Prima o poi nella vita ciascuno di noi incontra o si scontra con il male. Certamente ognuno di noi ha fatto esperienza del male nella sua duplice realtà di sofferenza o di peccato. Sempre di male si tratta, di qualcosa che non è nostro, che non ci realizza, che non ci fa star bene, che ci è estraneo, che nega la nostra verità. Qui si gioca uno dei grandi interrogativi della vita, anche per i cristiani; non tanto, non solo "cosa è il male?'", ma soprattutto "perché c'è il male?". Qualche volta arriviamo a capire cos'è il male, ma difficilmente comprendiamo perché c'è il male. Soprattutto il male come sofferenza e morte.

Prima lettura Gb 7, 1-4.6-7Salmo 146 (147)Seconda lettura 1Cor 9, 16-19.22-23Vangelo Mc 1, 29-39 Prima o poi nella vita ciascuno di noi incontra o si scontra con il male. Certamente ognuno di noi ha fatto esperienza del male nella sua...

Prima lettura Gb 7, 1-4.6-7

Salmo 146 (147)

Seconda lettura 1Cor 9, 16-19.22-23

Vangelo Mc 1, 29-39

Prima o poi nella vita ciascuno di noi incontra o si scontra con il male. Certamente ognuno di noi ha fatto esperienza del male nella sua duplice realtà di sofferenza o di peccato. Sempre di male si tratta, di qualcosa che non è nostro, che non ci realizza, che non ci fa star bene, che ci è estraneo, che nega la nostra verità. Qui si gioca uno dei grandi interrogativi della vita, anche per i cristiani; non tanto, non solo "cosa è il male?'", ma soprattutto "perché c'è il male?". Qualche volta arriviamo a capire cos'è il male, ma difficilmente comprendiamo perché c'è il male. Soprattutto il male come sofferenza e morte; in particolare quando colpisce un innocente esso pone degli interrogativi profondi. Ma anche il peccato con il suo fascino, il suo potere, la sua inaudita capacità di mascherarsi, ci fa interrogare e ci rende pensosi: perché il male? Possiamo immaginare che anche Gesù si è posto questo interrogativo mano a mano che incontrava nel suo cammino terreno la gente, le persone, i sofferenti, gli ammalati, gli indemoniati, i peccatori.

Gesù ci tiene a precisare (Gv 9, 3), per evitare un'idea che a suo tempo come oggi  circola: tu soffri e se soffri è perché hai peccato tu o i tuoi; no, non è così! Certo, è vero, per dirla con il proverbio "chi è causa del suo mal pianga se stesso", che a volte siamo noi i fautori dei nostri dolori, ma non è sempre così, non esiste correlazione diretta tra sofferenza e peccato, fra il male, la sofferenza e il peccato. Il male c'è e dobbiamo fare i conti con esso. Emblematica è la storia di Giobbe (I lettura) con le sue vicende: "un soffio è la mia vita", giornate piene di duro lavoro e notti insonni mi sono toccate. Una visione negativa dell'esistenza umana. "Ricordati, Signore" è la sua unica preghiera;  io sono innocente e tu sei giusto.

È questo lo stile del cristiano: abbandonarsi nelle mani di Dio, come ha fatto anche Gesù, che non ha svelato pienamente il mistero del male e in qualche modo ne è rimasto lui stesso vittima. Lui che si commuove di fronte al dolore dell'uomo, sente che l'uomo non è stato creato per questo. Nell'odierna pagina di Vangelo San Marco documenta una delle sue giornate: egli va incontro all'umanità. Egli guarisce la suocera di Pietro, risana i malati, libera gli indemoniati; salva molti, ma non tutti in quel momento. La salvezza sarà per tutti solo nella risurrezione, nella sua Pasqua. Ancor oggi c'è il male: non chiudiamo gli occhi, cristiani! Viviamolo da protagonisti, consapevoli, andando avanti come Gesù; fermandoci a pregare come lui per riconoscere il male e vincerlo; per saperlo affrontare, per combatterlo, per superarlo. La pagina del Vangelo indica che Gesù vince il male amando, servendo gli altri, guarendo, andando incontro al prossimo. Forse tanto nostro male potrebbe essere vinto dalla capacità di uscire da noi stessi, di non chiuderci nelle nostre sofferenze, di non fermarci ai nostri peccati, alle nostre colpe. Così si annuncia il Vangelo, ce lo ricorda anche questa Giornata per la Vita dal tema "Giovani aperti alla vita". Siamo chiamati a stare accanto agli altri, soprattutto ai malati, ai peccatori, per annunciare il Regno di Dio e donare loro l'amore che viene da Cristo. Scrivono i nostri Vescovi nel loro messaggio: "Chi ama la vita non nega le difficoltà: si impegna, piuttosto, a educare i giovani a scoprire che cosa rende più aperti al manifestarsi del suo senso, a quella trascendenza a cui tutti anelano, magari a tentoni. Nasce così un atteggiamento di servizio e di dedizione alla vita degli altri che non può non commuovere e stimolare anche gli adulti".

In questi giorni potremo riscoprire una parola che rischiamo di logorare, facendole perdere il suo valore, permettendo che essa diventi insignificante: la parola Vangelo, Evangelo, buona notizia, lieto messaggio. Il Vangelo non è qualcosa del passato o del futuro è un messaggio di speranza per noi oggi! La Parola di Dio è per noi, per ogni uomo e ogni donna che devono fare i conti con il male.

Gesù viene per portare questa buona notizia: io devo predicare ovunque. Questo annuncio è accompagnato dai segni e si rivela nei gesti di salvezza con opere buone; un messaggio concreto. Ma anche per Gesù, come per noi, esso ha bisogno di una fonte, di una sorgente. Gesù prega in un luogo deserto. Come diceva la beata Madre Teresa di Calcutta "La preghiera è per te una sorgente per amare". Quella donna ben conosceva le tragedie, le povertà e i drammi dei poveri e dei sofferenti; ma ne era consapevole: senza comunione con Dio non si può far del bene, non si può dare una speranza, un sollievo a chi è segnato e colpito dal male. Quanti anche oggi come Giobbe sono pessimisti, a volte addirittura cinici, o appesantiti dalle situazioni della vita. Che senso ha vivere così, avere una vita che scorre via veloce; notti che non sembrano passare mai. San Paolo (II lettura) ci ha offerto una risposta: la nostra vita ha un senso; siamo chiamati ad annunciare il Vangelo, non come un qualcosa di più, quasi un diversivo, un optional o un dovere del mio essere cristiano. Esso è qualcosa di connaturale, essenziale del nostro essere cristiani, una necessità. Ognuno di noi ha questo incarico, questa missione dal giorno del suo Battesimo, della Confermazione: essere testimone di Dio, della sua verità, del suo amore, della speranza che abbiamo in lui. San Paolo dichiara: "tutto io faccio per il Vangelo". Per Paolo non è stato uno slogan, ma il senso della sua vita, dopo l'incontro con Cristo. Ci crediamo che il Vangelo è qualcosa di bello per noi, che è qualcosa di vero per noi, che è Cristo stesso? Dio non è solo quello che conta e chiama le stelle per nome (Salmo); egli conosce e chiama anche noi per liberarci dal male, per salvarci veramente.

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