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ALCUNI ESPERTI DEL SETTORE COMMENTANO IL FENOMENO

Queste offese “in luogo pubblico”

Non è certo per alimentare un allarmismo miope che abbiamo scelto proprio il “giorno della sicurezza in Internet” (si veda a fianco) per denunciare un aspetto particolarmente inquietante sul piano culturale ed educativo come quello dei “corsi di bestemmie” on line. Ma – come dimostra l'accurata indagine di Sonia Severini, che si tradurrà anche in un esposto alla magistratura – il fatto che pochissimi finora avessero segnalato il turpe proliferare di filmati accattivanti che diffondono attacchi non solo volgari, ma anche blasfemi e antireligiosi conferma che il livello di vigilanza è ancora basso.

Parole chiave: Internet. (1), blasfemia (1), minori (145), web (105)
Trento - Schermata sul sito di YouTube. - 2012 -

Trento - Schermata sul sito di YouTube. - 2012 -

Non è certo per alimentare un allarmismo miope che abbiamo scelto proprio il “giorno della sicurezza in Internet” (si veda a fianco) per denunciare un aspetto particolarmente inquietante sul piano culturale ed educativo come quello dei “corsi di bestemmie” on line. Ma – come dimostra l'accurata indagine di Sonia Severini, che si tradurrà anche in un esposto alla magistratura – il fatto che pochissimi finora avessero segnalato il turpe proliferare di filmati accattivanti che diffondono attacchi non solo volgari, ma anche blasfemi e antireligiosi conferma che il livello di vigilanza è ancora basso.

Lo rilevava ad inizio di questa settimana di sensibilizzazione l'esperto Paolo Gasperi, coautore con Silvano Marchi dell' ebook “Di Internet e delle pene”: “C'è ancora poca consapevolezza – diceva ai microfoni di radio Trentino inBlu – dei rischi che si corrono nel mondo virtuale. Una sottostima costante, sulla quale non si riflette a sufficienza”.

Ben vengano allora gli incontri – come quelli promossi a Rovereto e a Trento – in cui si rilancia l'esigenza di un approccio cauto e corretto e s'informa sui sistemi di protezione dei minori. Come il sito gratuito gianofamily.org e giano.it, con cui la Provincia di Trento ha stipulato un protocollo di collaborazione: “Abbiamo avuto un centinaio di contatti dalla vostra provincia in questi primi mesi – ha detto la responsabile alla nostra radio diocesana – ma il nostro servizio è aperto a tutte le famiglie”.

Veniamo al dettaglio, alle “lezioni” blasfeme. Alla Polizia Postale di Trento (ne abbiamo parlato nel numero scorso), l'ispettore Renzo Ferrai, molto impegnato da denunce sulla pedopornografia, precisa di non aver avuto finora (!) segnalazioni sul caso specifico delle bestemmie. Sarebbe possibile arrivare ai responsabili? “Dipende dalla localizzazione del sito. Se italiano, possiamo avere riscontri reali e sottoporli alla legislazione italiana. Spesso però siti di questo tipo sono gestiti da italiani ma appoggiati su server all'estero (come abbiamo verificato in redazione, n.d.r.). E allora la nostra giurisdizione si ferma. E' anche il caso di YouTube, che ha sede negli USA. In caso di stati esteri bisognerebbe agire con rogatoria internazionale”. Cosa consiglia? “Il primo passo se si ravvisa un reato è fare un esposto alle forze dell'ordine. L'autorità giudiziaria, se lo ritiene, disporrà le sue indagini”. Ma il codice di diritto penale cosa prevede? “Da qualche tempo la bestemmia è stata depenalizzata – ci spiega l'avv. Stefano Daldoss - Secondo l'art. 724 del codice penale è punita solo con una sanzione amministrativa”. Ma nel caso in cui un sito propongo anche frasi contro una religione...? “Credo che, secondo gli articoli 403 e 404, dovrebbero essere perseguite dall'autorità le offese alla religione tramite i ministri di culto o chi le professa che vengono rese in luogo pubblico. Secondo me, Internet va considerato un luogo pubblico. Le sanzioni previste vanno da 1.000 a 5 mila euro”.

Insomma, nonostante sul fronte video la bestemmia non sia più sanzionabile a seguito del mancato recepimento della normativa Ue da parte del governo italiano (come l'Aiart non si stanca di denunciare), nel mare di Internet ci sarebbero gli spazi per un intervento censorio. Oltre al tema della rintracciabilità, c'è quello della sfida educativa (di cui parla qui sotto la presidente dell'AIART trentina, Cecilia Salizzoni) che non può essere misconosciuta.

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