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Verso l'alto, sul Garda
Lungo il Sentiero Frassati: dal santuario delle Grazie di Arco al rifugio San Pietro sul monte Calino, la prima tappa dagli olivi al grande faggio di Vedesè.
Dal santuario delle Grazie di Arco al rifugio San Pietro sul monte Calino: la prima tappa dagli olivi dal grande faggio di Vedesè
Arco, 12 giugno
“Il Sentiero Frassati? Purtroppo sono ancora in pochi a farlo. E non tutto intero. L’estate scorsa qui abbiamo visto passare solo degli scout… ma altri gruppi no”. Gli amici di Arco venuti a salutarci sul sagrato delle Grazie incoraggiano l'intento di questa ricognizione sui 95 chilometri in sei giorni: valorizzare al meglio quest’itinerario dedicato a Pier Giorgio Frassati.
“Camminerete da un santuario ad un altro santuario, nello stile semplice e antico dei pellegrini - osserva padre Saverio Biasi, il guardiano del convento francescano delle Grazie. Prima di benedire la partenza assieme a padre Paolo Moser, c’invita ad un’Ave Maria insieme. Nel piazzale, sotto lo sguardo del San Francesco scolpito dal grande fra Silvio Bottes, spicca la bacheca descrittiva del Sentiero Frassati (in sigla SF), “una delle cinque che abbiamo previsto lungo il percorso per illustrarlo”, spiega Pier Giorgio Motter, l'ex presidente SAT che ha dato la spinta decisiva alla realizzazione.
Scarponi o scarpe da trekking? Giacca a vento o poncho? I primi passi dissolvono i dubbi della vigilia, finalmente ci dirigiamo all’attacco del sentiero 401, fra i ciliegi carichi in località Ceole. Accostiamo il Varone, la cascata dei turisti e i capannoni di un’attività industriale fiorente nei decenni scorsi.
“E’ proprio la peste del Manzoni” pensiamo davanti al capitello votivo del 1630 tra Cologna e Gavazzo, uno dei numerosi segni della devozione popolare che incontreremo lungo il Frassati con la loro forza evocativa: quanto ha potuto e voluto la fede dei nostri padri…
Passo dopo passo, ci alziamo come in ascensore sul lago di Garda, lasciando via via gli olivi sui terrazzi “rubati” ai pendii. Tic tic, ecco le prime gocce, una pioggia generosa che ci accompagna nella prima tappa: “Partire con un po’ di fiducia anche se il meteo non è favorevole può essere significativo in questi tempi in cui le previsioni finiscono per condizionare troppo le scelte degli escursionisti”, riflette il saggio Tarcisio Deflorian, presidente della Commissione satina dei sentieri; con la sua competenza potrà dare un decisivo contributo alla definizione del tracciato.
Prima sosta al bar di Tenno, all’ombra del castello. C’imbattiamo in un socio della SAT di Arco: “Abbiamo fatto anche noi due tappe del Sentiero Frassati con la nostra sezione”, ci dice confermando qualche iniziativa promettente.
Fra le prime sorprese di quest'incursione in un Trentino minore sconosciuto a molti, la frazione di Calvola con ballatoi e vòlti accoccolati attorno alla sua chiesetta. “Chi passa di qui è sempre benvenuto”, è il saluto di Pia Santoni, che manifesta un'accoglienza gradita come il miele doc. Ai 790 metri del Doss de la Cros ci ristoriamo davanti alla croce voluta da Teresa Stoppini, di Calvola, per un voto datato 1809.
“Giù a Riva non vedevo mai il sole e allora adesso la pensione me la passo quassù”, spiega uno dei residenti, Osvaldo Vivaldelli, che ha tirato il giardino come il tappeto verde di Wimbledon. E questo sasso colorato di rosso, all'ingresso?: “Così gli amici possono capire subito che questa è la mia casa”, risponde alla nostra curiosità.
L'ultimo salto per sbucare sulla balconata del rifugio San Pietro (974 metri) è tutto nascosto da larici e faggi, con la sorpresa di una “brisa”, ghiotto anticipo di stagione, e del cordino voluto dalla SAT per rendere sicuro un passaggio sotto roccia. Pochi metri d'arrampicata, sufficienti a suggerire alla memoria la frase scritta di propria mano dal ventiquattrenne Frassati pochi mesi prima di morire durante un'arrampicata in Val di Lanzo: “Verso l'alto”. Esprimeva la tensione ad elevare lo spirito, a realizzare al meglio la propria umanità. Uno stile di vita e uno spunto educativo, che riprendiamo davanti alla chiesetta di San Pietro “che par na pegorela” in questa “quiete fonda, piena de misteri”,come scrive il poeta locale Giacomo Floriani, ricordato nella vicina baita. Grazie a Riccardo Pasquazzo, custode forestale di Tenno, veniamo anche a conoscere la peculiarità del monte Calino che il “Frassati” percorre sulla sommità fin quasi al grande faggio nella radura idilliaca del Vedesè.
“Ci sono vari nidi di picchio e qui scendono anche i camosci, ma è facile vedere soprattutto caprioli: le loro tracce sono le loro nicchie, liberate dal fogliame per passarvi la notte”. Anche per noi è ora di riposare, ma l'instancabile Gianni Zotta non si perde il tramonto dorato sul Garda. Domani ci aspettano 23 chilometri, fino a Tavodo.
(1-continua)

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