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Penso dunque agisco
Torna l’accoppiata Phyllida Lloyd, la regista di Mamma Mia! e Meryl Streep, che si candida all’Oscar 2012 con questa davvero mitica Thatcher. La Streep supera se stessa sia nei panni della Thatcher anziana, invecchiata di vent’anni, con il volto devastato dalle rughe e le mani scheletriche, impacciata e goffa nei movimenti, sia in quelli della Thatcher nel pieno del suo potere e del suo fascino di Primo Ministro.
«Come si sente, signora Thatcher?» le chiede un medico durante una visita. «Non mi chieda come mi sento, ma cosa penso. Cura il tuo pensiero, diventerà la tua parola, cura le tue parole, diventeranno le tue azioni, cura le tue azioni, diventeranno il tuo carattere. Io penso di essere in ottima salute».
Con questa fulminante risposta, sintetizzabile nel motto cogito ergo sum, un’anziana Thatcher racconta lo schema della sua vita: figlia di un droghiere diventa la più amata ma anche odiata Primo Ministro che regge le sorti della Gran Bretagna per undici anni.
Torna l’accoppiata Phyllida Lloyd, la regista di Mamma Mia! e Meryl Streep, che si candida all’Oscar 2012 con questa davvero mitica Thatcher.
La Streep supera se stessa sia nei panni della Thatcher anziana, invecchiata di vent’anni, con il volto devastato dalle rughe e le mani scheletriche, impacciata e goffa nei movimenti, sia in quelli della Thatcher nel pieno del suo potere e del suo fascino di Primo Ministro, con i capelli biondi cotonati alla moda anni Ottanta, i cappellini e la collana di perle.
Il film costruisce un eroe, un mito: come l’Achille piè veloce per i greci, così la Thatcher iron lady per noi europei.
La costruzione del mito opera su due piani: quello del ricordo, del successo, del potere e quello della realtà di oggi in cui, a non molti anni della morte del marito, la baronessa vive in una sorta di demenza senile, angosciata dalle allucinazioni del marito e persa nel suo mondo. Ma ogni dettaglio, ogni rumore, ogni musica rievoca in lei il passato, quando ragazzina entra a Oxford, quando cerca per la prima volta di candidarsi nel partito conservatore, quando sposa il suo amato marito, Denis Thatcher, che le rimane accanto tutta la vita come appoggio e consigliere politico, quando arrivano i figli e la famiglia.
Lei però pensa di cambiare il Paese, anzi di salvarlo, e un giorno la Thatcher decide di prendere in mano la Gran Bretagna e di candidarsi come leader del partito conservatore. La scalata non è facile, lei viene dal basso e i Tories mal sopportano la sua appartenenza sociale; inoltre è una donna in un mondo totalmente misogino. Ma la Thatcher ce la fa; nel 1979 viene eletta e dopo undici lunghissimi anni in cui ribalta le sorti dell’Inghilterra, nel 1990 è costretta a dimettersi.
Non si può dire che il film sia politicamente schierato, certo è che preso dall’enfasi del personaggio anche il capitolo drammatico della guerra all’Argentina per le Falkland, sembra un meraviglioso atto di orgoglio nazionale. E’ una sequenza di pura esaltazione della determinazione della Thatcher che non esita a dare il comando di affondare la nave argentina e, poco dopo, a scrivere personalmente a tutte le famiglie delle vittime inglesi morte per l’attacco argentino.
Sullo sfondo rimangono i contrasti con i sindacati, la classe meno abbiente che soccombe, i giovani che protestano; in primo piano c’è sempre lei, la Thatcher.
Alla fine è come sempre bravissima la Streep, che riesce a dare uno sguardo umano, un sentimento a una donna che ha cercato per tutta la vita di non sentire (o almeno di non darlo a vedere), ma soltanto di pensare e agire.
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