Una biciclettata per mettere pressione al razzismo

La partenza della pedalata contro il razzismo promossa dall’Uisp
Bar: non c’azzecca con la pressione degli pneumatici che hanno rotolato per una quarantina di chilometri sui percorsi ciclopedonali dal cuore di Trento a Nomi e ritorno in una mattinata. E’ pur sempre lo stesso monosillabo, ma qui “Bar” sta per l’acronimo inglese di Bicycles Against Racism (“Biciclette contro il razzismo”). Ce l’avevano giusta la pressione dell’aria nelle loro ruote i pedalatori radunati nel piazzale antistante la ciclo-officina “Gira la Ruota” di via Mattioli qualche minuto primo dello start, alle 9 di sabato 23 luglio.

E non poteva essere altrimenti, visto che tra di loro ha inforcato la bici da corsa anche chi districandosi tra leve, pignoni, cambi e pedivelle ha trovato pane per i suoi denti da alcuni mesi a questa parte in città. Parliamo di Mamadou, ventiseienne guineano sbarcato sulle coste italiane da poco più di un anno, che ha appreso i rudimenti del mestiere di cicloriparatore frequentando un corso bimestrale inserito nel Progetto “Ora” (“Officina richiedenti asilo”, luogo formativo in cui “si intrecciano molte esperienze, dove le porte sono aperte e i racconti ti sorprendono sempre”, puntualizza il responsabile Leonardo Costantini) della Cooperativa sociale Kaleidoscopio. Con Mamaoudou una quindicina di giovani richiedenti protezione internazionale alloggiati a Trento presso la Residenza Fersina di via al Desert, struttura entrata a far parte del sistema trentino di accoglienza dei migranti forzati.

In un clima di fraternità e con quello spirito di amicizia senza compromessi che ancora oggi unisce la nazione al passaggio della carovana rosa, sotto un cielo torvo e carico di pioggia la comitiva ha percorso la prima di tre uscite in sella alla bicicletta per dire chiaro e tondo “no” all’intolleranza serpeggiante e all’odiosa xenofobia contro i migranti.

L’idea della pedalata – che si ripeterà il 27 agosto e il 24 settembre – è stata lanciata dal Comitato del Trentino dell’Unione italiana sport per tutti (Uisp), realizzata e promossa da Dipartimento salute e solidarietà sociale, Atas, Cinformi e Kaleidoscopio.

Un linguaggio universale e immediato come lo sport per veicolare messaggi di speranza e di lotta alla discriminazione e creare ambiti in cui le barriere si abbattano naturalmente oppure, meglio ancora, non abbiano a erigersi.

E forse aiuta più di tanti slogan altisonanti perché costringe inevitabilmente a guardarsi in faccia l’un l’altro.

“Vogliamo aprirci ai cittadini trentini e ai richiedenti asilo offrendo loro momenti di incontro attraverso lo sport – afferma Tommaso Iori, giovane presidente della Uisp – Quest’oggi siamo qui con l’obiettivo di promuovere la salute, da una parte, e di favorire l’integrazione sociale in un contesto difficile come quello migratorio, dall’altra”.

Uno sport dalla grande anima popolare e di rara umanità come il ciclismo ha permesso di riscoprire per un giorno la bellezza della fatica e il piacere dello stare insieme lontano da ogni pregiudizio. Senza rivalità agonistica, come già in altre occasioni. Da due anni, infatti, la Uisp di Trento guarda ai migranti forzati coinvolgendoli in attività motorie in quota attraverso il progetto “Passi, montagne da attraversare” per vivere momenti di riflessione condivise rispetto al rapporto tra migrazioni e montagna, luogo di inclusione e condivisione sociale.

Quest’autunno tre di loro, provenienti per lo più dall’Africa sub sahariana, avranno la possibilità di prendere parte in via eccezionale alla prestigiosa “L’Eroica” e c’è chi, oltre a mettere a punto le biciclette, ha colto la palla al balzo e già punta ad una certa preparazione atletica. Per ostentare il volto positivo dell’integrazione, piuttosto che gonfiare i muscoli sprezzanti dell’odio.

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