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Dare vita alla vita
L'Anno lanciato dall'Europa “per una vecchiaia attiva” pone la questione di come rendere vivace e godibile anche la vecchiaia.
Il 2012 è stato proclamato dall'Unione Europea “Anno europeo della vecchiaia attiva”. Un anno per sensibilizzare alla solidarietà tra le generazioni, in modo che la vecchiaia (finalmente chiamata con il suo nome) non venga vissuta come condanna, bensì come opportunità. Le statistiche ormai da parecchi anni dicono che l'aspettativa di vita sta crescendo. Dati del Ministero della Salute, pubblicati lo scorso dicembre, dicono che in Italia la popolazione sta invecchiando. Il 20.3%, cioè un italiano su cinque, ha più di 65 anni e la speranza di vita è una delle più alte in Europa e tocca i 78,8 anni per gli uomini e gli 84,1 per le donne. Questo avviene grazie ai progressi della medicina e alla riduzione della mortalità generale. Ma si parla di invecchiamento della popolazione perché contemporaneamente c'è un forte calo della natalità. Il rapporto tra gli ultra sessantacinquenni e i minori di 15 anni è tra i più alti nel mondo occidentale e supera il 144%. Gli ultraottantenni, secondo stime dell'Istat, in Italia sfiorano già la cifra dei 3 milioni.
E qui emergono i problemi, uno dei quali è già affiorato nelle misure per contrastare la crisi economica. Di questo passo i cittadini lavoratori saranno sufficienti per garantire alla massa dei vecchi una pensione decente o almeno sufficiente? Attenti però ai calcoli utilitaristici che in questi tempi vanno di moda e sono ritenuti i più concreti e razionali. Perché potrebbero far insorgere tentazioni eutanasiche. Già al tempo di Margareth Thatcher, in Inghilterra, era emersa l'ipotesi di abolire la geriatria, cioè la cura medica degli anziani, lasciando – si diceva – che vadano tranquillamente verso il loro destino. Per fortuna e per la generale esecrazione quell'ipotesi è stata bocciata. Ricordo però che anche da noi qualche moralista cattolico sosteneva che non sarebbe da escludere anche perché la fede cristiana proietta verso la vita eterna. L'”Ausmerzen” che Paolini ha colto nel nascente nazismo ammantato di scientificità potrebbe ripresentarsi ammantato di ferree leggi di mercato.
L'Anno lanciato dall'Europa “per una vecchiaia attiva” ha tutt'altri scopi e pone la questione di come rendere vivace e godibile anche la vecchiaia. Ricordo, anche per avervi partecipato, le discussioni anche entusiasmanti sui contenuti da dare all'”Università della Terza età”, nata a Trento per merito indiscutibile dell'intuito del prof. Pietro Nervi. La sintesi delle motivazioni è stata elaborata dal letterato prof. Nunzio Carmeni, che ha coniato questo slogan: “Dare vita alla vita”. Non è tanto importante contare gli anni e celebrare record di longevità quanto invece rendere gli anni significativi, gravidi di senso e – perché no? - di soddisfazione. In una parola: renderli vivaci.
Lo si fa già nella nostra società con la già citata Università della Terza età che offre saperi a tutto arco (questo è il significato di “Universitas studiorum”), con l'attività motoria e favorendo le relazioni tra le persone. Lo si fa con l'assistenza domiciliare e nelle “case di riposo”. Una figura nuova è emersa negli ultimi anni ed è quella della “badante”, resasi utile e necessaria nell'attuale conformazione delle famiglie. Nota di fremente attualità: anche per garantire tutto questo mondo attorno agli anziani serve la tanto discussa Autonomia.
Nelle comunità cristiane, accanto a quella per i bambini, i giovani e le famiglie, è nata la “pastorale degli anziani”. Tutto questo non per dire che noi siamo bravi. “Dare vita alla vita” è un dovere per il cristiano. Basti ricordare il motto di Gesù: “Sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza”.
Domenica prossima celebreremo la “Giornata per la vita”. E' motivata e imperniata sulla promozione e difesa della vita nascente. Ma quelle motivazioni valgono anche per la vita ormai nata. Appunto: per dar vita alla vita.
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