Un capitolo del nuovo “Rapporto 2011” di Ammnesty International, stilato con il consueto rigore, è dedicato alla situazione mediorientale. Il Rapporto denuncia le condizioni in vivono milioni di palestinesi nei Territori Occupati e a Gaza a causa dell’occupazione militare israeliana, della colonizzazione e dell’embargo.

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Roma - La copertina del capitolo del nuovo “Rapporto 2011” di Ammnesty International dedicato al Medio Oriente e all'Africa del Nord. - 2012 -

Roma - La copertina del capitolo del nuovo “Rapporto 2011” di Ammnesty International dedicato al Medio Oriente e all'Africa del Nord. - 2012 -

Un capitolo del nuovo “Rapporto 2011” di Ammnesty International, stilato con il consueto rigore, è dedicato alla situazione mediorientale. Il Rapporto denuncia le condizioni in vivono milioni di palestinesi nei Territori Occupati e a Gaza a causa dell’occupazione militare israeliana, della colonizzazione e dell’embargo.

Nel corso del 2011 l’esercito israeliano ha mantenuto un controllo ferreo sul movimento dei palestinesi nei Territori Palestinesi Occupati (Occupied Palestinian Territories – Opt), compreso un blocco sulla Striscia di Gaza che ha acuito le difficoltà per l’intera popolazione di 1,5 milioni di abitanti, rendendoli di fatto prigionieri. Le autorità israeliane hanno rifiutato o rinviato le richieste di permessi per uscire da Gaza presentati da centinaia di palestinesi che avevano bisogno di cure mediche specialistiche; alcuni sono morti per questo diniego. La maggior parte degli abitanti di Gaza dipendeva dagli aiuti internazionali, che sono stati gravemente ostacolati dal blocco. A maggio, in acque internazionali le forze armate israeliane hanno ucciso nove uomini a bordo di una flottiglia umanitaria che intendeva infrangere il blocco.

In Cisgiordania, le possibilità di movimento dei palestinesi sono state fortemente ostacolate da centinaia di posti di blocco e barriere israeliani e dai 700 km del muro/barriera che Israele ha continuato a costruire, in larga parte all’interno della Cisgiordania. È cresciuto in modo preoccupante il numero di demolizioni da parte delle autorità israeliane di case, cisterne dell’acqua e altre strutture palestinesi nella Cisgiordania, colpendo migliaia di persone. Sgomberi forzati sono stati attuati in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, con la motivazione che le case erano state fatte innalzare senza autorizzazione, praticamente impossibile da ottenere per i palestinesi. Le autorità israeliane hanno inoltre distrutto abitazioni dei villaggi beduini nel sud d’Israele. È ripresa l’espansione di insediamenti illegali sui terreni palestinesi confiscati.

Le forze di sicurezza israeliane hanno fatto un uso eccessivo della forza contro civili palestinesi, compresi manifestanti pacifici, nella Cisgiordania e a Gaza. Soldati israeliani, membri delle forze di sicurezza e coloni hanno continuato a godere dell’impunità per le violazioni dei diritti umani commesse ai danni dei palestinesi, comprese uccisioni illegali. Sono aumentati gli arresti, i processi e le carcerazioni di persone che partecipavano a proteste non violente contro il muro/barriera. Sono stati incarcerati almeno 12 israeliani obiettori di coscienza al servizio militare.

La versione integrale del Rapporto è sul sito: www.amnesty.it.

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