebrenica, in Bosnia. Silvia e Giuliano, vissuti per sei mesi a Karamoja, una delle zone più povere della terra, in Uganda, fanno parte di ASSFRON, l’Associazione scuole senza frontiere, nata per promuovere la cultura della solidarietà e della pace. Il loro viaggio in Africa è stato un’occasione per le studentesse del Convitto San Rocco per riflettere sul senso del viaggio inteso non solo come opportunità di conoscere altre culture, aspetto che già praticano in ambito scolastico, quanto piuttosto come scelta consapevole e incontro con la povertà. Il grido degli ultimi in “Gloria dal basso della terra” di Ernesto Olivero e Mauro Tabasso e il “Viaggio non finisce mai” di J. Saramago fanno dire alle studentesse che viaggiare è anzitutto “uscire da sé, rompere la crosta del nostro egoismo, saper ascoltare chi ti è vicino, chi magari non è d’accordo con te”. E anche con uno spettacolo si può cominciare a rompere l’egoismo, come hanno testimoniato queste ragazze donando le offerte della serata ai progetti Caritas in Karamoja.

Commenti

Log in or create a user account to comment.