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Unità dei cristiani ed Europa
Siamo nel bel mezzo dell'ottavario di preghiera per l'unità dei cristiani, una pratica istituita già nel 1908 dal pastore protestante americano Paolo Wattson, che allo scopo aveva fondato anche le due comunità – maschile e femminile – dette dell'Atonement. La pratica dell'ottava di preghiere tra il 18 gennaio, festa della Cattedra di San Pietro, e il 25, festa della Conversione di San Paolo, si è diffusa poi in tutte le Chiese cristiane. Sì, perché la divisione tra chi crede nello stesso Cristo è uno scandalo. E' da dire però che le divisioni avvengono non in nome di Cristo, ma dei suoi diversi annunciatori. La tentazione è antica, se già San Paolo l'ha denunciata nella comunità di Corinto.
Siamo nel bel mezzo dell'ottavario di preghiera per l'unità dei cristiani, una pratica istituita già nel 1908 dal pastore protestante americano Paolo Wattson, che allo scopo aveva fondato anche le due comunità – maschile e femminile – dette dell'Atonement. La pratica dell'ottava di preghiere tra il 18 gennaio, festa della Cattedra di San Pietro, e il 25, festa della Conversione di San Paolo, si è diffusa poi in tutte le Chiese cristiane. Sì, perché la divisione tra chi crede nello stesso Cristo è uno scandalo. E' da dire però che le divisioni avvengono non in nome di Cristo, ma dei suoi diversi annunciatori. La tentazione è antica, se già San Paolo l'ha denunciata nella comunità di Corinto, dove alcuni dicevano “Io sono di Paolo”, altri “Io sono di Apollo” e altri ancora “Io sono di Cefa”. San Paolo però reagisce con una domanda spiazzante: “Forse che Cristo è diviso?”. La chiave interpretativa e la via di uscita dalle divisioni è sempre quella: misurarsi su Gesù Cristo, sui suoi sentimenti e sui suoi comportamenti.
Oggi a sollecitare e auspicare un'unione tra i cristiani c'è un grave “segno dei tempi”, costituito dalla crisi economica, che morde tutti e in modo particolare l'Europa. Lo scandalo non è solo quello di vedere i cristiani divisi sulle dottrine teologiche e nei rispettivi riti, ma di vederli con visioni e scelte contrapposte anche per quanto riguarda i drammi umani che la crisi provoca. Divisioni non soltanto tra cattolici, protestanti, anglicani e ortodossi, ma anche tra cattolici italiani, francesi e tedeschi. Nazionalismi che si misurano sulla base di interessi e vantaggi diversi, con il nuovo metro che si chiama “spread”. Tutti lamentano l'assenza o la latitanza di una politica comune europea. Ma dov'è quell'Europa che si voleva qualificare per le comuni “radici cristiane”?
Un momento alto di riflessione e progettazione tra tutti i cristiani d'Europa c'è stato quando a Basilea dal 15 al 21 maggio dell'ormai lontano 1989 si è svolta l'Assemblea ecumenica. Tutte le Chiese cristiane erano presenti e tutte hanno firmato il documento finale. Ma quale Europa, partendo dalla comune appartenenza a Cristo, prospettavano? L'immagine adottata fu quella della “casa comune”, di cui dettavano anche alcune “regole”. Le elenco in sintesi, lasciando a voi confrontarle con l'attuale situazione e con i meccanismi del confronto in atto. La prima regola affermava “il principio dell'uguaglianza di tutti coloro che vivono nella casa, indipendentemente dal fatto che siano forti o deboli”. Seguiva il “riconoscimento di valori quali la libertà, la giustizia, la tolleranza e la partecipazione”. Sul piano pratico di tutti i giorni si vedeva “un atteggiamento positivo verso le persone di diversa religione, cultura e visione del mondo”. E, immagine complessiva che la casa dovrebbe offrire: “porte e finestre aperte”, ravvisate in molti contatti personali, scambi di idee, dialogo anziché violenza nella risoluzione dei conflitti. Casa aperta l'Europa, si specificava ulteriormente, e cioè luogo di rifugio e di protezione, di ospitalità dove gli ospiti non siano discriminati ma trattati come membri della famiglia. E coloro che vivono nella casa dovrebbero lavorare (leggi: fare politica) contro le disuguaglianze tra i ricchi e i poveri, contro le divisioni tra Nord e Sud all'interno dell'Europa, contro la discriminazione degli stranieri e contro l'ingiustizia della disoccupazione di massa.
Sembra di leggere un giornale di oggi, ma sono regole scritte 22 anni fa, partendo però da quella coscienza che accomuna tutti i credenti in Cristo. Uno scenario che può attualizzare la preghiera per l'unità dei cristiani, offrendo motivazioni che, se da una parte acuiscono lo scandalo delle divisioni, dall'altra stimolano la fede a farsi testimonianza.
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