Una storia non raccontata è una storia dimenticata: con questa frase inizia “La chiave di Sara”. Tratto dall’omonimo romanzo di Tatiana De Rosnay e diretto da Gilles Paquet-Brenner, il film si snoda tra la Parigi del 1942, dove tra il 16 e il 17 luglio più di tredicimila ebrei vennero arrestati e ammassati in condizioni disumane nel Velodromo d'inverno, per essere poi trasportati nei campi di concentramento, e la Parigi del 2009, dove la giornalista Julia Jarmond è impegnata a scrivere un servizio proprio su quel dramma. Julia non sa che dietro alla storia c'è il volto di Sara e che la sua vita sarà per sempre cambiata da questo incontro oltre i confini del tempo.

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Cinema - Una scena del film di Gilles Paquet-Brenner "La chiave di Sara". - 2012 -

Cinema - Una scena del film di Gilles Paquet-Brenner "La chiave di Sara". - 2012 -

Tratto dall’omonimo romanzo di Tatiana De Rosnay e diretto da Gilles Paquet-Brenner, La chiave di Sara si snoda tra la Parigi del 1942, dove tra il 16 e il 17 luglio più di tredicimila ebrei vennero arrestati e ammassati in condizioni disumane nel Velodromo d'inverno, per essere poi trasportati nei campi di concentramento, e la Parigi del 2009, dove la giornalista Julia Jarmond è impegnata a scrivere un servizio proprio su quel dramma. La spinge il desiderio di far conoscere una storia che sembra nuovamente dimenticata, a distanza di qualche anno dalla clamorosa dichiarazione del presidente Jacques Chirac, che chiese ufficialmente scusa per il ruolo di complicità avuto dallo stato francese nel raid: i giovani colleghi della redazione ignorano completamente la drammatica vicenda.

Julia non sa ancora che dietro alla storia c'è il volto di Sara e che la sua vita sarà per sempre cambiata da questo incontro oltre i confini del tempo.

A legare le loro vite così lontane è un vecchio appartamento nel cuore popolare di Parigi, quello dove vivevano i nonni di Bertrand, marito di Julia, lo stesso appartamento da cui a dieci anni Sara Starzynski fu strappata per sempre ai suoi giochi e alla sua infanzia, cercando di salvare tra quelle mura il suo bene più prezioso. Cosa ha nascosto Sara nell'armadio chiuso con quella piccola chiave che non abbandona mai? Perché il suocero di Julia non parla volentieri della sua vecchia casa? E ora, dov'è Sara?

Sullo schermo si alternano le due epoche e i due piani narrativi, lo spettatore rivive la tragedia della Shoah attraverso gli occhi di Sara, e si affianca a Julia nella ricerca dei pezzi di un mosaico che lentamente va ricomponendosi, unendo passato e presente.

La chiave di Sara è un film sulla memoria, dei grandi avvenimenti della Storia e delle piccole cose che disegnano la vita di ciascuno di noi, sulla necessità di ricordare per capire chi siamo stati e chi potremo diventare.

La testardaggine con cui Julia si lancia nelle sue ricerche, che la porteranno da Parigi a New York, sua città natale, e addirittura in Italia, non è solo la passione di un giornalismo che cerca la verità, ma anche il desiderio di una donna di dare senso nuovo e autentico ad una vita solo apparentemente perfetta.

Per Sara, sopravvissuta alla deportazione, ma non all'orrore di quell'esperienza, la memoria è un peso terribile con cui vivere ogni giorno, che si stempera ma non si cancella nell'abbraccio sincero di una famiglia adottiva, nel volo oltreoceano alla ricerca di una serenità impossibile.

Accanto alle protagoniste femminili, ben interpretate da Kristin Scott Thomas e da Mélusine Mayance, ogni personaggio si trova ad affrontare la propria memoria e la propria verità. Non ci sono un modo e un tempo giusti per farlo, ognuno è solo di fronte alla sfida della sua vita. Ma i rapporti che in tanti modi diversi ci legano alle persone che incontriamo lungo il cammino sono raggi di sole che illuminano e riscaldano: per non perdere questa luce, per non dimenticare, è importante raccontare, e La chiave di Sara, pur rischiando in qualche punto di cadere nella prevedibilità del romanzo, riesce a parlare con sincerità al cuore dello spettatore.

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