La gioia di una vita bella

“Scade nel 2020”! Abbiamo ancora un paio d’anni per non dimenticarlo e per conoscerlo, usarlo e metterlo in pratica. Si tratta del documento che i Vescovi italiani ci hanno dato per il secondo decennio del 2000. Sono degli orientamenti pastorali, quindi non un programma rigido ma alcune linee di cammino offerte nell’anno 2010. Già il titolo ci dice la prospettiva: “Educare alla vita buona del Vangelo”, che rivela, tra l’altro, una piena sintonia con la proposta di annunciare con gioia il Vangelo secondo quanto viene decisamente prospettato da Papa Francesco nella Evangelii Gaudium del 2013. Nella stessa dinamica si rivela anche il richiamo e l’invito del nostro Vescovo Lauro a considerare che La vita è bella!

Come dice, infatti, Papa Francesco (EG 266): “Non si può perseverare in un’evangelizzazione – (potremo dire educazione…) – piena di fervore se non si resta convinti, in virtù della propria esperienza, che non è la stessa cosa aver conosciuto Gesù o non conoscerlo, non è la stessa cosa camminare con lui o camminare a tentoni, non è la stessa cosa poterlo ascoltare o ignorare la sua Parola, non è la stessa cosa poterlo contemplare, adorare, riposare in lui, o non poterlo fare – (i Vescovi parlano al n. 16 di mettersi alla scuola di Gesù che ci educa con la sua stessa vita). Non è la stessa cosa cercare di costruire il mondo con il suo Vangelo piuttosto che farlo unicamente con la propria ragione. Sappiamo bene che la vita con Gesù diventa molto più piena – (cioè veramente buona e bella) – e che con lui è più facile trovare il senso di ogni cosa. È per questo che evangelizziamo – (cioè che educhiamo con gioia alla vita buona del Vangelo). Il vero missionario, che non smette mai di essere discepolo, sa che Gesù cammina con lui, parla con lui, respira con lui, lavora con lui. Sente Gesù vivo insieme con lui nel mezzo dell’impegno missionario – (impegno: quindi serio e non tanto e non solo fare la “bella vita”!). Se uno non lo scopre presente nel cuore stesso dell’impresa missionaria, presto perde l’entusiasmo e smette di essere sicuro di ciò che trasmette, gli manca la forza e la passione – (la passione educativa, al n. 30). E una persona che non è convinta, entusiasta, sicura, innamorata, non convince nessuno”.

Questa vita che ci è data ha senso solo se proiettata verso e nella vita degli altri che è “vita benedetta” e quindi benedice anche la nostra: un discorso che vale soprattutto per genitori ed educatori, catechisti e sacerdoti. I Vescovi invitavano (n. 6) al “consolidamento delle buone pratiche educative in atto”, cioè a riscoprire quanto di bello e di positivo già viviamo e facciamo in famiglia e nelle comunità parrocchiali, perché “la Chiesa non smette di credere nella persona umana” (n.15). Allo stesso tempo “la relazione con Gesù non può continuare per inerzia” (n. 25) e “anche i più grandi valori del passato non possono semplicemente essere ereditati, vanno fatti nostri e rinnovati attraverso una, spesso sofferta, scelta personale” (n. 30).

In questo mese di novembre è una gioia ricordare tante persone buone che non ci sono più; il ricordo bello di chi ci ha educato alla vita buona del Vangelo con parole e soprattutto con la vita. Anche con quella pietà popolare, tanto cara a Papa Francesco (ne parlano i nostri Vescovi al n. 44); come quella della mia mamma che diceva il Rosario ma non aveva mai imparato i misteri. Una via semplice, quella della “spiritualità popolare” (EG 122-126), da praticare e incoraggiare nelle nostre comunità spesso ormai private delle celebrazioni liturgiche quotidiane.

dongi

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