Pag 38: Dialogo aperto
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Periscopio

La questione morale

I partiti sono tutti, chi più chi meno, intenti a fare le pulizie interne e ad assicurarsi che anche dopo lo scandalo dell'uso privato di denaro pubblico, il flusso dei cosiddetti rimborsi elettorali continui, magari sotto altro nome. La Lega a questo riguardo è diventata un test.

Parole chiave: politica (1263), corruzione (14), partiti (75)

Momento difficile per l'Italia. Perché non si sa ancora come andrà a finire e se questo governo tecnico riuscirà ad innescare la crescita e lo sviluppo o se si ripiomberà nel pericolo del default cioè della bancarotta. C'è chi dubita che le medicine già somministrate abbiano un effetto risanante. E l'argomentazione addotta è di quelle che spiazzano. Si è detto e scritto che è una cura omeopatica consistente nella somministrazione dello stesso veleno che ha prodotto la crisi. Ma il dubbio più consistente è se la politica e i partiti per essa siano in grado di provocare quello scatto di reni, quella volontà di reagire appunto politicamente che rimette in piedi il malato.

Fatto sta che i partiti sono tutti, chi più chi meno, intenti a fare le pulizie interne e ad assicurarsi che anche dopo lo scandalo dell'uso privato di denaro pubblico, il flusso dei cosiddetti rimborsi elettorali continui, magari sotto altro nome.

La Lega a questo riguardo è diventata un test. Si sa che i simboli sono più eloquenti dei lunghi discorsi. Ebbene, la Lega è passata dal simbolo della spada sguainata di Alberto da Giussano a quello più umile della scopa e per di più usata al proprio interno. Una scopa con il simbolo del sole celtico, ma sempre ramazza per raccogliere ed espellere la sporcizia di casa, magari nascosta sotto i mobili dei propri uffici. Dalla ex Margherita con relativo cassiere disonesto Lusi si attende un'operazione analoga, peraltro già promessa e garantita nell'arco di una settimana. Ma dopo un mese e più non si vede ancora.

Certo è che si impone la questione morale fino a ieri snobbata e considerata inafferente all'agire politico. Sì, la questione morale che riguarda anche i comportamenti degli eletti dal popolo. Non diceva forse Formigoni, cattolicissimo presidente della Regione Lombardia, quando fu interpellato sui comportamenti del leader Berlusconi, che “all'uomo politico la gente chiede di governare bene e non di essere per forza un esempio di moralità”? Adesso è lui nell'occhio del ciclone per i comportamenti di una decina dei suoi consiglieri. Eppure continua a usare l'argomento della responsabilità personale e minaccia addirittura di querela chi volesse far risalire la responsabilità all'ente che presiede, adducendo l'esimente scusa che ai vertici non si sapeva. Questa dell'ignoranza di quello che accade nella propria casa sta diventando una barzelletta. Ma il peggio è che se fosse vera questa ignoranza dimostrerebbe l'incapacità di fare i politici.

Per quanto riguarda i politici che si dicono cattolici, condivido il parere di Sergio Tanzarella, per il quale una visione cristiana della convivenza politica porta a “mettere al centro della politica la questione morale come questione di coscienze eticamente formate a perseguire il bene comune, soprattutto per gli esclusi e per i non garantiti”. Già, perché i sazi, i benestanti, i professionisti del mercato ci pensano da soli a garantirsi. E la dimostrazione palmare è data proprio da quei cassieri e profittatori che se ne infischiano non solo dei poveri e di chi nel Paese è in difficoltà, ma anche del buon nome dei partiti ai quali erano iscritti. Questo va detto anche nell'ipotesi che non si tratti di reati, ma dato l'andamento critico dell'economia del Paese si dimostra comunque un cinismo che raggela.

Il momento difficile interpella anche la Chiesa. Avevamo una compagine governativa che sottoscriveva formalmente i valori non negoziabili della Cei, ma ignorava il principio altrettanto non negoziabile del Concilio per il quale è compito della politica rendere più umana la vita delle persone. Ci dicevano che la crisi da noi è già superata, ma poi furono costretti a cedere il posto ai tecnici perché loro non ce la facevano ad evitare il baratro, che pure era loro compito allontanare. LA questione morale riguarda sì i comportamenti privati di ogni persona, ma per gli eletti dal popolo è questione morale anche fare il bene del Paese e non i propri affari.

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