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Equità vo' cercando e... cristianesimo
Il trinomio che l'attuale governo “tecnico” ha lanciato a mo' di slogan e promessa è: “rigore – crescita - equità”. Ebbene, il rigore s'è già visto nella prima manovra passata in parlamento; la crescita è attesa come frutto delle cosiddette liberalizzazioni che attendono di essere approvate. Quella che non si è vista ancora né progettata né realizzata è l'equità. Un altro modo per dire quello che nella dottrina sociale della Chiesa viene chiamato “bene comune”. E che dovrebbe attraversare sia il rigore che la crescita.
Il trinomio che l'attuale governo “tecnico” ha lanciato a mo' di slogan e promessa è: “rigore – crescita - equità”. Ebbene, il rigore s'è già visto nella prima manovra passata in parlamento; la crescita è attesa come frutto delle cosiddette liberalizzazioni che attendono di essere approvate. Quella che non si è vista ancora né progettata né realizzata è l'equità. Un altro modo per dire quello che nella dottrina sociale della Chiesa viene chiamato “bene comune”. E che dovrebbe attraversare sia il rigore che la crescita. Il rigore è apparso nella “sistemazione” delle pensioni, nell'aumento del prezzo della benzina e del gasolio, nella prospettiva di aumento delle tariffe per i servizi, ma equità avrebbe voluto che ci fossero anche tassazioni sui patrimoni e sulle rendite finanziarie. La crescita è intravista nelle liberalizzazioni di determinate professioni (i cui rappresentanti già scendono in piazza a protestare), ma non si è vista ombra di progetti per le energie alternative e di tagli alle spese militari, che l'Italia prospetta con la dotazione di 131 nuovi e costosissimi cacciabombardieri. E va bene, sappiamo che dobbiamo attendere una cosa per volta, sappiamo anche che questo governo fa sì proposte, ma poi devono diventare effettive in parlamento attraverso il voto di una maggioranza improvvisata per l'emergenza, ma con al suo interno partiti con visioni diverse della società, ivi compreso anche quello che per anni non ha fatto le riforme promesse, ha negato la crisi, e resiste nella sua visione neoliberista che tutti riconoscono ora come artefice della crisi stessa.
C'è un altro handicap molto corposo e decisivo che qui ho già illustrato. Non si esce dalla crisi senza l'apporto dell'Europa che è ben lontana dal solo rappresentare quella “casa comune” che dovrebbe essere. Si chiama Unione Europea, ma ogni nazione va per conto suo, anzi, se una si trova in situazioni migliori esige che le altre si adeguino con i propri mezzi, profittando anzi del divario segnalato quotidianamente dallo spread.
Ma qui mi preme segnalare assieme al deficit di equità un silenzio della teologia cristiana. L'hanno denunciato un gruppo di preti tra i quali parecchi parroci che nei giorni scorsi si sono dati appuntamento a Firenze. Si sono rivolti ai teologi italiani per chiedere loro dove stanno mentre multinazionali e banche vendute al dio denaro governano il mondo; dove stanno mentre si riducono le spese per il sociale, la sanità e la scuola; dove stanno mentre la gente del Sud del mondo si riversa sulle spiagge di Lampedusa e viene respinta indietro; dove stanno mentre il bilancio familiare diventa insufficiente e la precarietà riduce a brandelli sogni e progetti; dove stanno mentre sfilano per le strade e gridano in Internet gli “indignados”.
Richiamano il compito dei teologi che sintetizzano nel coniugare “Bibbia e giornale”, citando Karl Barth laddove dice: “E' necessario che tra la Bibbia e il giornale come tra i due poli di un arco elettrico comincino ad accendersi lampi di luce per rischiarare la terra”. Per dire che la fede cristiana non è sospesa in aria di dottrine astratte, ma si cimenta con la realtà facendo scintille.
I parroci anche delle città come Trento e Bolzano stanno scoprendo e ricevendo segnalazioni di sempre nuove famiglie che non riescono a metter su la pentola per il desinare e per la cena. Hanno promosso iniziative per “l'emergenza alimentare”, coniugando appunto la Parola di Dio con le quotidiane esigenze.
Ai teologi italiani viene chiesta una lettura aggiornata, calata nella carne sofferente del nostro tempo della Parola di Dio, cosicché diventi progetto da proporre a tutti e in modo particolare ed esigente alla cosiddetta “nuova generazione di politici cattolici”, che abbiano il coraggio di denunciare il fallimento di un sistema e di proporre l'alternativa. Già è avvenuto con la teologia della Liberazione nata appunto dalla lettura fatta assieme al popolo della Bibbia.
Perché equità è sinonimo di cristianesimo.
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