Vocazione che “calza a pennello”

Domenica scorsa a Levico, don Daniel Romagnulo ha celebrato la Prima Messa. “Carissimo Daniel, non dimenticarti che essere prete è il tuo modo di essere uomo” è stato l'augurio di don Vincenzo Lupoli. A Trento, invece, le Prime Messe di Massimiliano Detassis e a Francesco Grassi

C’è una ricerca non semplice che guida i passi di ogni uomo. Una strada tortuosa, che non corre dritta. Un desiderio che non riesce a tacere: capire chi sei e, finalmente, avere la possibilità di diventare ciò che sei chiamato ad essere. Non a molti forse, ma ad alcuni “calza a pennello” la vocazione di chi sceglie di mettere Gesù al centro della sua vita e, così facendo, si mette al servizio degli altri, “donandosi”.

“Carissimo Daniel, non dimenticarti che essere prete è il tuo modo di essere uomo”. Con queste parole e attraverso questa riflessione, durante la Messa di domenica 19 giugno a Levico, don Vincenzo Lupoli si è rivolto a don Daniel Romagnuolo in un’occasione speciale. La chiesa era gremita di levicensi e sacerdoti concelebranti, l’emozione palpabile.

Don Daniel celebrava infatti la sua Prima Messa, dopo essere stato ordinato sacerdote, assieme a Massimiliano Detassis e a Francesco Grassi, sabato 18, da mons. Lauro Tisi nel Duomo di Trento. “Buon cammino, don Daniel. Nel nostro servizio non contano i risultati, ma quanto amore metti in ciò che fai”, ha concluso l’omelia don Vincenzo.

Per la comunità di Levico è stato un giorno di festa, un’occasione sicuramente inconsueta. Erano passati infatti ormai 35 anni da quando don Sandro Libardoni, nel 1981, appena ordinato sacerdote, aveva celebrato la sua Prima Messa in paese. Per l’occasione, è stata aperta la Porta Santa che si affaccia su via Claricini, con uno striscione di benvenuto per il nuovo sacerdote. Hanno animato la Messa i tre cori parrocchiali: il Pio X, il coro giovanile e quello dei battesimi.

Il sindaco di Levico, Michele Sartori, ha salutato don Daniel con la fascia tricolore, a simboleggiare l’importanza rivestita dalla figura del sacerdote nella comunità. “È bello, oggi, ricordare il cammino fatto insieme”, ha detto Loriana Marcelis, una componente del consiglio parrocchiale che si è fatta portavoce della comunità rivolgendosi a don Daniel. Dalle esperienze di chierichetto all’aiuto ai campeggi e al Grest, fino ad arrivare alla scelta del seminario e alla missione in Brasile e tra i carcerati. “È bello – ha aggiunto – far memoria anche della tua storia più personale e interiore, della tua ricerca instancabile tra dubbi, speranze, fatiche e gioie, che oggi possiamo rileggere come occasioni preziose che ti hanno aiutato a maturare questa scelta di vita”.

Anche don Ernesto Ferretti, parroco di Levico, ha avuto modo di salutare don Daniel, augurandogli di “buttarsi con gioia” in questa sua nuova vita. Una vita che, adesso, lo porterà a Rovereto come vicario parrocchiale nelle parrocchie di don Sergio Nicolli, San Marco e Sacra Famiglia.

In conclusione della Messa, don Daniel ha letto la sua preghiera, un “Laudato sii” ringraziando il Signore per i volti, il vissuto, le debolezze e l’umanità attraverso i quali si manifesta. Al termine della celebrazione, è stato organizzato un momento conviviale, animato da alcuni ragazzi dell’oratorio di Levico.

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