Nella visita pastorale della Valle di Sole, l'incontro tra i ragazzi e il vescovo: la loro fotografia di un benessere a senso unicoDimaro, 18 ottobre....

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Nella visita pastorale della Valle di Sole, l'incontro tra i ragazzi e il vescovo: la loro fotografia di un benessere a senso unico

Dimaro, 18 ottobre. E’ un sabato sera diverso, almeno da quello che tanti genitori s’immaginano quando pensano al fine settimana dei loro figli. Non che siano tutti qui: sarebbero allora oltre 2.600, tanti sono in Valle di Sole i giovani tra i 15 ed i 29 anni. Altri restano i punti di raccolta, come sottolinea Chiara, una ragazza di Terzolas: “Molti non sono potuti venire, altri non hanno voluto…”.

In tanti, comunque, hanno scelto di esserci per una serata di confronto con l’Arcivescovo nel contesto della visita pastorale. «Parlano» a suon di chitarra elettrica, con la “The Bratz Band”; cantano animati da p. Giorgio Valentini, da Ivana e da “Comunità viva”. Soprattutto, non esitano a prendere la parola e a raccontare la «loro» Valle.

Una pellicola in bianco e nero

“Siamo cresciuti quasi tutti in situazioni economiche buone - riconosce Eleonora di Mezzana – e anche chi esce con battute del tipo: «Non vedo l’ora di andarmene da qui…», si rende poi conto che di certo la vita della città e di altri contesti è più difficile che qui”.

Raggiunta la maggior età girano con “l’auto propria o di famiglia sub-prestata dal papà”; amano vestirsi e curare la propria immagine, al punto che “per molti è uno status”, di cui fa parte anche “il concedersi forse più di quanto il tenore di vita possa garantire”.

Se si sforzano di pensare agli anni in cui è toccato ai loro genitori essere ragazzi, sanno che si è trattato di un tempo “in bianco e nero”, con qualcuno ancora costretto ad andare a lavorare all’estero o almeno a spostarsi a Mezzolombardo e a Trento. La svolta gli stessi giovani la riconducono agli investimenti di “gente proveniente da fuori zona”, da cui le “stazioni sciistiche” e la partenza del “fenomeno del turismo di massa”. A ruota, la bassa Valle si differenziava, abbracciando l’opportunità di sviluppare il settore frutticolo.

Mi si escludeva…”.

Il benessere, legato all’attività turistico-alberghiera, per tanti giovani è “possibilità di lavoro stagionale”, integrata anche dalla “fitta rete di realtà artigiane insediate sul territorio”. Rispetto al recente passato, completa Eleonora, “il giovane solandro ha riscoperto anche l’amore per lo studio”.

La fotografia di questi ragazzi li ritrae per lo più impegnati, attenti a dedicare le giornate al lavoro o allo studio. Il problema sembra arrivare a sera, ma non si tratta soltanto di una questione di orario: “Terminata la giornata o nei fine settimana che si fa? – si chiede Romina, anch’essa di Mezzana, rivolgendosi all’Arcivescovo: “Per alcuni – dice – la tentazione è quella di rifugiarsi in Internet, che ti porta a non uscire più di casa; per altri, che invece amano la compagnia, c’è il problema di lasciarsi trascinare nel giro dell’alcol o della droga”. Da quest’ultima, del resto, “è sempre più difficile difendersi, poiché circola a prezzi bassissimi anche tra gli adolescenti”.

Per molti ragazzi, par di capire, la fatica sembra essere quella di trovare “qualcosa di più, qualcosa d’altro”. Ma che cosa offre la Valle – divenuta ormai a colori – alle nuove generazioni?

“Tutto gira intorno al mondo dello sport, che è importante per nuovi rapporti ed amicizie – spiega Romina –: c’è però poco a livello di associazioni culturali e artistiche o comunque non sono vera espressione dei giovani; alcune fanno riferimento a qualche oratorio o al convento di Terzolas”.

La sensazione che i giovani respirano è quella di essere esclusi: “Nelle nostre comunità i ruoli sono ricoperti da soli adulti, non ci sono date le possibilità per creare alternative, portare visioni nuove, immaginare un ricambio generazionale”.

L’imbarazzo di dirsi cristiani

La Valle è punteggiata da campanili: “Per molti di noi, perfino per quelli che appartengono a qualche gruppo parrocchiale o a quello francescano – riconosce ancora Romina – è imbarazzante parlare di Chiesa; la maggioranza dei nostri coetanei è indifferente, anche se poi nelle circostanze tristi tutti quanti si rivolgono «lassù» per cercare aiuto e risposte”.

Nel dialogo con l’Arcivescovo, Silvia e Cristina danno voce “alle insicurezze, alle domande e alle paure anche di noi che tentiamo di credere in Dio, tra amici che vedono la Chiesa come una realtà che li giudica e si oppone ai loro desideri di felicità e di amore”. Si sentono “periferia” questi ragazzi, privi di “un centro, di un luogo e di persone capaci di dare identità”: hanno l’impressione che “ciò che aspettiamo davvero, non capiti mai”.

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