Diacono, oggi

Luca Tomasi è stato ordinato diacono lo scoso 8 dicembre dall'arcivescovo mons. Tisi. Il significato della sua scelta

Ventiquattro anni, cresciuto prima in famiglia a Godenzo-Poia poi in collegio arcivescovile a Trento, Luca Tomasi è stato ordinato diacono assieme a Francesco Viganò, lo scorso 8 dicembre a Trento.

Luca, dove nasce la tua vocazione?

Ogni vocazione resta sempre un mistero.

Dal mio punto di vista esperienze fondamentali sono state il mio paese di Godenzo-Poia, il partecipare alla vita di questa parrocchia ad esempio nel coro e soprattutto l’esperienza fatta a Trento durante gli anni della scuola superiore. Non vorrei poi dimenticare che gli stessi anni di formazione vissuti in seminario tra preghiera, formazione umana, studio, pastorale sono stati ovviamente decisivi.

Cosa pensi della formazione liceale?

Dopo la terza media ho cominciato a frequentare il liceo Prati su suggerimento di alcuni professori ma anche per un mio interesse personale alle materie umanistiche. Lì ho imparato la profondità della ricerca, sempre in fieri…

Come hai vissuto l'esperienza all'arcivescovile?

All’arcivescovile ho frequentato solo il convitto semplicemente per l’esigenza di un posto dove poter studiare e dormire a Trento senza dover fare il pendolare. Ma ciò che ai nostri occhi può apparire solo un bisogno agli occhi del Signore può diventare un’opportunità. Infatti lì ho trovato un’esperienza di fede a me sconosciuta. Anzitutto il vivere lontano da casa e con orari ben scanditi e compagni all’inizio sconosciuti provenienti da tutto il Trentino con i quali condividere la giornata. E poi un piccolo gruppo di ragazzi allora chiamato “Sale della Terra” con i quali ci incontravamo periodicamente.

Come vivi il rapporto con la valle?

Sono molto legato alle nostre Giudicarie e soprattutto al Lomaso, anzitutto perché è la mia terra, quella della mia famiglia e della mia vita ma poi perché sono delle valli tanto sconosciute e periferiche quanto ricche di risorse umane e ecclesiali. Dall’entrata in seminario passiamo poco tempo a casa, esclusa l’estate, poiché oltre alle lezioni nei giorni di venerdì sabato e domenica siamo impegnati nel servizio parrocchiale come nel mio caso a Rovereto con don Nicolli (giudicariese anche lui). Tuttavia cerco il più possibile di tornare in famiglia.

Propositi per il futuro?

Direi soprattutto di rendermi conto del grande dono ricevuto, sia nell’immediato poiché ciò che è successo l’8 dicembre va vissuto ora nella vita ordinaria, in modo così da non sprecare niente di ciò che il Signore offre. E poi di coltivare possibilmente sempre questo atteggiamento di fiducia umile e di abbandono sereno per poter mettere in pratica al meglio possibile ciò che concretamente ancora non conosco ma che il Signore attraverso la volontà della Chiesa vorrà chiedermi.

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