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Una Parola per noi – 5 agosto 2012 – XVIII domenica del tempo per annum – B

Fame e sete di infinito

In queste domeniche estive la liturgia interrompe la lettura del Vangelo di Marco, il più breve dei Vangeli, che viene quindi integrato da alcune pagine del Vangelo di San Giovanni, soprattutto il capitolo sesto, quello che si apre con il racconto della moltiplicazione dei pani e continua con il grande discorso di Gesù sul Pane della vita nella sinagoga di Cafarnao. Anche noi possiamo identificarci in quella folla che cerca Gesù e lo trova al di là del mare, dopo essersi sfamata di pane e pesce a buon mercato.

Parole chiave: Parola (331), Vangelo (356), omelia (284)

Prima lettura Es 16, 2-4. 12-15

Salmo 77 (78)

Seconda lettura Ef 4, 17. 20-24

Vangelo Gv 6, 24-35

In queste domeniche estive la liturgia interrompe la lettura del Vangelo di Marco, il più breve dei Vangeli, che viene quindi integrato da alcune pagine del Vangelo di San Giovanni, soprattutto il capitolo sesto, quello che si apre con il racconto della moltiplicazione dei pani e continua con il grande discorso di Gesù sul Pane della vita nella sinagoga di Cafarnao.

Anche noi possiamo identificarci in quella folla che cerca Gesù e lo trova al di là del mare, dopo essersi sfamata di pane e pesce a buon mercato. Gesù coglie allora l'occasione per fare la sua catechesi, per far riflettere quella gente sul senso della loro esistenza. La pagina del Vangelo di questa domenica è specchio della nostra realtà attuale. Forse mai, come in questa nostra epoca, il progresso ci ha fornito tante cose; abbiamo tante possibilità, almeno noi del mondo più ricco. Questi tempi di crisi economica portano a interrogarci sulla varietà e vastità di cibi e di vestiti, sull'enorme massa di strumenti tecnologici ma anche di conoscenze e di dati culturali, sullo sviluppo dei mezzi di comunicazione sociale sulla facile mobilità che in questi anni ci hanno consentito di vivere forse sopra le righe. Ci accorgiamo, sentiamo ora che tutto questo non basta. C'è una fame e una sete che tutto questo non riesce a soddisfare, a spegnere: una fame e una sete di infinito! Fame e sete di Dio, l'unico che può appagare pienamente i nostri desideri, la nostra esistenza.

Gesù educa la ricerca di quella gente e fa emergere la verità: non stavano cercando solo del cibo, ma qualcosa di più! Affiora, infatti, la grande domanda: che cosa dobbiamo fare? “Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?” (Vangelo). Che cosa fare per essere felici e appagati, contenti e realizzati? La risposta di Gesù è chiara ed esplicita: occorre credere! Lo ricorda anche papa Benedetto XVI nella lettera apostolica Porta fidei che ci introduce nell'anno della fede: “Anche l’uomo di oggi può sentire di nuovo il bisogno di recarsi come la samaritana al pozzo per ascoltare Gesù, che invita a credere in lui e ad attingere alla sua sorgente, zampillante di acqua viva (cfr Gv 4, 14). Dobbiamo ritrovare il gusto di nutrirci della Parola di Dio, trasmessa dalla Chiesa in modo fedele, e del Pane della vita, offerti a sostegno di quanti sono suoi discepoli (cfr Gv 6, 51). L’insegnamento di Gesù, infatti, risuona ancora ai nostri giorni con la stessa forza: «Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la via eterna» (Gv 6, 27). L’interrogativo posto da quanti lo ascoltavano è lo stesso anche per noi oggi: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?» (Gv 6, 28). Conosciamo la risposta di Gesù: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato» (Gv 6, 29). Credere in Gesù Cristo, dunque, è la via per poter giungere in modo definitivo alla salvezza”.

In questa Domenica, vigilia della grande festa della Trasfigurazione del Signore, ci viene ricordato che essere cristiani significa seguire Gesù. Questo non vuol dire primariamente fare delle cose ma anzitutto essere con lui, disporsi ad accogliere la volontà di Dio, aprirsi a Dio e alla sua presenza, alla sua parola, alla sua grazia e alle sue opere, come Gesù sul monte Tabor. Riconoscere che solo in Gesù c'è qualcosa di più, di più grande, di più forte, di più profondo. È la consapevolezza di Gesù stesso: io sono la risposta alla fame e alla sete di infinito. “Chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!”. Siamo convinti di questo? Ripensiamo un po' alle nostre esperienze; ripensiamo alle opinioni che ci portiamo dentro e che a volte manifestiamo. Quante cisterne screpolate abbiamo, per dirla con il profeta; quanta voglia e nostalgia di Egitto: schiavi sì, ma comodi (I lettura). Fidarsi di Dio per scoprire se siamo veramente liberi e appagati in lui. San Paolo (II lettura) ci invita a non comportarci da pagani nella vanità di una mente senza luce. Solo in Cristo c'è la verità; per questo impariamo a conoscerlo meglio, ad ascoltarlo; a rivestirci di Cristo, non come una patina esteriore, ma come il nostro habitat, la nostra identità.

Occorre anche da parte nostra fare un passo in più: fidarci di Dio, affidarci a lui; credere in lui e vivere il suo progetto d'amore e di salvezza che dobbiamo imparare a leggere. Cristo è il vero dono di Dio che ci dà la vera vita, che offre la vera vita al mondo. Solo lui dà la risposta piena alle attese umane. Scriveva Benedetto XVI nella Caritas in veritate (n. 78): “Senza Dio l'uomo non sa dove andare e non riesce nemmeno a comprendere chi egli sia”. L'opera di Dio si compie anche in noi se gli diamo spazio nel pensare, nel pregare, nell’agire aperti a lui; senza fermarci magari a sognare un falso paradiso perduto.

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