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“La mia vita in musica e colori”

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SOMMARIO: Roberto Vecchioni ritorna in Trentino con un'antologia che ripercorre 40 anni di una ricca biografia

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Roberto Vecchioni e “I colori del buio”. Un Cd e un tour che in 30 canzoni ripercorre 40 anni di carriera. Non facile, ma anche un bel privilegio poter raccontare in musica un percorso di vita.

“Non è un'antologia definitiva, se ne potrebbero fare almeno altre 6 diverse. Questa combinazione mi sembrava carina perchè comprende le canzoni un po' ingenue di inizio carriera, poi quelle con molta musica sinfonica più avanti, quelle jezzate e i più grandi arrangiatori che hanno lavorato con me: Mauro Pagani, Paolucci, Lucio Fabbri. E' di fatto un omaggio ai personaggi a cui devo molto, compresi i cantautori, Guccini, De Andrè, De Gregori, che ho incontrato e mi hanno insegnato molto. E' un panorama in cui c'è una carriera, c'è una vita. E c'è una vita umana più che lavorativa. Anche perchè io non ho mai considerato fare musica come un mestiere, ma più come espressione umana.

E' più un mestiere fare il professore?

Certo si. E' un po' una vocazione anche quella ma si deve prestare molta più attenzione e non puoi parlare troppo di te stesso. Devi parlare degli altri, dell'umanità, della vita. Quando scrivi canzoni invece puoi anche sbattertene e diventare protagonista, in fondo è giusto che siano anche autobiografiche.

Queste trenta canzoni le ha scelte perchè?

Ci sono tanti percorsi che uno può decidere di seguire per scegliere. Uno è la ricerca di se stesso, che è un po' in tutti. Qui invece il tema fondamentale sono i colori, i ricordi che io ho più vivi nella mente. Magari non sono importantissimi, però... come il primo giorno a scuola, un primo incontro con qualcuno, la malattia di mia madre. Sono cose che io ricordo benissimo e che sono in canzone. Ho voluto inserire questi colori nel buio della vita. Perchè la vita è un mistero, insicura, non si sa dove si va. Ma spesso ci dimentichiamo che in questo buio ci sono un sacco di colori. E che belli o brutti che siano, ci fanno vivere.

Prima di questo lavoro, un'antologia ma con i brani storici riarrangiati, c'è stato anche Incantus. Sembra quasi che stia attraversando una stagione di sperimentazione...

Incantus è stato un esperimento, è vero. Con la sinfonica di Bologna, e mi è piaciuto tantissimo. Mettere le mani su Tchaikovsky, Prokofiev, Puccini è stato bellissimo. Senza rovinarli e rispettandoli sempre, ovviamente. Qualche canzone di Incantus è in questa raccolta e forse qualcosa di simile si ripeterà un giorno. Il mio lavoro però è fare il cantautore, scrivere canzonette. Più o meno interessanti, più o meno poetiche, ma sempre canzonette, non opere. Questa è la mia specializzazione.

Una parentesi dunque che si è chiusa e si torna alle canzonette che raccontano il nostro paese. Che sta cambiando...

Si, anche se il discorso politico mi confonde sempre di più oramai. Penso di aver afferrato una cosa e mi sfugge. La cosa che dico un giorno tre giorni dopo non vale più, quindi parlo pochissimo di politica. Però direi che ce la siamo voluta noi questa situazione, negli anni ci siamo lasciati andare. Ma io ho fiducia, gente non ladra, persone vere a cui credere in Italia ci sono. Basta scoprirli, metterli sotto i riflettori e andarci dietro. Basta chiacchieroni, ci vogliono quelli che sanno dire le cose che contano.

Le canzonette possono avere un ruolo in tutto questo?

Ce l'hanno. Non vedo perchè uno non debba ogni tanto ricordare in canzone alcuni valori. La canzone in fin dei conti è una parte, una fetta della vita sociale. Quindi ha anche questo compito ogni tanto. Magari non con pesantezza, non con rabbia e violenza. Questa è un'altra storia, fa parte di un'altra cultura che non è mia. Io sono quello che suggerisce, mette gli spunti, dà temi da svolgere”.

Ai fan il compito dello svolgimento...

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