Un contributo di studio sui Reti, inerente la sfera religiosa di questo popolo, è stato proposto dall’archeologa Veronica Barbacovi nel corso di una serata organizzata dal Comune in collaborazione con l'associazione Rezia.

Un contributo di studio sui Reti, inerente la sfera religiosa di questo popolo, è stato proposto dall’archeologa Veronica Barbacovi nel corso di una serata organizzata dal Comune in collaborazione con l'associazione Rezia.Sull'origine dei Reti ci...

Un contributo di studio sui Reti, inerente la sfera religiosa di questo popolo, è stato proposto dall’archeologa Veronica Barbacovi nel corso di una serata organizzata dal Comune in collaborazione con l'associazione Rezia.

Sull'origine dei Reti ci sono tesi contrastanti; l’una, più antica, dà per certo che gli etruschi si siano spinti fino nord incalzati dalle popolazioni celtiche nel IV secolo a.C.; l’altra, in base agli studi attuali, parla di una popolazione autoctona. L’area retica è identificata dal ritrovamento di ceramiche dalle forme e decorazioni simili. Dalle fonti antiche risulta che i Reti si erano insediati a nord di Verona fino al lago di Costanza e la Unterinntal, tra il Lago Maggiore ed il Piave. Le numerose cime nel territorio retico erano ritenute sacre e su molte di esse vi erano spazi adibiti a sacrifici in onore degli dei. Talvolta, ci testimoniano le fonti archeologiche, questi roghi accoglievano anche sacrifici umani. Molto spesso venivano offerte le primizie dei raccolti.

Una delle popolazioni da annoverare tra quelle che costituivano l’unità culturale retica e storicamente attestata dal noto documento di epoca claudia rinvenuto nel capoluogo noneso e noto col nome di Tavola Clesiana, erano gli Anauni. La dott.ssa Barbacovi ha spiegato che abbiamo la fortuna di possedere delle interessanti testimonianze iconografiche che possono guidarci più vicino all’universo spirituale dei Reti. Sulla situla di Sanzeno, conservata al Landesmuseum Ferdinandeum di Innsbruck e realizzata secondo i canoni artistici ed iconografici dell’arte etrusca, vediamo rappresentata una scena che potrebbe riferirsi ad un rituale di fertilità. La scena dell’accoppiamento rituale tra un uomo ed una donna (ierogamia), crea un “pandant” con la sottostante immagine di aratura e ci riporta alla simbologia primitiva della donna come madre e terra”.

Durante la serata è intervenuto anche il linguista, prof. David Wilkinson, che ha spiegato l’etimologia di molti termini dialettali nonesi riferendoli ad una matrice latina che risulta ancora autentica nella lingua della popolazione attuale.

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