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Non pagare le tasse peccato e scandalo
Nonostante le misure anti-evasione, introdotte dal Governo Monti, dietro il motto “pagare tutti per pagare meno” e il richiamo dei vertici della Chiesa italiana, finora, non si sono visti né ressa davanti ai confessionali o presso gli Uffici delle Imposte, né esuberi carcerari per questi reati.
“Evadere le tasse è peccato”. Lo ha dichiarato il presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco, nella sua prolusione in occasione del Consiglio permanente in corso a Roma. Su questo stesso tema si era pronunciato con altrettanta fermezza il vescovo Luigi Bressan, in occasione degli auguri natalizi, tramite radio Trentino inBlu, mentre Vita Trentina ha voluto approfondire la questione dal punto di vista morale, nel dotto e appassionato editoriale della settimana scorsa, del teologo Fiorenzo Chiasera.
Bagnasco va oltre affermando che per un soggetto religioso l'evasione fiscale “è addirittura motivo di scandalo”. La lotta all'evasione forse non ha mai trovato una così stretta sintonia d'intenti, in un perfetto allineamento fra principi morali e regole civili.
I dati sull'evasione in Italia hanno dell'inverosimile. Secondo alcune fonti raggiunge 200 miliardi di euro, ma in base a quanto riferito dal Presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolini, ha ormai raggiunto un livello pari al 18% del Pil: circa 350 miliardi di euro annuali. Questo significa mancati introiti per oltre 150 miliardi di euro nello stesso arco di tempo. Centinaia gli evasori totali scovati durante il 2011 dalla Guardia di finanza per 50 miliardi di redditi non dichiarati. Il sistema dell'evasione è diffuso e molteplici i canali attraverso i quali si perpetua: operazioni di compra-vendita senza emissione di fattura, ricevuta o scontrino fiscale, false dichiarazioni dei redditi con conseguente mancata o errata dichiarazione fiscale e successivo mancato versamento dell'imposta realmente dovuta. E poi ancora frode fiscali, elusione fiscale, riciclaggio di denaro sporco, esportazioni di capitali nei paradisi fiscali.
Nonostante le misure anti-evasione, introdotte dal Governo Monti, dietro il motto “pagare tutti per pagare meno” e il richiamo dei vertici della Chiesa italiana, finora, non si sono visti né ressa davanti ai confessionali o presso gli Uffici delle Imposte, né esuberi carcerari per questi reati. Bagnasco ha toccato anche il punto dolente dell'Ici, dichiarando che la Chiesa “non chiede trattamenti particolari”, ma semplicemente di aver applicate a sé, per gli immobili utilizzati per servizi, le norme che regolano il no profit. Non intende, conseguentemente, coprire auto-esenzioni improprie, proponendosi al contrario di cooperare attivamente con il Governo, definito da Bagnasco di “buona volontà”, a riequilibrare l'assetto della spesa in termini di “equità reale”, e di metter mano al comparto delle entrate attraverso un “azione di contrasto seria, efficace, inesorabile alle zone di evasione impunita, e ai cumuli di cariche e prebende”.
Parole forti e limpide per il cristiano, semplice cittadino, politico o imprenditore, che sia, al quale non è consentito di nascondersi neppure dietro l'alibi della gravosità della pressione fiscale in Italia. Nominalmente è del 43,8% e potrebbe aumentare a causa delle tasse locali previste. In pochi credono all'inversione di tendenza, annunciata. La Sicilia ha innalzato i “forconi”, i tassisti promettono sfracelli, i benzinai la chiusura delle pompe,i camionisti nei posti di blocco si arrotano, gli avvocati la diserzione dei tribunali. La contestazione monta. La matassa si fa più ingarbugliata. I Partiti, è la raccomandazione di Bagnasco, si devono impegnare, i Comuni vigilino. La Chiesa farà la sua parte. Di certe polemiche farebbe volentieri a meno perché finiscono per far sorgere sospetti inutili, e, in ultima istanza, per “infirmare il diritto dei poveri di potersi fidare di chi li aiuta”.
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