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Al via gli interventi con la Custodia di Terra Santa

A Cafarnao e al Getsemani i trentini si mettono all’opera

Siglato il 17 dicembre il progetto con cui la Provincia autonoma interviene nell’importante sito archeologico della Galilea: si realizza un nuovo arredo con il porfido trentino e con il legno dell’Alto Adige.

Parole chiave: Medioriente (162), Terrasanta (29), Trentino (858), cooperazione internazionale (432)

Siglato il 17 dicembre il progetto con cui la Provincia autonoma interviene nell’importante sito archeologico della Galilea: si realizza un nuovo arredo con il porfido trentino e con il legno dell’Alto Adige.

Saranno carpentieri nonesi a rimettere in sesto il tetto della Basilica del Getsemani, grazie alla Fondazione Opera Campana dei Caduti di Rovereto. Padre Kaswalder, francescano di Roverè della Luna svela i dettagli

Cafarnao - Il sito della cosiddetta "casa di Pietro". - 2012 - Vita Trentina

Cafarnao - Il sito della cosiddetta "casa di Pietro". - 2012 - Vita Trentina

Via libera al “cantiere” trentino a Cafarnao. Forse già la prossima estate calpesteranno porfido della Val di Cembra le migliaia di visitatori che ogni giorno arrivano da tutto il mondo in quest’angolo di Galilea per ricostruire almeno con gli occhi la vita di Gesù nel villaggio sulla sponda settentrionale del lago di Tiberiade, dove Gesù trascorse gli anni della predicazione assieme ai suoi primi discepoli.

Uno dei siti più famosi e suggestivi, il più accreditato dai primi archeologi francescani e poi da padre Virgilio Corbo che nel 1968 ritrovò qui quella che dovrebbe essere l’abitazione della famiglia di Pietro frequentata da Gesù. Eppure da tempo si avverte la necessità di una sistemazione che possa favorire la fruibilità dell’area da parte delle grandi folle di turisti, in ripresa in Israele dopo i timori suscitati dagli eventi della primavera araba.

“Finalmente ci siamo. Dopo almeno due anni di confronti  mi fa piacere attraverso il settimanale diocesano  che proprio il 17 dicembre abbiamo scelto a Gerusalemme il progetto definitivo che sarà finanziato dalla Provincia di Trento, grazie anche al Consorzio produttori di Albiano”, c’informa a Gerusalemme padre Pietro Kaswalder, francescano di Roverè della Luna, che vede ormai vicino anche l’arrivo del materiale (annunciato forse troppo in anticipo nel novembre di due anni fa) per la nuova pavimentazione.

Il missionario, biblista di fama da 32 anni in Terra Santa, ci mostra nel dettaglio le carte progettuali dell’arredo messo a punto d’intesa dall’arch. Osama Hamdan e dall’ing. Ettore Soranzo per la Custodia della Terra Santa (al progetto partecipa anche l’ong ATS pro Terra Sancta), ma è sufficiente una visita in loco, nel sito di Cafarnao, per cogliere come l’attuale passaggio “obbligato” per tutti i gruppi sia motivo di disturbo reciproco.

“Sarà invece realizzato con il porfido un sentiero che girerà attorno a tutto il perimetro del sito e sarà caratterizzata da alcune piazzole rialzate per la sosta dei gruppi. Le passerelle in legno permetteranno ai pellegrini di camminare attraverso le rovine della città antica. Così sarà anche possibile una miglior visione complessiva dell’area, lo sguardo arriverà fino al lago”.

Se Trento offre il porfido Bolzano metterà il legno per completare l’arredo: grazie all’operazione “Un listello per Cafarnao” lanciata lo scorso anno insieme all’arch. Bruno Pedri con la Cassa Rurale di Roverè della Luna, padre Kaswalder ha coinvolto anche le comunità altoatesine per mettere a disposizione il legno della tradizione. “Sono salito recentemente a Bolzano per sensibilizzare sul programma lanciato dalla nostra Custodia  – spiega Kaswalder – e anche per valutare l’interesse ad ospitare in Alto Adige una mostra sui capolavori di un artista locale, Friedrich Pacher. Guardate queste sette tavole che abbiamo in consegna da molti anni…” Siamo infatti all’interno dello storico Museo Archeologico Francescano, dentro il convento della Flagellazione a Gerusalemme, dove una donazione altoatesina ha fatto arrivare alcune opere dell’artista di Vipiteno, destinate alla piccola chiesa di San Pietro a Tiberiade. Illustrano episodi della vita di Pietro e Paolo, ma sullo sfondo appaiono panorami in cui l’artista sudtirolese, ispirandosi alle sue montagne, ha inserito perfino un’inconfondibile cattedrale di Bressanone.

Il secondo progetto, certamente più dispendioso, meno evidente forse ma altrettanto significativo, va ad affrontare invece la problematica emergente del  degrado in cui versano molti edifici sacri: ne ha parlato recentemente anche il Corriere della Sera in riferimento alla Basilica della Natività di Betlemme che va a pezzi: da 150 anni non si è fatto alcun intervento e sembrano caduti nel vuoto gli appelli dei palestinesi (che la considerano patrimonio nazionale) agli occidentali.

I custodi di Terra Santa guardano preoccupati al tetto della “loro” Basilica dell’Agonia al Getsemani dove la copertura, danneggiata all’80 per cento, rischia un effetto colabrodo. Sperano di poter contare su risorse trentine per rimetterla in sicurezza: è formata da numerose piccole cupole in piombo e rame, logorate in on pochi punti, con conseguenti colate di piombo all’interno che mettono gravemente a rischio i magnifici mosaici interni d’epoca bizantina.

Viene dalla val di Non la ditta esperta che è stata individuata per affidare i lavori in mani sicure. Quelle di Adriano e Matteo Plaga, carpentieri di Salter, che già si sono conquistati la fiducia dei frati e del loro “maestro” (l’archeologo P. Michele Piccirillo, scomparso pochi anni fa) nel recente intervento di ristrutturazione del tetto del vicino santuario del Monte Nebo.

“I lattonieri trentini hanno già effettuato un sopralluogo qualche mese fa e sono pronti a partire”, afferma padre Kaswalder che non vuole però sbilanciarsi sui tempi, considerati i precedenti e le difficoltà burocratiche che sempre incontrano gli interventi sul patrimonio artistico in Israele. Ma è fiducioso però sul piano dei finanziamenti (metà è già disponibile) grazie ad alcune sponsorizzazioni pubbliche e private e soprattutto alla disponibilità della Fondazione Opera Campana dei Caduti di Rovereto che si è accollata l’onere di prendere l’iniziativa offrendo così una copertura giuridica al finanziamento. “Entro il 2014 vorremmo aver completato i lavori al Getsemani e intanto dovremo occuparci di un’altra situazione d’emergenza, il santuario sul monte Tabor. E’ importante capire che passa anche attraverso l’attenzione a questo patrimonio di fede e di storia l’aiuto concreto alla presenza sempre difficile  dei cristiani in Terra Santa”.

A Cafarnao e al Getsemani i trentini si mettono all’opera
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