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Fatti e opinioni

In balia delle onde?

La settimana politica è stata assai calda: ritorno in campo di Berlusconi (o almeno così sembra ad oggi); confusa assemblea nazionale del PD; soliti duelli verbali dei membri del governo e di varie sedi internazionali; infine l’iniziativa del Presidente Napolitano di aprire una questione di conflitto fra organi dello Stato davanti alla Corte Costituzionale. E poi c’è qualcuno che si meraviglia se Moody’s ci declassa, fingendo di non sapere che oggi il cosiddetto “rischio politico” è valutato in maniera più negativa di quello puramente economico.

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La settimana politica è stata assai calda: ritorno in campo di Berlusconi (o almeno così sembra ad oggi); confusa assemblea nazionale del PD; soliti duelli verbali dei membri del governo e di varie sedi internazionali; infine l’iniziativa del Presidente Napolitano di aprire una questione di conflitto fra organi dello Stato davanti alla Corte Costituzionale. E poi c’è qualcuno che si meraviglia se Moody’s ci declassa, fingendo di non sapere che oggi il cosiddetto “rischio politico” è valutato in maniera più negativa di quello puramente economico.

Cerchiamo dunque di capirci qualcosa. Il primo punto, il ritorno in campo di Berlusconi sta suscitando i commenti più disparati, ma, ci pare, ponendosi da prospettive sbagliate, cioè chiedendosi come possa il Cavaliere illudersi di resuscitare un malato grave o proclamando che farà anche questo miracolo.

La realtà ci pare molto più prosaica. Berlusconi sa perfettamente di avere per le mani un partito che sarà comunque pesantemente ridimensionato e che in ogni caso non può tornare al governo perché non ha a disposizione seri alleati. Allora fa un ragionamento più semplice: il suo problema non è vincere lui, ma impedire che vinca il PD diventando il primo partito con ampio distacco. Scendendo in campo riattizza gli “animal spirits” dell’antiberlusconismo e cerca di staccare frange consistenti elettorato da quel partiti ributtandoli verso grillismo, IDV, Vendola e sinistra estrema varia. Se gli riesce quel gioco, l’unica soluzione per non far precipitare il paese in una grave ingovernabilità in mezzo ad una crisi economica che, purtroppo, continuerà, è la riedizione di una “grande coalizione” fra PDL (o quel che sarà), UDC e PD, con un governo più o meno “montiano”. Così il suo partito rimarrà nell’area del potere.

Come risponde il PD a questa strategia , che non crediamo possa essergli sfuggita? Senza riuscire ad esprimere un progetto forte sulla gestione dell’emergenza, perché glielo impediscono le sue varie componenti e la paura di rompere con l’irresponsabilità dei sindacati (CGIL in testa), ma invece facendosi egemonizzare dalla politica-spettacolo su una questione da show come la piccola bagarre di quelli che pensano che la questione cruciale di oggi sia il matrimonio fra persone dello stesso sesso e l’equiparazione del loro legame alla famiglia.

Non ci pare una gran dimostrazione di capacità di leadership nel momento in cui la crisi si inasprisce e le politiche di intervento del governo non riescono a decollare. Da questo punto di vista il fatto che la cosiddetta “spending review” si stia trasformando in un coacervo di tagli dappertutto la dice lunga sui limiti di questi “tecnici”. Una revisione della spesa degna di questo nome dovrebbe non imporre genericamente a tutti di “risparmiare” (questo aveva cominciato a farlo anche Tremonti), ma avrebbe dovuto avere il coraggio di scegliere, almeno emblematicamente, alcuni azzeramenti e alcuni interventi di incremento del sostegno pubblico, di premiare delle eccellenze e di punire degli sprechi. In tempi di crisi c’è inevitabilmente bisogno anche di “teatralizzare” la differenza fra la virtù e il peccato.

Infine c’è la questione, davvero eclatante della vicenda delle intercettazioni della Procura di Palermo che coinvolgono il presidente della Repubblica. A prescindere da tutto, è incredibile che dei magistrati, che sono pezzi di una classe dirigente con ruoli delicati e non burocratici di quinta categoria, non si rendano conto che la loro gestione di questa vicenda ci fa fare davanti al mondo la figura di un sistema politico anarchico, in balia delle onde. Si poteva arrivare a queste conclusioni semplicemente con un po’ di conoscenza del diritto costituzionale e delle leggi vigenti, ma ci si poteva arrivare anche semplicemente avendo coscienza di cosa significa essere, in senso proprio, al servizio della Repubblica.

Il rischio in questa situazione è che si finisca nell’errore del qualunquismo: pensare che l’irresponsabilità di alcuni procuratori rappresenti tutto l’ordine giudiziario, che le bizze di esponenti della classe politica in cerca di palcoscenico sia indice del decadimento di tutti i politici, che la mancanza di politiche economiche selettive sia frutto dell’impossibilità di averne.

Sarebbe la premessa per una decadenza del paese dalla quale sarà poi fatica riaversi.

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