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Fatti e opinioni

Il governo ha battuto un colpo

La maggior parte degli osservatori valuta la mossa di Monti al Consiglio dei ministri dell’ultimo giorno di aprile come il classico colpo che il fantasma batte per far avvertire la sua presenza. Sembrerebbe una offensiva a 360 gradi messa in campo a quindici giorni dal test elettorale delle amministrative. Più probabilmente è una specie di “avviso ai naviganti” da parte di un governo la cui maggioranza si rivela sempre più come posticcia e inquieta.

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La maggior parte degli osservatori valuta la mossa di Monti al Consiglio dei ministri dell’ultimo giorno di aprile come il classico colpo che il fantasma batte per far avvertire la sua presenza. Criticato e accusato addirittura di “doroteismo” il presidente del Consiglio è sembrato avere un guizzo non si sa se di stizza o di inventiva: non solo ha nominato tre consiglieri speciali per questioni “spinose”, ma si è lasciato andare in conferenza stampa a giudizi pesanti tanto sui vari populismi in campo quanto sulla RAI.

Sembrerebbe una offensiva a 360 gradi messa in campo a quindici giorni dal test elettorale delle amministrative. Più probabilmente è una specie di “avviso ai naviganti” da parte di un governo la cui maggioranza si rivela sempre più come posticcia e inquieta.

Vediamo la scelta di nominar tre alti consulenti: il “risanatore” Bondi commissario ai tagli alla spesa, il “dottor sottile” Amato al varo di una legislazione sui partiti, l’economista d’attacco Giavazzi alle misure a favore dell’industria. In ognuna di queste nomine c’è una sorta di messaggio nella bottiglia, perché, ovviamente, in una situazione normale a cose del genere dovrebbero provvedere i ministri (persino se non sono tecnici…). La nomina di un commissario per tagliare la spesa pubblica è un chiaro messaggio alle lobby della politica che di una seria revisione della spesa non ne vogliono sapere. Sono lobby trasversali, difficili da battere perché si sostengono a vicenda.

Bondi non è solo l’uomo che ha risanato Parmalat. E’ notoriamente l’uomo che ha ottenuto il risultato chiudendo dal primo giorno tutte le “opulenze” di Callisto Tanzi: via aerei e elicotteri aziendali, via la flotta di auto blu, i privilegiati alberghi di lusso ecc. (lui risiedeva in una decorosa pensione). Scegliendo di mettere l’operazione austerità in testa ad uno specialista esterno, Monti ha mandato il messaggio che non c’è da scherzare: l’economia va maluccio e se non si taglia in autunno si deve alzare l’Iva di due punti ed allora sono dolori sul fronte dei consumi (per di più col Natale alle viste). Nessuno si illuda di poter “negoziare” su quella materia, perché il governo si è spogliato della sua titolarità.

La nomina di Amato va letta in maniera più complicata. La riforma dei partiti è necessaria perché il distacco dell’opinione pubblica da essi è diventato abissale. Però non si può nemmeno illudersi che i partiti possano essere lasciati affondare senza sostegno pubblico. Dunque bisogna trovare una proposta di alto profilo e di ampio respiro che salvi la possibilità di tenere in vita il sistema dei partiti con l’ossigeno pubblico, ma che li obblighi anche a cambiare radicalmente abitudini di vita.

Una “mission impossible” per cui ci voleva una personalità che unisse capacità di visione, competenza giuridica e senso politico. Il ritratto perfetto di Amato, anche se non sarà facile per lui ottenere un risultato nel pochissimo tempo che ha a disposizione (meno di un anno). E’ come trasformare una tribù di cacciatori nomadi in una di contadini sedentari: è accaduto nella storia, ma ci sono sempre voluti tempi molto, molto lunghi.

Meno facile è capire la designazione di Giavazzi. L’uomo è brillante, ma è un editorialista, uno sulla cui capacità di “sporcarsi le mani” non si sa nulla. Inoltre a stare a quel che scrive è piuttosto un dottrinario neoliberista, forse non la miglior scienza da usare in tempi di crisi. Supponiamo che si sia voluto dare un messaggio al mondo industriale che vede il governo imbrigliato nei lacci della pressione dei potentati sindacali e in quelli della spesa pubblica, che significa sostegno a settori economici scarsamente produttivi.

E’ inevitabile chiedersi se questa svolta funzionerà. Per capirlo abbiamo bisogno di qualche altra “mossa”: vedere come finirà l’iter per la riforma del lavoro, come si muoverà il governo sulla RAI, come i partiti reagiranno a questa ennesima sberla che di fatto ricevono (e molto dipenderà da come andranno fra 15 giorni i risultati elettorali).

Per intanto si può apprezzare che Monti abbia deciso di uscire dall’angolo. Se lo facessero anche i suoi ministri saremmo assai più vicini al traguardo.

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