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Il dramma degli “esodati”: lavoratori fuori del ciclo produttivo, che non hanno ancora la possibilità della pensione

Tutti fuori

Chi sono i cosiddetti "esodati" di cui tanto si parla in questi giorni? Sono dei lavoratori usciti dal ciclo produttivo in virtù di accordi collettivi che - per le nuove norme sulle pensioni varate dal Governo Monti - hanno perso il diritto ad andare in pensione e, contemporaneamente, si trovano senza salario e senza ammortizzatori sociali. Un dramma vero e proprio. In Europa non esistono casi nei quali una persona si trova a 58/59/60 anni senza pensione, senza salario, senza ammortizzatori sociali.

Parole chiave: pensioni (5), lavoro (810), sindacato (99), economia (916)
Rovereto - Folla tra le vie roveretane - ottobre 2009

Rovereto - Folla tra le vie roveretane - ottobre 2009

Chi sono i cosiddetti "esodati" di cui tanto si parla in questi giorni? Sono dei lavoratori usciti dal ciclo produttivo in virtù di accordi collettivi che - per le nuove norme sulle pensioni varate dal Governo Monti - hanno perso il diritto ad andare in pensione e, contemporaneamente, si trovano senza salario e senza ammortizzatori sociali. Un dramma vero e proprio. In Europa non esistono casi nei quali una persona si trova a 58/59/60 anni senza pensione, senza salario, senza ammortizzatori sociali.

Più precisamente per gli “esodati” si potrebbe ulteriormente dire che si tratta lavoratori che tecnicamente non sono licenziati, ma che non hanno concrete prospettive di continuare l'attività lavorativa. Si tratta di persone che per esempio sono rimaste coinvolte in procedure di fallimento, liquidazione coatta amministrativa, amministrazione straordinaria (in caso di cessata attività), ammissione al concordato preventivo, nell'ambito di accordi stipulati in sede governativa, con conseguente ricorso alla cassa integrazione a zero ore a cui seguirà la mobilità con la prospettiva poi di accedere alla pensione, in base alle vecchie regole.

Per effetto della riforma, questi lavoratori vedono ora scomparire completamente l'approdo al trattamento pensionistico senza peraltro poter godere di alcun altro paracadute. Lavoratori che con le loro famiglie dalla sera alla mattina si trovano senza un euro.

Il balletto delle cifre

Secondo il ministero del Lavoro questi lavoratori sono 65 mila. Qualche giorno fa però l'Inps aveva comunicato una cifra doppia: 130 mila persone nei prossimi 4 anni. E i sindacati considerano la stima del ministro Fornero "al ribasso". A queste 130 mila persone vanno aggiunti anche coloro che sono stati ammessi alla contribuzione volontaria: usciti dal lavoro, stanno versando contributi per avere un assegno pensionistico. Secondo alcune fonti gli “esodati” complessivamente intesi, in base agli accordi sottoscritti negli ultimi anni e che andrebbero in esecuzione, sarebbero circa 300 mila.

Va comunque detto che finora non abbiamo una quantificazione precisa dei lavoratori potenzialmente “interessati", una quantificazione che spieghi quanti lavoratori sono in mobilità breve o lunga, quanti a carico dei fondi di solidarietà, quanti in prosecuzione volontaria, e quanti “esodati” veri e propri, cioè lavoratori incentivati a lasciare il lavoro in vista di una pensione che ora si allontana.

Alcuni quotidiani nazionali - citando "fonti tecniche" - spiegano che il numero di 65 mila riguarda quelli che hanno lasciato volontariamente il lavoro entro il 2011 in cambio di un incentivo economico e che - secondo le vecchie regole - dovevano andare in pensione nei prossimi due anni. Il ministro Fornero in sostanza garantisce per costoro la copertura (5 miliardi di euro), mentre per gli altri saranno necessarie altre norme.

La protesta dei sindacati

I sindacati nei giorni scorsi, con una manifestazione unitaria a Roma, hanno chiesto una rapida convocazione dal Governo minacciando nuove proteste se non verrà trovata una soluzione a tutti – e non solo ad una parte – gli "esodati".

Dal palco Susanna Camusso, ha chiamato in causa i vertici dell'Inps, accusati di «non aver il coraggio» di dare i numeri reali: «Se il Governo confermasse nei prossimi giorni che gli esodati sono 65mila – ha detto la leader della Cgil – allora non resta altro che chiedere le dimissioni del presidente dell'Inps». Il sindacato chiede un'operazione verità, nella convinzione che le cifre reali del problema siano di gran lunga superiori alle stime fornite dal ministero.

Quanto al nodo risorse, per la Camusso è un «falso» problema: «Non è concepibile che le pensioni d'oro, che secondo alcuni calcoli rappresentano il 20% della spesa totale, paghino un contributo in proporzione inferiore di coloro ai quali è stata sottratta la rivalutazione – ha detto –. Va fissato un tetto, alzato il contributo di solidarietà, pagando la differenza in titoli di Stato, così si potrebbe risparmiare sulla spesa corrente e, forse, le banche comincerebbero a erogare più credito».

Duro Raffaele Bonanni che ha chiamato in causa il ministro del Lavoro: «Fornero tolga la testa dalla sabbia, incontri i sindacati, stabilisca i criteri per disciplinare le sorti di coloro che sono usciti dal lavoro nel quadro di leggi vigenti». In merito alle risorse necessarie, per il leader della Cisl «sono maggiori rispetto ai 5 miliardi stabiliti 3 mesi fa», di qui la proposta di attingere con «una parte, anche minima» ai «140 miliardi di euro che la riforma delle pensioni porterà nelle casse dello Stato».

Questa potrebbe essere solo la prima di una serie di mobilitazioni, ha annunciato Luigi Angeletti, numero uno della Uil, non escludendo l'opzione dello sciopero a sostegno delle richieste del sindacato anche sull'altro tema portante, quello della riforma del mercato del lavoro.

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