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Dal Brasile

Rio20, una nuova beffa

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Dalla Conferenza delle Nazioni Unite in Brasile una delusione per io paesi del Sud del mondo

La Conferenza promossa dalle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile, a Rio de Janeiro, popolarmente chiamata Rio + 20, ha confermato pienamente quello che i movimenti del popolo avevano previsto, un nulla di fatto e la continuazione da parte dei paesi del nord del mondo di una politica totalmente contraria alla preservazione dell’ambiente, della foresta, delle specie animali, e soprattutto non rispettosa dei nativi con le loro tradizioni, storie, culture e spiritualità. In fondo l’evento di Rio de Janeiro è stato l’ennesimo atto di colonialismo col quale il mondo capitalista, ricco e attanagliato da una crisi economica senza precedenti, per mezzo della famigerata “economia verde”, ha voluto imporre, ai paesi del sud del mondo la legge del più forte espropriandoli delle loro risorse naturali, dei loro territori, e violando e profanando quello che vi è di più sacro la “Madre Terra”, la genitrice, colei che alimenta, dà vita, e accoglie tra le sue braccia i suoi figli alla fine dei loro giorni. Suona come monito in questo contesto la dichiarazione del presidente boliviano Evo Morales, citando la saggezza di Fidel Castro, “nel mondo capitalista non esiste maniera di difendere la natura, infatti, l’obiettivo principale dell’attività economica è il guadagno, e la difesa della natura e dell’ambiente esige necessariamente restrizioni al lucro, al guadagno”.

L’unico vantaggio del megaevento di Rio de Janeiro è stata la possibilità dei movimenti sociali di far giungere il grido di dolore, di ripudio e disapprovazione delle politiche di sviluppo praticate dai governi e soprattutto smascherando il bluff dell’ economia verde. Purtroppo il governo brasiliano, anfitrione della manifestazione ha annunciato attraverso Gilberto Carvalho, portavoce della casa civile che, continueranno le grandi opere del PAC(Programma di Accelerazione della crescita – sviluppo) autentiche forze depredatrici e di morte tra cui la più nota diga di Xing. Della manifestazione nata dall’impossibilità dei manifestanti entrare nel recinto della conferenza e svuotata dall’assenza dei capi di stato della nazioni maggiormente sviluppate resta solamente um nuovo documento che andrà ad aggiungersi ai trattati di Kyoto, Copenaghen rimanendo lettera morta mentre, le proprie imprese statali, oggi trasformate in multinazionali continueranno inesorabilmente a ferire di morte l’Amazzonia ed i variegati biotopi brasiliani in nome di uno sviluppo e avvalendosi, ironia della sorte dello slogan “paese ricco è paese senza povertà”. Ma quale sarà il Brasile che uscirà dalla Coppa del mondo e dalle Olimpiadi? E quale il prezzo a pagare alla multinazionale FIFA da parte del governo brasiliano dei poveri, degli abitanti di strada delle grandi megalopoli come Rio, San Paolo dove la pulizia etnica e lo spostamento di massa per lasciare il posto ad opere faraoniche il cui effettivo servizio al bene pubblico e alla collettività sono nella realtà nulli ed inesistenti. Ma questo è il prezzo richiesto ai piccoli, ai poveri, agli ultimi affinché il Brasile guidato da una dozzina d’anni dal partito dei lavoratori col suo programma fortemente neoliberale e conservatore contribuisca per la crescita ed il rafforzamento delle diseguaglianze, della violenza, e di un gruppo ristretto di ricchi sempre più ricchi, dando di se un’immagine altamente positiva e di paese emergente. Frattanto dentro i suoi confini ancora regna la legge del più forte, alimentata da una spaventosa corruzione istituzionalizzata e avendo come cartina di tornasole i dati dell’incarceramento che nei primi cinque mesi, solo in San Paolo ha superato la quantità annuale dello scorso anno. Per cui la conclusione è subito tratta, eventi come Rio + 20 sono solo uno specchio per allodole.

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