L'Italia sta abituandosi alle lezioni politiche del professor Mario Monti che in veste di presidente del Consiglio dei ministri sta nobilitando la vita politica nazionale. Sale in cattedra nei summit internazionali, davanti al Parlamento ed anche con i media. Lo fa con autorevolezza calando e chiarendo in maniera comprensibile concetti economici, scelte e linea politica.

L'Italia sta abituandosi alle lezioni politiche del professor Mario Monti che in veste di presidente del Consiglio dei ministri sta nobilitando la vita politica nazionale. Sale in cattedra nei summit internazionali, davanti al Parlamento ed anche...

L'Italia sta abituandosi alle lezioni politiche del professor Mario Monti che in veste di presidente del Consiglio dei ministri sta nobilitando la vita politica nazionale. Sale in cattedra nei summit internazionali, davanti al Parlamento ed anche con i media. Lo fa con autorevolezza calando e chiarendo in maniera comprensibile concetti economici, scelte e linea politica.

Al momento dell'uscita di Vita Trentina, giovedì 2 febbraio è previsto l'incontro del premier con i presidenti delle Giunte provinciali di Trento e di Bolzano. Sono latori di contestazioni in relazione ai recenti provvedimenti “Salva Italia”, adottati bypassando le competenze statutarie e i poteri autonomistici, che potrebbero tradursi in ricorsi alla Suprema Corte, ma anche di proposte per rafforzare la collaborazione con lo Stato.

Si apre così un'ennesima trattativa che non è fatta solo di doglianze, ma di iniziative che riguardano i rapporti tra lo Stato e l'Autonomia. Lorenzo Dellai e Luis Durwalder nelle rispettive sedi istituzionali (esecutivo e assemblea legislativa) hanno avuto modo di confrontarsi e di concordare, almeno a livello di maggioranza, temi e funzioni nel campo del fisco, della giustizia e dell'ordine pubblico. Si tratta di questioni delicate, come difficili si presentano i tempi di quest'ennesima trattativa. C'è un però.

Dellai si presenta con il peso del favore al governo Monti della rappresentanza parlamentare trentina che lo sostiene; Durnwalder con il voto contrario della SVP. Sia l'uno che l'altro considerano interlocutorio l'appuntamento con un discorso di senso condiviso, tuttavia, riguardante il futuro dell'Autonomia. La trasferta, peraltro auspicata, non può risultare, dunque che utile. Trento e Bolzano non intendono defilarsi dall'impegno dell'Italia e dell'Europa per risolvere la crisi finanziaria. Allo Stato propongono la disponibilità all'assunzione di nuove deleghe per la gestione di servizi i cui costi di funzionamento sono a carico dello Stato.

E' in ballo il riconoscimento governativo del sistema o del modello autonomistico fin qui costruito nel quarantennale dello Statuto, in un vorticoso processo di mutamento della realtà civile, politica, economica e religiosa delle due comunità locali, dei cambiamenti epocali a livello nazionale e delle trasformazioni in campo istituzionale che dopo la Prima e Seconda Repubblica hanno portato al Governo dei tecnici.

Il premier conosce la realtà regionale. A Trento ha anche insegnato. Certi provvedimenti possono essere risolti, onde evitare lungaggini inutili e vertenze dolorose. I patti pregressi, come l'Accordo di Milano del 2009, devono essere rispettati, tenendo in considerazione quando accaduto successivamente. “Non andiamo a Roma, - dice Dellai - né per chiedere sconti o favori, ma per confermare l'impegno della Provincia a dare il suo contributo per il risanamento del debito pubblico”. La situazione di crisi sembra talora frapporsi come un ostacolo al confronto dei partiti e delle forze sociali con i molti “distinguo” che ogni giorni sono annunciati dall'una o dall'altra forza politica, anche tra quelle che sostengono il Governo. La stessa valutazione vale per l'Autonomia. Il professor Monti, finora, ha saputo svolgere un'opera di mediazione conseguendo risultati fino qualche settimana fa impensabili, sul fronte interno, in quello europeo ed internazionale. Di Italia si incomincia a parlare, smettendo di sparlare. Il pregiudizio è pur sempre dietro l'angolo. La sua credibilità è comunque in crescita. Questo è un bene per tutti. Ogni tappa deve confermare che si è imboccata una volta per tutte la strada giusta per uscire dalla crisi, avendo ben chiari gli interessi dei cittadini, evitando di rinchiudersi in una fortezza posta sotto assedio da finanza e mercati.

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