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Mele, dalla terra... alla terra!
In uno dei tunnel scavati sotto Vervò in valle di Non nasce la prima cella ipogea con 160 tonnellate di mele. Ad agosto il bilancio di un procedimento oggi ancora sotto osservazione.
In uno dei tunnel scavati sotto Vervò in valle di Non nasce la prima cella ipogea con 160 tonnellate di mele. Ad agosto il bilancio di un procedimento oggi ancora sotto osservazione
Dopo le ipotesi, gli studi di settore, i convegni internazionali, il confronto con esperienze del Nord Europa e della Norvegia, in particolare, è entrata in funzione la prima cella allestita all'interno della miniera di dolomia del Gruppo Tassullo lungo la provinciale Mollaro-Priò. Si chiama tecnicamente “magazzino ipogeo”, ovvero sottoterra. E' il primo del genere in Italia. La fase sperimentale è ancora in corso. Si concluderà a fine agosto con l'avvio della nuova stagione della raccolta delle mele.
Nelle settimane scorse, in uno degli antri ricavati all'interno della rete di cunicoli da cui veniva estratto il materiale roccioso, sono stati accatastati 500 cassoni di mele Melinda. Precedentemente le pareti erano state tamponate per impedire la caduta di materiale friabile e l'ingresso chiuso ermeticamente con un grande portone. Il risultato finale è stato quello di trasformare una porzione di tunnel di 16 metri di lunghezza per 6,50 di altezza e 7 di larghezza in una regolare cella, priva di ossigeno, ad atmosfera controllata. La sola apparecchiatura utilizzata è quella di controllo della temperatura interna, mantenuta a 1° centigrado, necessaria per la lunga conservazione della frutta.
Dopo la sua attivazione, il grande deposito artificiale consente la riduzione di un buon 50% delle spese complessive di magazzinaggio, quelle relative appunto alla lunga fase di conservazione del prodotto prima dell'immissione sul mercato. Si tratta di un periodo che va ormai da settembre fino alla fine di agosto, per non consentire lacune nella distribuzione, tali da creare disaffezione o discontinuità nel consumatore. Il deposito è costantemente controllato da un pool di tecnici dell'ente minerario, del Consorzio Melinda e della Fondazione Mach. Si tratta di un gruppo di lavoro coordinato dall'amministratore unico del Gruppo Tassullo, Stefano Odorizzi, che si avvale della collaborazione dell'ingegnere minerario Alessio Franzinelli e del direttore marketing Gianni Dallago. Ne fanno parte anche Giuseppe Endrizzi per Melinda e Livio Fadanelli per la Fondazione Mach. Fra di loro regna l'ottimismo per la convinzione che si fa ogni giorno di più certezza sul positivo risultato di una innovazione che potrebbe modificare in modo sostanziale i sistemi legati all'intero ciclo di conservazione frutticola.
A regime, si calcola che i magazzini potranno contenere 100 mila tonnellate di mele, un terzo dell'intera produzione provinciale, con ridotti costi di costruzione in quanto non devono essere utilizzati materiali isolanti ad elevato impatto ambientale e con un contenimento del 75% del consumo di energia.
L'idea era stata avanzata nel 2004, ma era poco più di un'ipotesi. In valle circola una battuta: si dice, tra il serio e il faceto, che Melinda dovrebbe garantire al termine della sperimentazione una mela al giorno all'ideatore (o agli ideatori) dei magazzini ipogei, premiando quindi chi consentirà un grande risparmio economico con il dono prezioso della salute: perché, si sa, una mela al giorno...

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