“La nostra ‘buona’ scuola”

Sciopero nazionale contro la riforma. A Trento il flash mob degli studenti

Il mondo della scuola si è fermato martedì 5 maggio in tutta Italia per scioperare contro il disegno di legge del governo Renzi sulla cosiddetta “buona scuola”, che ha iniziato il suo percorso parlamentare. Una delegazione degli insegnanti trentini ha preso parte alla mobilitazione a Milano, una delle piazze – insieme a Bari, Cagliari, Catania, Palermo e Roma – dove i sindacati hanno ribadito la contrarietà ad una riforma caratterizzata da superficialità e improvvisazione, scritta “senza conoscere la scuola reale” e senza coinvolgere i diretti protagonisti. Una riforma, è stato detto, che “non crea una buona scuola, ma una scuola di serie A e di serie B” e che “non riconosce nella collegialità il vero lavoro della scuola"., Per questo i sindacati hanno chiesto una discussione parlamentare ampia per giungere ad una legge che valorizzi l’autonomia scolastica, senza accentrare nelle mani dei dirigenti scolastici troppi poteri (dall’individuazione del personale, alla valutazione delle metodologie didattiche, alla distribuzione degli aumenti di merito). E hanno ribadito la necessità di assicurare investimenti all'altezza degli altri paesi europei, oltre che di un decreto per i precari per garantire dal primo settembre le 100 mila assunzioni promesse.

A Trento la protesta si è indirizzata anche contro il piano scuola del presidente Rossi, caratterizzato dall’imposizione del trilinguismo. A incrociare le braccia sono stati i lavoratori della scuola dall’infanzia alle superiori, formazione professionale e personale Ata (amministrativo tecnico e ausiliario). Protagonisti, accanto agli insegnanti, del flash mob che ha portato in piazza Duomo un migliaio di persone, gli studenti, che hanno chiesto al governo di ascoltare “chi tutti i giorni è nella scuola, nelle classi, e sa cosa funziona e cosa invece è da cambiare”. “Non stiamo manifestando contro la scuola, ma per la scuola: la scuola siamo noi, dobbiamo contare qualcosa, ed invece non ci è stato chiesto niente”, hanno detto gli organizzatori dell’evento, lanciato qualche giorno prima sui social network, spiegando la contrarietà a una riforma attuata dall’alto, senza una grande consultazione, e che considera la scuola come un’azienda. “Con questo sciopero in Trentino – chiariva Stefania Galli, segretario generale della Cisl Scuola – chiediamo di prendere in mano la questione delle progressioni economiche bloccate ormai da anni per gli Ata, la formazione professionale e la scuola dell’infanzia. E c’è da ragionare sulle assunzioni anche da noi”.

La riforma non piace all’Unione cattolica italiana insegnanti medi (Uciim). “La visione all‘americana di scuole in competizione non va bene per l‘Italia. Noi abbiamo una scuola pubblica che è statale e paritaria e che difendiamo in maniera totale. La via giusta non è affidarle a un dirigente e farle competere”, sintetizza la presidente Uciim, Rosalba Candela, interpellata dall’agenzia Sir. “Le adesioni allo sciopero confermano che questi sono sentimenti molto diffusi”. Di “aspetti fortemente contraddittori e problematici” parla il presidente nazionale dell’Associazione italiana maestri cattolici (Aimc), Giuseppe Desideri. Tra gli aspetti più problematici, l’Aimc indica il ruolo del dirigente scolastico (“troppo potere”), la contrapposizione tra nuovi e vecchi assunti, l’obbligo di formazione (“ben venga, i fondi stanziati paiono non sufficienti”). Perplessità sulla “Buona Scuola” di Renzi sono state espresse in più occasioni anche dall’Agesc, l’associazione dei genitori delle scuole cattoliche (vedi l’intervista alla presidente uscente, Maria Grazia Colombo, su VT n. 17/2015, ndr). “La ‘buona scuola’ non rappresenta certo la riforma che ci aspettavamo – afferma Roberto Gontero, presidente Agesc – perché persevera su una linea incerta; ma la legge è un punto di partenza su cui costruire. Chiediamo di garantire tempi adeguati per un giusto confronto”.

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