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Editoriale

Olimpiadi e fede

Errori, sviste arbitrali, vittorie, sogni svaniti e aspettative realizzate. La trentesima edizione delle Olimpiadi londinesi è tutto questo ed altro ancora come lacrime e recriminazioni, ma anche sorpresa per la sedicenne nuotatrice cinese, Ye Shiwen, un prodigio, che in acqua se la cava meglio di maturi maschiacci. Proprio quest'atleta ha causato l'erezione fra Usa e Cina di una cortina, fortunatamente di latta, per la conquista del medagliere.

Parole chiave: sport (1929), Olimpiadi (54)

Errori, sviste arbitrali, vittorie, sogni svaniti e aspettative realizzate. La trentesima edizione delle Olimpiadi londinesi è tutto questo ed altro ancora come lacrime e recriminazioni, ma anche sorpresa per la sedicenne nuotatrice cinese, Ye Shiwen, un prodigio, che in acqua se la cava meglio di maturi maschiacci. Proprio quest'atleta ha causato l'erezione fra Usa e Cina di una cortina, fortunatamente di latta, per la conquista del medagliere. Si tratta di insinuazioni di doping, un male che s'accompagna ormai in tutte le manifestazioni sportive, subdolo perché in costante evoluzione. Comprensibile l'amarezza dei perdenti, della nostra Federica Pellegrini e del suo ragazzo Filippo Magnini. Qualche parola di troppo poteva essere evitata. Ma per fortuna ci sono i risultati di una vita e le medaglie di altri connazionali a salvare la sconfitta di una prova parziale, seppure prestigiosa.

Le Olimpiadi erano state salutate con entusiasmo dal Presidente Giorgio Napolitano e dallo stesso Benedetto XVI che ha citato lo spirito della tregua olimpica, auspicando frutti di pace e di riconciliazione in tutto il mondo. Rappresentano un momento di esaltazione collettiva, globale, oggi come nel passato, un appuntamento che consente raffronti, citazioni, ricordi belli e tragici come quelli di Monaco, temuti fino alla vigilia che hanno fatto parlare di militarizzazione di Londra e della Gran Bretagna per le migliaia di uomini chiamati a garantire l'ordine pubblico. Sono molti i messaggi religiosi che accompagnano l'evento e molti anche i sacerdoti al seguito gli atleti per gioire in caso di vittoria, essere di conforto nelle delusioni, ma soprattutto ispirare riflessioni di crescita umana, di fraternità. In molte località, chiese e luoghi di culto hanno spalancato i battenti per accogliere delegazioni olimpiche e sportivi e proporre occasioni di preghiera, di meditazione, di silenzio e di catechesi in alternativa, senza forzature, al clima di esaltazione e di businnes. Il presidente della Conferenza episcopale in Inghilterra e Galles, l'arcivescovo di Westminster, Vincent Gerard Nichols, ha auspicato che le Olimpiadi possano essere un momento di nuova e rinnovata amicizia in cui forgiare la pace e una più profonda comprensione reciproca tra di noi e in tutta la comunità cristiana. Per il presidente della Cei, il cardinal Angelo Bagnasco l'avvenimento olimpico deve diventare tramite di una forza ideale capace di aprire vie nuove nel superamento di tensioni, conflitti, violazione dei diritti umani.

Fino al 13 agosto è visibile al Joshua Camp, uno dei principali simboli di fede dei Giochi e delle Paraolimpiadi,: una croce realizzata con dodici differenti tipi di legno, a simboleggiare i dodici apostoli: un dono e un ricordo per il futuro. La comunità cattolica è attiva anche all'interno delle organizzazione More Than Gold, alla quale aderiscono fedeli di una quindicina di denominazione cristiane tra le quali anglicani e ortodossi. L'arcivescovo anglicano di York, John Sentamu, ha espresso il suo compiacimento per la celebrazione del Regno Unito del suo talento sportivo accogliendo i migliori atleti da tutto il mondo per una competizione ai massimi livelli. Il Patriarca Cirillo ha garantito il sostegno spirituale agli atleti russi affidando la guida spirituale ad una sacerdote della diocesi di Yaroslavl, l'archimandrita Sylvester. Cappellano degli atleti azzurri è mons. Mario Lusek, ospite nel villaggio olimpico con atleti e dirigenti che parla degli allenamenti come di una forma di ascesi laica e dello sport come luogo di valori per la consonanza con la metafora dell'agonismo spirituale, alla continua ricerca di Dio. Fratel Colm O'Connel, missionario irlandese, è l'allenatore degli olimpionici kenyani.

Il rispetto della tregua olimpica, nello spirito dei Giochi antichi, è stato invocato anche dal segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon: Chiese e Nazioni hanno da lavorare ancora molto per il ripristino del cessate il fuoco tra Paesi belligeranti durante il confronto sportivo, la più ambita fra le medaglie.

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