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Fatti e opinioni

Bizantinismi

Vediamo la questione della riforma elettorale che è davvero una bella prova del bizantinismo dei principali partiti. Due sembrano essere le questioni principali in campo: le preferenze e il premio di maggioranza.

Parole chiave: riforma elettorale (2), elezioni (454), politica (1221)

Potrebbe sembrare curioso che nel momento in cui la disoccupazione nel paese sfiora l’11% e la situazione economica è tutt’altro che brillante i partiti continuino a baloccarsi con questioni che, francamente, non sono proprio al centro delle problematiche che affliggono questo difficile inizio di secolo. Ovviamente, ci spiegano quelli che ne capiscono, tutto dipende dall’incubo delle prossime elezioni a cui i partiti devono prepararsi cercando di non venirne travolti.

Modesti di intelligenza come siamo, qualcosa avevamo intuito anche noi. Per esempio quando Bersani fa citare dai telegiornali il passaggio in cui afferma che il PD si occuperà a fondo del tema delle unioni civili, ma che questo non vuol dire che si dimenticherà di difendere i lavoratori che in fabbrica rimangono senza rappresentanza perché il loro sindacato non ha firmato le intese, lancia in realtà due messaggi in bottiglia. Agli elettori? Al paese? Nemmeno per sogno, semplicemente a due lobby: da un lato Vendola, dall’altro la FIOM.

Non che il segretario del PD si comporti in modo anomalo: come dice il titolo di una famosa opera lirica “così fan tutte”. Monti ha un bel dire che vede la luce in fondo al tunnel: beato lui, perché non sappiamo immaginare come la speculazione possa frenare i suoi assalti verso un paese che ha una classe politica così debole.

Vediamo la questione della riforma elettorale che è davvero una bella prova del bizantinismo dei principali partiti. Due sembrano essere le questioni principali in campo: le preferenze e il premio di maggioranza.

Berlusconi vuole le preferenze, Bersani no. Perché? Semplicissimo. Entrambi hanno dei partiti che sono ormai dei carrozzoni con correnti e gruppi vari. Berlusconi, che sa che il suo partito perderà una quota rilevante di parlamentari, con le preferenze si toglie un problema. Fa correre tutti, senza dover scegliere lui (o la direzione del partito) e dunque evita scissioni. Poi sia la capacità dei singoli di raccogliere voti con le preferenze a decidere chi resta e chi se ne va. Bersani ha il problema opposto. Le preferenze lo costringerebbero a far correre disordinatamente tutte le “anime” (il termine è quanto mai improprio…) del partito e alla fine si troverebbe con vincitori e vinti interni che gli presentano il conto. Dunque avrebbe un partito ancor meno governabile di adesso.

Passiamo alla questione del premio di maggioranza. Il PDL vorrebbe andasse al partito che prende più voti, il PD alla coalizione che vince. Poiché i sondaggi danno come partito vincente il PD non si capisce perché non gli piaccia avere in toto il premio di maggioranza. Buon cuore? Ne dubitiamo. La ragione è che senza il vincolo di dover correre per il premio le maggioranze non si formeranno “prima” del voto e dopo sarebbe più complicato raccoglierle. Se può presentare la scusa della necessità di vincere il premio di coalizione forse Bersani ce la fa a far trangugiare una alleanza che metta insieme Vendola e Casini (e magari un po’ di transfughi IDV stufi dell’impazzimento di Di Pietro). In caso contrario avrà sì un partito con un più lato numero di parlamentari (e già questo è un problemino con i rapporti di corrente e di notabili che si ritrova), ma in parlamento non è detto che i numeri gli consentano quella coalizione.

Esattamente perché è consapevole di questa situazione il PDL non vuole il premio di coalizione. Berlusconi una coalizione vincente non sa come metterla assieme, ma sa altrettanto bene che è dubbio che sia il PDL (o come diavolo di chiamerà il primo partito). Però se la coalizione non si fa prima delle elezioni l’ipotesi della grande alleanza di centro-sinistra sfumerà poi in parlamento e si potranno aprire dei giochi per rimettere insieme una grande coalizione come quella attuale che sostiene Monti col PDL che rimane bene in gioco.

Tutto questo è funzionale ad aiutare il paese a venire a capo della difficile situazione in cui ci troviamo? Dubitarne è solo un esercizio di buon senso.

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