Pag 30: Televisione e cinema
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Proiezioni

Tableau vivant

Le tele dipinte degli antichi maestri racchiudono spesso un intero microcosmo e invitano lo spettatore a entrarci dentro. Ma l’ingresso, fino ad oggi, era riservato ai voli della nostra fantasia: alla capacità di ciascuno di dar vita mentalmente ai capolavori visti in qualche cattedrale o ammirati nei musei. Ora l’originalissimo film I colori della passione, del video-artista polacco Lech Majewski, traspone sullo schermo questa sorta di esperienza immaginativa, coinvolgendo gli spettatori in una vivida immersione in una delle più celebri tele di Bruegel il Vecchio, La salita al Calvario, del 1564.

Parole chiave: cinema (901)
Cinema - Una scena del film "I colori della passione" del video-artista polacco Lech Majewski. - 2012 -

Cinema - Una scena del film "I colori della passione" del video-artista polacco Lech Majewski. - 2012 -

Le tele dipinte degli antichi maestri racchiudono spesso un intero microcosmo e invitano lo spettatore a entrarci dentro. Ma l’ingresso, fino ad oggi, era riservato ai voli della nostra fantasia: alla capacità di ciascuno di dar vita mentalmente ai capolavori visti in qualche cattedrale o ammirati nei musei. Ora l’originalissimo film I colori della passione, del video-artista polacco Lech Majewski, traspone sullo schermo questa sorta di esperienza immaginativa, coinvolgendo gli spettatori in una vivida immersione in una delle più celebri tele di Bruegel il Vecchio, La salita al Calvario, del 1564. Il film trae ispirazione da un saggio che lo storico dell’arte M.F. Gibson ha dedicato al capolavoro di Bruegel (intitolato The Mill and the Cross, “Il mulino e la croce”, che sarebbe anche il titolo originale del film) e si concentra su una mezza dozzina delle centinaia di personaggi che popolano la tavola del maestro fiammingo. Tra di loro lo stesso Bruegel, interpretato da Rutger Hauer, il suo mecenate (Micheal York), ma anche la Vergine Maria (Charlotte Rampling). Non invece Gesù, che, come nel dipinto, rimane al tempo stesso centrale e poco visibile, quasi assorbito nella folla che popola la scena.

Il film assume dunque la particolare prospettiva del dipinto, che attualizza la passione di Gesù nelle Fiandre della metà del XVI secolo sottomesse alla dominazione spagnola. Una prospettiva che, sviluppata in tutte le sue conseguenze, conduce a stridenti paradossi, come quando si vede Giuda, all’interno di una chiesa cattolica, gettare le monete del tradimento prima di andare ad impiccarsi, o come quando, prima di mettere in croce un uomo, i suoi aguzzini gli mostrano un crocefisso. Un puro controsenso? No davvero, dal momento che la realtà storica del tempo vede l’Inquisizione spagnola impegnata a reprimere nel sangue le adesioni alla Riforma protestante.

Il film tuttavia non approfondisce questo aspetto oltre quanto il dipinto stesso non suggerisca. La sua ambizione rimane principalmente visionaria, e cioè quella di ricreare una scenografia scrupolosamente fedele a quella di Bruegel, all’interno della quale far muovere i personaggi del dipinto raccontandone per cenni le vicende, le attese, le paure. I dialoghi sono radi, le sequenze curatissime si susseguono senza che sia sempre chiaro il loro legame, come se la macchina da presa si inoltrasse di volta in volta nei recessi della tavola, esplorandone il complesso territorio: l’ampia radura al centro, il villaggio con le umili case dei suoi abitanti (tra cui la famiglia del pittore stesso), la fitta selva, la spianata delle croci, infine lo sperone di roccia verticale sul quale si erge il mulino a vento, elemento simbolico fondamentale del dipinto che Majewski riprende da par suo, facendo del mugnaio la figura di Dio stesso.

Tra i meriti del film non ultimo è quello di suggerire che all’arte sia affidato il dono di fermare il tempo, fissandone per sempre il segreto, il senso (il kairós). È quanto vediamo accadere in un lungo piano sequenza durante il quale i personaggi appaiono come trattenuti nel posto loro assegnato da Bruegel, in un delicato equilibrio. Ed è paradossale che proprio il cinema, arte del movimento, giunga a rendere così palpabile questo senso di stasi che invita al silenzio e alla contemplazione.

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