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Editoriale

Educare al creato

“Un'attenzione sempre più consapevole ai problemi ambientali”. C'è tutto Benedetto XVI, già definito “il papa più verde della storia”, nel breve messaggio da lui inviato a Trento lo scorso finesettimana ai partecipanti del IX Forum GreenAccord sull'informazione cattolica riguardo alle tematiche ambientali.

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“Un'attenzione sempre più consapevole ai problemi ambientali”. C'è tutto Benedetto XVI, già definito “il papa più verde della storia”, nel breve messaggio da lui inviato a Trento lo scorso finesettimana ai partecipanti del IX Forum GreenAccord sull'informazione cattolica riguardo alle tematiche ambientali.

Il papa che più di ogni altro ha fatto riferimento, anche prima nella sua veste di teologo, all'ambiente – per i cristiani “creato” – e alla necessità della sua conservazione coniando quell'espressione “ecologia dell'uomo”, così densa di significato, ha posto ancora una volta il tema di fronte alla nostra coscienza.

Non sono ancora bastati un intero capitolo dell'enciclica Caritas in veritate e una lunga serie di interventi – a partire dall'Octogesima adveniens di Paolo VI o il Messaggio di Giovanni Paolo II per la Giornata mondiale per la Pace 1990 - perché, di fatto, il tema non sembra ancora entrare nell'agenda dei cristiani, soprattutto in Italia.

E anche in zone come il nostro Trentino, dove esiste una storica tradizione di utilizzo sostenibile della montagna – e del bosco in particolare come han rilevato i forestali al Forum - mantenendo cioè alti valori paesaggistici e ambientali coniugati al benessere della popolazione, è difficile mettere in atto una vera e propria “educazione al creato”. Che va oltre l'“educazione ambientale” che pure viene lodevolmente attuata da noi nei confronti dei più giovani e delle persone di ogni età nell'ottica di una formazione permanente alle “buone abitudini” (che spesso sostituiscono le vecchie, se dannose).

La natura è ormai talmente integrata nelle dinamiche sociali e culturali da non costituire più una variabile indipendente. Così educare al creato non significa solo approntare aree protette, splendide oasi, luoghi di evasione da ricordare al rientro, ma soprattutto considerarci parte integrante di un tutto affidato alla nostra responsabilità. Nel quotidiano feriale, non nel finesettimana.

Significa considerare il creato come casa comune dove ciascuno ha diritto di vivere al meglio, se l'umanità intende avere un futuro. Che poi è quanto scrivevano i vescovi tedeschi più di trent'anni fa in un documento significativo perché congiunto con il Consiglio delle Chiese evangeliche. E' dall'assemblea ecumenica di Basilea '89 che l'impegno nei confronti della natura, dono di Dio, si è intrecciato strettamente con il dialogo ecumenico dove si segnalano i coraggiosi interventi della Chiesa ortodossa cui dobbiamo anche l'introduzione della Giornata del Creato.

Ed è stato proprio Bartolomeo I ad inviare il primo messaggio in vista del vertice delle Nazioni Unite a Rio de Janeiro in corso questa settimana (Rio+20). Non “retorica teologica”, scrive il “patriarca verde”, perché per molti abitanti della terra si tratta di una questione di vita o di morte. L'invito è quello di “invertire la rotta” per costruire un mondo più umano dove regni giustizia per tutti. La strada indicata non può essere che l'integrazione fra i nostri stili di vita – da “rivedere e modificare” diceva Benedetto XVI a Bressanone – e gli ecosistemi del pianeta così da lasciarlo in eredità alle generazioni future. L'intrecciarsi delle espressioni mostra ancora una volta la valenza dell'approccio cristiano al problema nella convinzione, come scrive in questi giorni il primate anglicano Williams, che, se anche spetta ai governi prendere decisioni in merito, “noi non ci tireremo indietro”.

“Andiamo a Rio – ha dichiarato l'Osservatore permanente della Santa Sede all'UNU, mons. Francis Chullikatt, per portare la voce di coloro che non hanno voce”. Quanti pagano già oggi – e il loro numero è destinato a crescere – l'incapacità della politica di trovare un accordo sull'ambiente, nonostante tutti gli incontri, come gli accordi “deboli” dell'ultimo vertice 2011 a Durban. Un motivo in più per impegnarci tutti quanti, e incalzare i politici, per una vera “educazione al creato”.

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