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I “crimini” del Che
Su Vita Trentina n° 6 del 12 febbraio in una lettera si critica l'ormai superata "Teologia della Liberazione", che vedeva in Che Guevara l'eroe dei grandi promotori di quella stessa teologia. Si legge: “Non sono dunque bastate le rivelazioni sulla mostruosità dei crimini commessi dal Che Guevara?”. Mi piacerebbe conoscerli questi crimini! Ma sono sicuro che il Che di un grave crimine si è macchiato: quello di combattere per la causa dei poveri (Dom Helder Camara: “Il Che è un fratello che combatte per la causa dei poveri").
Su Vita Trentina n° 6 del 12 febbraio in una lettera si critica l'ormai superata "Teologia della Liberazione", che vedeva in Che Guevara l'eroe dei grandi promotori di quella stessa teologia. Si legge: “Non sono dunque bastate le rivelazioni sulla mostruosità dei crimini commessi dal Che Guevara?”. Mi piacerebbe conoscerli questi crimini! Ma sono sicuro che il Che di un grave crimine si è macchiato: quello di combattere per la causa dei poveri (Dom Helder Camara: “Il Che è un fratello che combatte per la causa dei poveri"). Il Che venne ferito e catturato in Bolivia nell'ottobre 1967, dopo un combattimento contro i rangers boliviani guidati da consiglieri delle forze speciali statunitensi. Venne lasciato 15 ore senza cure mediche in un locale della scuola elementare di La Higueras, e trucidato alle 6 del mattino con un colpo di pistola all'altezza del cuore. Aveva 39 anni ed era padre di 4 figli. Era giunto perentorio e inequivocabile l'ordine di eliminarlo. Risuonava ancora il "1 - 3 - 10 Vietnam”. Una Cuba bastava ed avanzava e le "Nazioni ricche non intendevano camminare al passo delle nazioni povere".
Enzo Biagi nel suo Diario del Novecento disse: “L'immagine del Che morto, che apparve su tutte le tv del mondo, richiamava il Cristo morto del Mantegna".
Franco Gilmozzi

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