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Pagare le tasse, dovere di giustizia
Ai nostri giorni, pagare le tasse è il primo e il più importante modo di dare a chi è nel bisogno. È un dovere morale gravissimo. Che la distribuzione degli oneri fiscali sia più o meno giusta, che il governo sprechi o rubi… questo accade ovunque; ma in qualunque democrazia rappresentativa, il cittadino accetta la regola della maggioranza e deve operare attivamente per cambiare un governo che usi male il denaro pubblico.
Ai nostri giorni, pagare le tasse è il primo e il più importante modo di dare a chi è nel bisogno. È un dovere morale gravissimo. Fino alla grande recessione del 1928-30, le tasse erano il denaro che lo Stato esigeva dai cittadini per finanziare le proprie funzioni essenziali: amministrazione, giustizia, difesa. Era tradizione della morale cattolica non insistere sul dovere di pagare le tasse: il prelievo di denaro dai privati per fini sociali generali, sarà legittimo, ma non può costituire un dovere di vera e propria giustizia, che era intesa come “dare a ciascuno il suo”. Ora lo Stato non è un individuo, e non ha un “suo” da rivendicare: perciò non c’è il dovere di renderglielo. Tanto più che lo Stato sperpera, ruba, usa male i soldi: perché contribuire al pubblico spreco con il “mio”?
Ma questa argomentazione, elaborata dai moralisti nel 1600 per dare un po’ di sollievo alla nera miseria della base, munta dalle classi superiori in regime di assolutismo, oggi è del tutto fallace. Se il governo ruba o sperpera le tasse, in uno Stato di diritto e democratico, non si può non pagare: si deve invece cacciare i governanti alla prima occasione elettorale.
Oggi la situazione dello Stato e la sua funzione è diversa. Lo Stato siamo noi e la Costituzione italiana “richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” (art. 21) ed è compito della Repubblica “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana” (art. 7).
Tali diritti sono di ogni singolo nei confronti della comunità e si tramutano in altrettanti doveri di solidarietà di ogni singolo membro della comunità. È compito dello Stato obbligare i singoli ad adempiere questo grave dovere, in misura adeguata alle capacità che ciascuno ha di contribuire a tale finalità. Pagare le tasse oggi è dunque mettere del proprio a disposizione della comunità, è il primo doveroso passo per far la propria parte in vista del bene comune della società a cui si appartiene. Nessun privato può valutare necessità e problemi di un popolo, né ha strumenti per risolverli. Ma il cristiano sa che se ha, ha per dare, e quando lavora, lavora anche per chi è disoccupato: perciò deve essere lieto di pagare le tasse. Infatti lo Stato non gli toglie del suo, ma una parte di ciò che possiede, che di diritto già appartiene a chi è svantaggiato. Sì, perché la proprietà privata è giustificata, ma in chiave sociale. Che la distribuzione degli oneri fiscali sia più o meno giusta, che il governo sprechi o rubi… questo accade ovunque; ma in qualunque democrazia rappresentativa, il cittadino accetta la regola della maggioranza e deve operare attivamente per cambiare un governo che usi male il denaro pubblico.
Per inciso, si può osservare che la tassazione indiretta, sulla benzina per esempio, ha in sé una radice di ingiustizia: chi la usa viene colpito dalla tassa in ugual misura, povero o ricco che sia. La tassazione diretta invece può e deve essere adeguata alla reale capacità contributiva del singolo, anche se bisogna essere attenti a non scoraggiare con troppi balzelli la sana imprenditoria, che produce beni utili e crea posti di lavoro e perciò contribuisce al benessere globale della comunità. Ne risulta che non ci può essere giustizia fiscale assoluta: esistono sistemi fiscali complessi, sostanzialmente non ingiusti. Occorre sapere accettare le scelte che la democrazia impone, correggendole con mezzi legali, mirando agli interventi che migliorano la società, soprattutto per i più deboli. La ricerca del bene comune e del sostegno ai poveri è estremamente complessa: solo le pubbliche istituzioni possono condurla e aggiornarla adeguatamente. Per esempio è moralmente disordinato evadere le tasse e dare, anche molto, ai missionari: bisogna prima compiere il proprio dovere e poi essere liberali. Dunque pagare le tasse è primario dovere di giustizia.
Don Fiorenzo Chiasera
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