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Parla don Emanuele Cozzi, sarà ordinato prete sabato 23 alle 16 in Duomo

«Ripartire dall'ascolto»

Nella sua biografia, affidata al sito web del seminario diocesano, si legge che è uno di quelli che ha deciso di “lasciare l’uomo vecchio per diventare uomo nuovo”. Lui è Emanuele Cozzi, 44 anni, nativo di Saronno, già religioso della famiglia di Padre Monti, approdato nel 2004 in Trentino e da sabato prossimo prete diocesano. Il passaggio dal vecchio al nuovo lo spiega bene a radio Trentino inBlu: «Era lo slogan dell’anno in cui sono entrato in seminario a Trento. Anche a 44 come a 99 anni bisogna continuare a crescere e farlo insieme.

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Nativo di Saronno, un trascorso da religioso, esperto in Scienze dell’educazione: «Incontrerò persone che cercano libertà»

Trento - Emanuele Cozzi, 44 anni, nativo di Saronno, già religioso della famiglia di  Padre Monti, approdato nel 2004 in Trentino, sarà ordinato prete il 23 giugno. - 2012 - Gianni Zotta

Trento - Emanuele Cozzi, 44 anni, nativo di Saronno, già religioso della famiglia di Padre Monti, approdato nel 2004 in Trentino, sarà ordinato prete il 23 giugno. - 2012 - Gianni Zotta

Nella sua biografia, affidata al sito web del seminario diocesano, si legge che è uno di quelli che ha deciso di “lasciare l’uomo vecchio per diventare uomo nuovo”. Lui è Emanuele Cozzi, 44 anni, nativo di Saronno, già religioso della famiglia di Padre Monti, approdato nel 2004 in Trentino e da sabato prossimo prete diocesano. Il passaggio dal vecchio al nuovo lo spiega bene a radio Trentino inBlu: «Era lo slogan dell’anno in cui sono entrato in seminario a Trento. Anche a 44 come a 99 anni bisogna continuare a crescere e farlo insieme. In seminario ho avuto tanto da compagni più giovani che mi hanno aiutato molto, aprendosi a relazioni vere. Anche nelle parrocchie dove ho svolto servizio, prima ad Arco e poi a Cles, ho incontrato tanta umanità, un tesoro che va conservato e coltivato».

Cozzi, lei scrive ancora che nella sua esperienza “galeotto” fu l’oratorio. Ovvero?

A Saronno e in Lombardia c’è sempre stata grande attenzione agli oratori. Una rete che funziona. Stando in mezzo a ragazzi e giovani vedevo che questo mi dava tanto, mi faceva stare bene con me stesso. Ho iniziato allora un cammino di discernimento vocazionale. Un mio ex professore dell’Istituto Padre Monti dove avevo studiato tipografia mi ha invitato nella sua missione nelle Filippine. Così è maturata la scelta religiosa, con lo studio delle Scienze sociali alla Lumsa di Roma. Arrivato in Trentino ho iniziato a fare l’educatore nella scuola di Arco. Qui ho incontrato don Luigi e don Daniele, parroco e cappellano dell’epoca ad Arco. Mi hanno coinvolto nell’attività della parrocchia. E sono ritornato alla mia vocazione originaria. Mi dava grande soddisfazione collaborare in oratorio. Così ho deciso di lasciare la congregazione per il seminario, ma senza alcuno strappo.

Trento - Emanuele Cozzi, che sarà ordinato prete il 23 giugno in Duomo, con alcuni seminaristi. - 2012 - Gianni Zotta

Trento - Emanuele Cozzi, che sarà ordinato prete il 23 giugno in Duomo, con alcuni seminaristi. - 2012 - Gianni Zotta

C’è dunque da pensare che nell’oratorio investirà molte delle sue risorse pastorali?

Penso proprio di sì. Anche perché credo nell’oratorio come possibilità di incontrarsi tra persone e con Dio. Mi piacerebbe far conoscere un Dio vicino, un padre accogliente.

Gli studi in Scienze dell’educazione cosa aggiungono al suo zaino di prete?

Ciò che ho studiato a Roma alla Lumsa mi ha dato un bel bagaglio di apertura mentale per vedere le persone davanti a me in modo diverso. Non da istruire, ma persone che cercano la loro libertà.

Oggi dovremmo ri-educarci a che cosa in particolare?

Bisogna dare molto spazio all’ascolto: ci sono tante agenzie che ci riempiono di dati e informazioni, ma poche persone che danno disponibilità di tempo all’ascolto.

Il milanese Cozzi che cosa ha imparato dai trentini?

Ho imparato la bellezza del piccolo paese. Persone che si aiutano e si danno un mano. La trentinità poi mi piace per i dialetti, per le particolarità: sono stato ad Arco e ho scoperto il clima della “busa”. Ho fatto il diaconato a Cles e ho percepito la “nonesità”.

Da sabato prossimo, una volta prete, cosa cambia?

E' un ripartire un’altra volta. E ogni volta un affidarmi. In estate farò il pellegrinaggio di provvidenza con i francescani da Trento a Caravaggio. Perché l’idea è quella di porre il mio servizio sotto le mani di Dio, in qualsiasi momento.

Avreste dovuto essere in due sabato prossimo prostrati in cattedrale. E invece la malattia impedisce la presenza di Italo, entusiasta vocazione adulta…

Mi è difficile parlarne. A lui, che doveva essere mio compagno di messa, dico: “grazie”. Quando sono andato a trovarlo in ospedale mi ha sorriso e quel sorriso ha risanato il mio spirito. Ora chiedo a Dio solo di essergli vicino.

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