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Il rabbino

“Il valore della casa”

Giobbe esclama “Il Signore ha dato, il Signore ha tolto. Sia benedetto il nome del Signore”. Vivere allora è un cercare di anticipare quelli che i maestri chiamano i tempi messianici, quando il Signore nella sua misericordia farà risorgere i morti.

Parole chiave: cultura (2243), morte (107), religione (337)
Trento - Shalom Bahbout, ebreo palestinese, docente emerito di fisica all'università La Sapienza di Roma, rabbino capo di Napoli. - 2012 -

Trento - Shalom Bahbout, ebreo palestinese, docente emerito di fisica all'università La Sapienza di Roma, rabbino capo di Napoli. - 2012 -

Noto con piacere quei cartelli appesi in sala “saper ascoltare”, “saper immaginare”: “Ascolta, Israele” è fondamentale per l'ebraismo, se uno scienziato non avesse saputo immaginare, non avrebbe mai scoperto l'atomo e tutto quanto. Ascoltiamo questo canto siciliano dove si afferma “chiamo la vita, morte mi risponde” e “sono morto senza rintocchi di campane”. Come riportare la morte nelle case?

Mosè alla fine del Pentateuco aveva 120 anni, voleva entrare nella Terra Promessa e non voleva morire, ma Dio gli fa capire che neppure lui aveva il diritto di essere immortale.

Nella tradizione ebraica tutti i morti vengono rivestiti di bianco, senza alcuna distinzione. A parte il momento della sepoltura, si sta in casa – almeno per 7 giorni - dove aleggia ancora l'anima della persona e lì arrivano amici e parenti. La preghiera non ha niente a che fare con la morte, è una testimonianza di accettazione della volontà di Dio. Al momento della sepoltura uno deve riconoscere un'offesa eventualmente fatta al morto e chiedere perdono. Occorre consolare i parenti, ma non bisogna piangere troppo, perché poi si finisce per piangere per se stessi.

La morte è anche un'occasione per portare avanti gli insegnamenti ricevuti e le sue buone azioni.

Se il morto non ha parenti, è la comunità che procura le persone per la preghiera.

Giobbe esclama “Il Signore ha dato, il Signore ha tolto. Sia benedetto il nome del Signore”. Vivere allora è un cercare di anticipare quelli che i maestri chiamano i tempi messianici, quando il Signore nella sua misericordia farà risorgere i morti.

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