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Resiste la tradizione a Tonadico: il batacchio viene ancora fatto suonato manualmente

Chi suona il campanò?

Nel Primiero la tradizione del campanò suonato manualmente resiste ancora. A Tonadico troviamo infatti gli ultimi campanari: nel 2008 Tullio Bonat, allora quasi settantenne, raccontò a Vita Trentina di avere iniziato a suonare il campanò all’età di 9 anni.

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Tonadico - Tullio Bonat, 69 anni, ha iniziato a suonare il campanò all’età d...

Nei secoli hanno simboleggiato la forza e l’unione di una comunità; come antichi strumenti musicali, hanno scandito i ritmi della vita civile e religiosa: all’alba, a mezzogiorno, nel vespro, all’imbrunire. Rintocchi lenti e profondi per annunciare una dipartita, rintocchi per ricordare la Messa o il rosario. Persino, negli anni che furono, per avvertire del pericolo del fuoco o della scomparsa del bestiame. L’avvento dell’elettrificazione ha mandato “in pensione” i campanari che si dedicavano a questo mestiere così importante per la vita della comunità.

Una tradizione da ricordare è quella del campanò: il suo suono veniva e viene eseguito in occasioni di sagre patronali, particolari festività e nelle processioni. Il campanò, una volta, veniva usato anche per avvisare della morte di un bambino appena nato. Ora con una piccola centralina elettronica è tutto programmato, al massimo basta premere un bottone e le campane suonano. Anche il campanò lo si può suonare tranquillamente per mezzo di una piccola tastiera, inventandosi anche i motivi senza avere bisogno di una particolare esperienza.

Nel Primiero la tradizione del campanò suonato manualmente resiste ancora. A Tonadico troviamo infatti gli ultimi campanari: nel 2008 Tullio Bonat, allora quasi settantenne, raccontò a Vita Trentina di avere iniziato a suonare il campanò all’età di 9 anni. “Facevo il chierichetto e un giorno Fedele Brunet, che era il sacrestano e campanaro della chiesa, mi chiese se volevo aiutarlo a suonare il campanò. Io accettai molto contento ed imparai da lui tutti i segreti del mestiere. Oggi, dopo sessant’anni di pratica, cerco di trasmetterli ad alcuni giovani per tenere viva questa tradizione”. In coppia fissa con Tullio, da oltre dieci anni, Luigi Zagonel: “Mi piace molto suonare le campane, e quando Tullio mi ha chiesto di essere il suo aiutante ho accettato subito, anche perché desidero che questa tradizione duri nel tempo”.

Il momento più laborioso è la preparazione delle campane in quanto bisogna bloccarle molto bene: il batacchio viene fermato con una corda. Anche il momento del “concerto” è molto importante perché richiede molta concentrazione e sincronia tra i due campanari. Il motivo suonato è uno e viene sempre ripetuto e intercalato da brevi “variazioni”. Di solito, raccontavano i due campanari, il motivo principale consiste in due suoni di batacchio della campana piccola, seguiti dai due della campana dell’Ave Maria, quindi due della campana dell’agonia e si conclude con un solo suono del campanone. Poi, però, per ravvivare maggiormente l’esecuzione, ci sono tutte le variazioni che per la maggior parte dei casi vengono improvvisate al momento.

Gradualmente si stanno inserendo anche alcuni giovani nell’imparare l'arte del campanò perché questa tradizione possa essere mantenuta sempre viva.

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